Dino Amadori

Una rete territoriale capace di farsi carico dell’intero percorso diagnostico-assistenziale del malato onco-ematologico e di ambire al riconoscimento europeo di istituzione di ricerca. L’ultimo e, forse, il più ambizioso progetto del professore Dino Amadori, quello di un network onco-ematologico che sappia comprendere, esaltandole, le strutture e le competenze sia dell’Ausl Romagna sia dell’Irst Irccs, diventa sempre più concreto. A poco meno di un anno e mezzo dall’unanime approvazione del progetto da parte della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria della Romagna (dicembre 2020), il Comprehensive Cancer Care (& Research) Network – CCCRN, è stato al centro del convegno “The Irst – Ausl strategy to fight the cancer”, tenutosi oggi al Teatro “Dragoni” di Meldola.

Percorsa dal costante commosso ricordo del professore Amadori in quello che, non a caso, sarebbe stato il giorno del suo compleanno, l’iniziativa ha visto la presenza di importanti esponenti del mondo della sanità nazionale, regionale e locale, autorità e amministratori di tutto il territorio, ed è stata soprattutto occasione per lanciare un importante evento medico-scientifico dedicato all’oncologia, alla ricerca e alle reti di cura, in programma dal 20 al 22 settembre prossimi all’Auditorium del San Giacomo di Forlì. Renato Balduzzi presidente Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori Irst “Dino Amadori” Irccs:
Si dice che nessuno sia profeta in patria. Dino Amadori è un’eccezione. Perché? Perché è stato anzitutto un uomo di pace, un uomo generoso sempre vicino a tutti i pazienti indistintamente, per il radicamento in questo territorio, per la capacità di andare oltre le differenti professioni e posizioni, la nozione di rete oncologica che lui seppe innovare mettendo insieme ricerca, assistenza, sanità pubblica, apporto del privato sociale e volontariato. Noi oggi facciamo memoria ma una memoria attualizzante perché il suo insegnamento vive in tanti professionisti”.

Roberto Cavallucci sindaco di Meldola: “Siamo lieti di accogliervi in questa giornata dedicata alla memoria di un uomo e medico straordinario. Saluto tutti gli intervenuti ricordandovi quanto la sua figura sia stata importante per Meldola. La nostra città è cambiata e sta cambiando insieme ad Irst, alla sua evoluzione e lo fa consapevolmente, con l’orgoglio di chi sa di far parte di un progetto che porterà beneficio alla lotta contro i tumori”.

Giovanni Molari Rettore Università di Bologna: “Ho avuto modo e piacere di visitare l’Irst e mi ha fatto piacere soprattutto constatare quanti giovani vi lavorino. Il rafforzamento del rapporto tra ricerca e clinica, il più importante fattore capace di garantire il massimo beneficio per i malati, è un obiettivo che l’Università di Bologna fa proprio e sono numerose le azioni messe in campo per perseguirlo tra queste, ci sono il consolidamento dei corsi di Medicina presenti in Romagna, la promozione della ricerca biomedica e traslazionale. Servono scelte coraggiose e soluzioni che rendono stabili le collaborazioni tra Irccs e Università: in tal direzione l’Alma Mater è pronta a fare la propria parte”.

Giuseppe Ippolito direttore generale della Ricerca e dell’Innovazione in Sanità, Ministero della Salute, dopo aver descritto il modello di finanziamento interministeriale a favore della ricerca oncologica (con particolare attenzione alla medicina personalizzata) e gli investimenti in diagnostica avanzata e digitalizzazione, ha posto l’accento sulla centralità della presa in carico e del dialogo con le associazioni dei pazienti. “Vogliamo non programmi teorici ma sostenere le idee realmente innovative con il massimo investimento possibile; per farlo è fondamentale il coordinamento, la collaborazione tra centri di tutto il territorio, il rispetto dell’equilibrio di genere e il coinvolgimento di giovani ricercatori. Abbiamo di fronte una grande occasione per fare innovazione a favore di tutti i cittadini”.

