Campigna Foreste Casentinesi

Effettuare le nomine necessarie a garantire la piena esistenza ed operatività del Consiglio direttivo del Parco nazionale delle Foreste casentinesi, Monte Falterona e Campigna, anche in considerazione dell’importanza strategica dell’area protetta rispetto a un adeguato sviluppo del territorio in cui si colloca”. Lo chiede il deputato di Italia Viva Marco Di Maio in una interrogazione al ministro della Transizione ecologica (ex ministero dell’ambiente), Roberto Cingolani, a seguito dell’appello lanciato dal sindaco di Santa Sofia e presidente della Comunità del Parco, Daniele Valbonesi.

Occorre fare squadra sui temi che riguardano il territorio e che non hanno colore politico – osserva il parlamentare – perchè il Parco è un patrimonio di tutta la comunità e non qualcosa di esclusivo di una parte politica, di un partito o di qualche sindaco. E’ una risorsa per tutti e lavorando insieme bisogna puntare non solo allo sblocco delle nomine, ma ancor più ad una sempre maggiore valorizzazione di questo immenso patrimonio, invidiato da tutta Italia e non solo“.

Nell’atto parlamentare formalmente depositato lunedì pomeriggio, il deputato osserva che “il Parco nazionale delle Foreste casentinesi, Monte Falterona e Campigna si colloca tra le regioni Emilia-Romagna e Toscana e insiste sui territori di tre province – Arezzo, Firenze e Forlì-Cesena, dieci Comuni e quattro Unioni dei Comuni, per un totale di 36 000 ettari di ambiente protetto sull’appennino tosco-romagnolo”.
Le faggete vetuste ricomprese nel perimetro del Parco rappresentano uno dei più ampi complessi forestali vetusti d’Europa e rientrano tra le dieci foreste più antiche di tutto l’Emisfero Nord. Per questo ed altri motivi, il 7 luglio 2017 la Commissione UNESCO, riconoscendone, tra l’altro, l’eccezionale valore universale, le ha inserite nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità, all’interno del sito transnazionale “Foreste di faggi primarie e antiche dei Carpazi e di altre regioni d’Europa” che include 94 siti forestali localizzati in diciotto diversi Stati europei.

Si evince, quindi, come il Parco svolga – da sempre – “un ruolo trainante per il territorio e le comunità che ne fanno parte e la sua importanza, già accertata con il riconoscimento Unesco, è ancora maggiore se si pensa che, tra i temi di attualità, quelli ambientali rivestono una sempre maggiore centralità”, fa notare il parlamentare.
L’organo di indirizzo e controllo del Parco è rappresentato dal Consiglio direttivo, in cui trovano spazio non solo i rappresentati dell’Istituto superiore per la ricerca applicata (Ispra), del Ministero della Transizione Ecologica e del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, ma anche le associazioni di protezione ambientale e la Comunità del Parco.

La Comunità ha provveduto a designare i propri rappresentanti, tra i quali, tra l’altro, vi è chi ricoprirà la carica di vicepresidente del Parco che spetta, così come previsto per legge, a un rappresentante della Comunità, anche per ragioni di bilanciamento territoriale.
Nonostante l’impegno mantenuto dalla Comunità, ad oggi l’ente si trova privato del proprio organo direttivo, decaduto nel 2019 e non più rinnovato dal Ministero competente – conclude Marco Di Maio -. La nomina del nuovo Consiglio, inoltre, comporterebbe il prolungamento della durata della carica di Presidente dell’attuale incaricato che, in base alle nuove disposizioni, resterebbe alla guida dell’ente per ulteriori cinque anni, assicurando continuità nell’operato e nella gestione del Parco”.