La presentazione del libro “Frantumi” di Luigi Impieri

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Sabato 30 aprile, alle ore 18,00, nel Salone Comunale, in piazza Saffi 8 a Forlì, verrà presentato il libro “Frantumi” di Luigi Impieri. Insieme all’autore interverranno Paola Casara, assessore all’istruzione del Comune di Forlì, Lubiano Montaguti, già assessore all’Istruzione, e l’editore, Manfredi Nicolò Maretti.

Luigi Impieri così presenta il suo volume: “All’interno sono presentate le opere, che fanno parte di un percorso artistico realizzato in ambito pubblico e privato. Il testo, scritto in italiano e spagnolo su carta patinata (la traduzione è di Camilla Impieri), prevede le introduzioni di Alberto Dambruoso e Giampiero Valenza. Il volume è realizzato con copertina cartonata e consta di 120 pagine, accompagnate dalle immagini di Paolo Ambrosini, Fabio Blaco, Valeria Buondonno, Marco Casella, Sebastian Castoro, Cristiano Frasca, Marco Lancellotta, Leonardo Michelini, Rossella Palmieri, Rosanna Parmeggiani, Leila Polimeno, Orazio Sparano, Zino Tamburrino.

Nella mia formazione ho ammirato spesso la bellezza della natura e sin da bambino ho assistito alla sua devastazione, restandone turbato. Vedere in pochissimo tempo distruggere un paesaggio che fino a poco tempo prima risultava incontaminato, mi ha profondamente ferito, ma al contempo, mi ha fatto riflettere sulla differenza abissale tra due termini: il bello e l’osceno che attualmente sembrano non essere presi in grande considerazione, ma soprattutto non sono percepiti come fortemente contrastanti. Da qui si è determinata in me la volontà di impegnarmi a difesa del patrimonio paesaggistico e del “bello”, nel senso greco antico di kalokagathia. Profondamente colpito, anzi ferito, da tutti gli abbrutimenti che mi capitava di vedere, ho sentito l’impulso di intervenire artisticamente, per rimediare, dove fosse stato possibile, agli scempi fatti a danno del nostro mondo. Ho sempre pensato all’Arte come una forma espressiva in cui la sua apparente “inutilità” dovesse contrariamente essere vista come utile, insomma l’arte come mezzo potente per scuotere le coscienze e “curare” l’anima dei luoghi che abitiamo, oggi più che mai, sofferenti di disattenzione, abbandono e incuria.

«Se i popoli si accorgessero del loro bisogno di bellezza, scoppierebbe la rivoluzione», così diceva James Hillman, ne “La politica della bellezza” del 2010. In una famosa intervista, poco tempo prima di morire, il famoso psicologo, prosegue affermando: “Il bello ha molto a che fare con la parola politica, che vuol dire: costruzione della città. Un’intuizione questa, già presente in Aristotele e nei Greci, che hanno dato molta importanza ai luoghi ed hanno individuato nella città il sito delle relazioni, infatti il grande filosofo greco pone la città prima dell’individuo, affermando che ”l’uomo è un animale sociale, dunque da solo non è autosufficiente e chi pretende di stare da solo o è bestia o è Dio”. Anche Platone nei suoi Dialoghi, ci spiega che Socrate esce dalle mura della città si stende sull’erba e descrive dettagliatamente quel che gli sta intorno. Per i Greci antichi la bellezza ha a che fare con luoghi specifici, mentre noi oggi quando discutiamo di bellezza ne parliamo in modo astratto, dimenticando che il luogo è importante, ci condiziona, ci dà amore e bellezza”.

Di questo ne sono stato sempre convinto anch’io, tant’è vero che intervengo artisticamente, per decorare alcuni luoghi degradati o “dimenticati” che provocano nei cittadini, un senso di rassegnazione o, ancor peggio, di indifferenza. In particolare quando utilizzo la tecnica del mosaico trencadís o quando eseguo alcune performances, con oggetti ceramici, cerco il coinvolgimento attivo della gente, non solo nella fruizione, ma anche nella partecipazione. Questa è un’attività che mi sta dando molte soddisfazioni e che ha trovato il sostegno di Enti pubblici e privati cittadini. Benché mi occupi contemporaneamente di pittura, ceramica, installazioni, scultura e design, vado privilegiando attualmente come mia prioritaria espressione artistica, questa tecnica. Il termine deriva dal catalano e tradotto significa, “frantumato. La tecnica prevede il riuso di frammenti di oggetti disparati, spesso sottratti alle discariche. L’applicazione di questi eterogenei frammenti inorganici permette a chiunque, a patto che sia guidato, come opportunamente “metterci le mani”.

Tale procedimento è per me importante, poiché consente di innescare un’azione di cittadinanza (artistica) attiva, che può appassionarsi all’arte tout court. Ed è anche in questo contesto, che poi aggiungo ai vari “frantumi”, altre opere, mie e /o di amici artisti. Io penso che con la pratica si possono sollecitare i sensi, perciò l’idea di realizzare opere da condividere con altri partecipanti, scaturisca da questa esigenza di voler rinvigorire la sensibilità collettiva nei confronti del bello. Quando si parla di bellezza, arte, cultura…vuol dire, almeno per me, che non sarà mai sufficiente conoscere sia pure a memoria, un capolavoro come ad esempio, la Commedia di Dante, se poi non se ne comprende il senso, ovvero diventando persone capaci di vivere in pace ed in armonia col prossimo e con l’ambiente circostante.

Insieme a questa attività come ho già accennato, ce n’è un’altra più intima e personale, che presento in parte in questo libro e che è caratterizzata da esecuzioni pittoriche, installazioni, design e opere ceramiche, in cui rappresento temi sociali, come la violenza sulle donne e gli spostamenti dei tanti profughi che sfuggono alle guerre e alla povertà. Questo è il mio modo di operare, su questo libro ne espongo alcuni risultati, che si concretizzano nella volontà di alienare, come già detto, ogni forma di abbrutimento. Se ho ottenuto certi risultati, lo devo al supporto di alcune Istituzioni, che hanno creduto nel mio lavoro, insieme ai tanti cittadini, che a vario titolo, hanno avuto l’onere e mi auguro, anche l’onore, di far parte di un team, costituito da tessere imprescindibili di un mosaico, colmo di varia umanità”. https://www.luigiimpieriartpages.it/frantumi/. Ingresso libero.