Tiziano Carradori direttore generale Ausl Romagna: “Mi preme sottolineare in questo luogo, quello che fu di inaugurazione dell’Irst, una delle caratteristiche di Dino Amadori, che richiamo con due parole: caparbietà e amore. Caparbietà e amore da tener bene a mente soprattutto quando si parla di integrazione. Se, infatti, troppo spesso diciamo “noi” e pensiamo “io”, in un gioco di retorica vuota, oggi invece raccontiamo una nuova pagina di una storia che ci ha portato prima all’Irst, poi al riconoscimento in Irccs; una storia che ci chiama a fare un salto ulteriore in quella prospettiva visionaria che ha attenzione centrale per le persone che vivono la malattia oncologica. Ci chiama a forzare i confini. Qualche passaggio è stato raggiunto: abbiamo superato la diffidenza tra assistenza e Irst, siamo entrati nell’ambito della fiducia. Una conquista non scontata ma da rinnovare. Abbiamo poi approvato la costituzione del CCCRN come obiettivo condiviso da oltre 70 comuni e un Programma oncologico che mette in rete tutte le risorse dell’Ausl Romagna, dell’Irccs, del provato sociale. La burocrazia non ci aiuta, la strada non è in discesa ma è tracciata e ci chiama al massimo impegno”.

Giorgio Martelli direttore generale Irst “Dino Amadori” Irccs: “Dino Amadori ha lasciato dentro tutti noi qualcosa. È stato, per me, un maestro di professione e di vita. Mi ha insegnato l’amore per le cose che si fanno. Quello che ci manca è soprattutto il confronto, la sua capacità di leggere le situazioni indicando aspetti innovativi. Oggi è splendida giornata, commovente e ricca di spunti, che ci permetterà di comprendere se le progettualità che stiamo facendo insieme all’Ausl Romagna sono nel giusto solco, quello del suo insegnamento”.

Giovanni Martinelli direttore scientifico Irst “Dino Amadori” Irccs: “Assumo un impegno, sono convinto di poterlo fare a nome tutto l’Irst: cureremo il cancro perché siamo risoluti nel perseguire la missione che ci ha dato il professore Amadori; cureremo il cancro perché studiamo per aver tutti gli strumenti necessari e perché sappiamo farlo con impegno e sagacia. Cureremo il cancro perché lo faremo insieme ai nostri colleghi dell’Ausl. Ce lo chiedono i malati e i cittadini. Non è una missione facile ma sapremo portarla a termine”.

Moderati da Maria Teresa Montella direttrice sanitaria Irst “Dino Amadori” Irccs e Oriana Nanni direttrice Biostatistica e Sperimentazioni cliniche Irst “Dino Amadori” Irccs e responsabile del Programma Unico per l’Innovazione e la Ricerca AUSL Romagna – Irst si sono poi susseguiti quattro relazioni incentrate sui temi cardine del congresso di settembre: Giovanni Paganelli direttore Dipartimento delle Procedure e Tecnologie avanzate Irst “Dino Amadori” Irccs ha illustrato il concetto di comprehensive (inteso in senso di percorso complessivo, multidisciplinare) attraverso la “Medicina di precisione e multidisciplinarietà nel trattamento dei tumori neuroendocrini”; Antonio Gasbarrini professore ordinario di Medicina Interna – Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche – Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs ha esposto il tema del care affrontando “La gestione del paziente come persona nella sua interezza”; “La formazione multidisciplinare dei giovani ricercatori” tenuta da Ruggero De Maria presidente Alleanza Contro il Cancro ha riassunto la tematica della research; ultimo punto, il network, esemplificato da PierFranco Conte coordinatore Rete Oncologica Veneta e direttore scientifico Irccs San Camillo con “Sviluppi della ricerca nel tumore della mammella nell’ambito di un network”.

Raffaele Donini assessore alle politiche per la salute Regione Emilia-Romagna: “Il miglior modo per onorare un’eredità bellissima e pesantissima che è quella del professore Dino Amadori. Accolgo quello che è un messaggio diretto alle istituzioni, di accompagnare lo sviluppo delle reti che qui in Romagna, tra Ausl Romagna e Irst, è stata attivata prima che la Regione arrivasse ad adottare una specifica delibera, che faremo entro l’estate. Perché questa logica, questo metodo e questa modalità di confronto sui temi tenendo sempre al centro il paziente, vogliamo interpretarla come Regione estendendola a tutto il territorio: la rete oncologica deve unire tutte le strutture dell’Emilia-Romagna. Dobbiamo unire noi per poi unirci agli altri, per aprirci al mondo. L’obiettivo è quello di un forte coordinamento tra le aziende sanitarie e ospedaliere, gli Irccs e garantire un approccio multidisciplinare, il più possibile di prossimità. Abbiamo investito risorse in un periodo difficile, quasi triplicato gli stanziamenti per le reti oncologiche in tre anni perché siamo consapevoli che, in questo campo, non sia ammessa nessuna reticenza, nessun passo indietro. Abbiamo la possibilità di utilizzare i fondi del PNRR, che non sarà la panacea, ma potrà accelerare i progetti lungo le giuste direzioni come quella che Ausl e Irst stanno percorrendo”.

