spiaggia, mare, ombrelloni

Le pagine della Confcommercio cesenate allegate al Corriere Romagna ci raccontano spesso il mondo economico locale da un punto di vista parziale, il loro, ma certamente legittimo. Ma la prima pagina di questa mattina intitolata “Turismo per un nuovo boom” merita attenzione soprattutto per il pezzo in basso. L’articolo oltre ad essere un concentrato di celebrazioni e complimenti offre purtroppo al lettore un’analisi dozzinale riguardo le cause della difficoltà nel reperimento del personale stagionale in Romagna. Problematica affrontata superficialmente che solo un abitante di un’altra galassia poteva concepire in quel modo o chi non vuole vedere quello che da 40 anni è un problema endemico della riviera romagnola e non solo.

Quello delle mediocri condizioni lavorative e salariali degli stagionali ha allontanato sempre di più le giovani maestranze romagnole dal mondo lavorativo alberghiero e da quello della ristorazione ed è un fatto assodato. Personale che in passato veniva sostituito dai lavoratori italiani del sud, poi da quelli stranieri europei ed oggi dagli extracomunitari. Tutti però legati dallo stesso filo comune: la disponibilità ad accettare condizioni lavorative e salariali da Rivoluzione industriale. Ma veniamo al pezzo scritto da Augusto Patrignani, presidente Confcommercio cesenate, che confeziona un “Brodetto di complimenti” e l’enunciazione delle bellezze e delle qualità della nostra terra, seppur in buona parte vere, di una banalità sconfinata.

“La Romagna ha tutto” a cominciare dalla “balneazione fiore all’occhiello”, “mare, montagna, sport, ambiente, enogastronomia, cultura arte, borghi, rassegne, storia” il tutto gestito da “una classe imprenditoriale di alto livello”. Bene, bravo, bis! Ci sta che Patrignani esponga il miglior quadro possibile del panorama territoriale economico e turistico romagnolo ma manca incredibilmente almeno un cenno al cicloturismo, unico ramo turistico che ha ancora un potenziale di sviluppo ragguardevole. Perché l’offerta turistico balneare romagnola è la stessa di 50 anni fa e il cicloturismo potrebbe ampliare quest’offerta ed allungare la stagione. Tra le ombre di questa Regione Patrignani nota la necessita di “rinvigorire le infrastrutture” nonostante 3 aeroporti nel raggio di 80 km, una linea ferroviaria di costa con decine di fermate e caselli autostradali ogni 15 km.

Mentre a reti ciclabili siamo ancora al Paleozoico o meglio, all’inizio di un percorso politico amministrativo in ritardo di decenni. Ma caro Augusto non hai notato le condizioni dell’asfalto delle strade romagnole più consone ad un paese del terzo mondo e prima causa della fuga dei cicloturisti stranieri verso paesi come la Spagna? Ma “il punto più nero” sul quale il presidente della Confcommercio cesenate vuole soffermarsi è la “carenza di personale negli alberghi nei pubblici esercizi e anche negli stabilimenti balneari”. Questa difficoltà è spiegata senza giri di parole: “sembra che non pochi dei nostri giovani non manifestano quella che un tempo si chiamava voglia di lavorare”.

Ha ragione i giovani d’oggi hanno poca voglia di lavorare e in maniera perspicace, Patrignani ha individuato il motivo riguardo alla difficoltà sempre maggiore di reperire personale stagionale in Riviera. Non ci sono più giovani che hanno voglia…di farsi sfruttare, di fare 280 ore mensili per 3 o 4 mesi e senza giorno libero. Non ci sono più i giovani di una volta disposti a farsi trattenere il TFR a fine stagione dal proprio datore di lavoro o disposti ad accettare i contributi per solo 6 ore e 40 al giorno lavorandone però 10-11 e poco importa se il “gruzzoletto” che si ottiene a fine mese, in parte in nero, una volta diviso per le ore lavorative effettive mostra cifre di chiaro sfruttamento lavorativo con l’aggravante che ad effettuarlo sulla pelle delle giovani generazioni che si affacciano al mondo del lavoro è “una classe imprenditoriale di alto livello”. Sono d’accordo con Patrignani, ai giovani la voglia di lavorare è passata sicuramente, ma la colpa non è loro.