Silvio Garattini presidente Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” IRCCS: “Sono grato di esser qui, per ricordare un collega, un amico. Ho sempre ammirato in Dino la rara capacità di unire una mentalità visionaria alla capacità di realizzare le proprie visioni. Gli siamo grati perché ha rappresentato un esempio di come, con la determinazione, sia possibile dar corpo ai propri progetti, anche a quelli più ambiziosi.” Dopo aver affrontato le grandi potenzialità offerte dalle evoluzioni tecnologiche in campo diagnostico e prognostico e la necessità di adoperarsi per un grande cambiamento culturale che porti ad una medicina sempre più di genere, ha lanciato un forte richiamo in difesa del sistema sanitario pubblico: “il 70% dei tumori è evitabile, eppure ogni anno 180mila persone ne muoiono. Esiste un conflitto tra la prevenzione e gli interessi del mercato, anche della medicina stessa, che dobbiamo risolvere puntando sui corretti stili di vita; se non lo faremo il rischio di fare passi indietro sul servizio sanitario pubblico sono un rischio reale”.

“Comprehensive Cancer Care and Research Network: the Irst – Ausl Romagna strategy to fight cancer” (Forlì, 20-22 settembre) – Articolato in forum, topics e argomenti, la tre giorni organizzata da Irst “Dino Amadori” Irccs in collaborazione con Ausl Romagna, sarà dedicata a professionisti del mondo della sanità e affronterà le principali tematiche legate a cura e ricerca nelle differenti patologie onco-ematologiche. Arricchito dalla presenza di alcuni tra i massimi esperti nazionali e giovani di talento, l’evento dedicherà grande attenzione alle più recenti evoluzioni nei trattamenti personalizzati e nella diagnostica molecolare avanzata. La lente di lettura privilegiata di ogni tema sarà quella delle reti e di come, in particolare, governance capaci di valorizzare e mettere a sistema le vocazioni e le potenzialità delle differenti realtà, possano portare ad un complessivo miglioramento delle prestazioni per tutti i cittadini.

Il Comprehensive Cancer Care (& Research) Network della Romagna – Il progetto del CCCRN nasce con l’obiettivo specifico di individuare una forma di collaborazione tra Ausl Romagna e Irst Irccs orientata a massimizzare le attività e la missione degli enti coinvolti attraverso un governo condiviso dei principali asset di ricerca. Tra gli elementi più importanti del progetto, si evidenziano: la realizzazione di una rete in cui i centri dell’Ausl Romagna e dell’Irst Irccs preposti alla gestione delle patologie oncologiche agiranno in modo sinergico e integrato sul territorio al fine di fornire ai pazienti una risposta equa, di elevata qualità e omogenea per tutti i cittadini, concentrando unicamente le attività ad alta complessità e le sperimentazioni, secondo le vocazioni distintive delle singole strutture.

Irst “Dino Amadori” Irccs è punto di riferimento anche dell’Ausl Romagna per la gestione delle attività di ricerca. Irst Irccs e Ausl Romagna condivideranno piattaforme logistiche (laboratori e tecnologie) al fine di evitare inutili ridondanze e integrare le rispettive competenze. La degenza Irst Irccs sarà trasferita all’Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì così da incrementarne le potenzialità, i livelli di sicurezza e facilitare le collaborazioni con i professionisti dell’Ausl Romagna. L’assetto più adeguato per dare corpo al progetto è stato identificato nel Bridge Board Model. In tale modello le aziende, costituenti la rete, mantengono piena autonomia ma costituiscono un Comitato Ponte che funziona come tavolo di discussione per problemi e opportunità comuni della rete. Si tratta di un modello unico in Italia e la sfida è quella di renderlo pienamente operativo.
I principi a base del progetto sono l’omogeneità delle cure, la tempestività della diagnosi e del trattamento, la multidisciplinarietà, la promozione dell’integrazione del percorso ospedaliero-territoriale, la valorizzazione delle vocazioni dei territori, la concentrazione della casistica finalizzata a garantire la qualificazione professionale e l’ottimizzazione delle risorse.