Poltrona e cavoli

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L’elezione del “nuovo” Presidente della Repubblica è iniziata male ed è finita peggio se guardiamo, non il risultato finale, ma il fatto che su 20 milioni di italiani aventi diritto, la politica non è riuscita a trovare un candidato diverso dall’uscente Sergio Mattarella. È iniziata con l’autocandidatura di Draghi, il fu salvatore della patria, quello che per quasi tutti i giornalisti e leader di partito sarebbe dovuto restare pure dopo il 2023, quello che di fronte al disastro incombente era l’unica salvezza, in pratica il migliore alla guida dei migliori. Ma dopo solo 11 mesi “Super Mario” a fine dicembre ci comunica che avrebbe preferito traslocare al Colle nonostante il suo lavoro non fosse ancora finito. Ma si sa, il treno del Quirinale passa una volta ogni 7 anni e quello del migliore Presidente del Consiglio era un impegno a tempo determinato dalla sua ambizione. Questo è puro spirito di servizio. La seconda autocandidatura in campo è ancora più incredibile trattandosi di “Silvio Tutankhamon Berlusconi”. Pregiudicato per frode fiscale, utilizzatore finale di prostitute, fautore di leggi “ad aziendam”, politico dalle doti morali ed etiche di un bengalino, era per il centro destra il patriota ideale a diventare Presidente del bunga bunga. Con “Vittorio 100 poltrone Sgarbi” che nei giorni scorsi si è prestato come telefonista alla ricerca di consensi tra trasformisti del Gruppo Misto, questa candidatura si è confermata tragicomica. Con un inizio del genere l’elezione del Capo dello Stato non poteva che garantire al popolo italiano un epilogo altrettanto farsesco tra partiti intenti a salvare capra e cavoli.

Il Centrodestra

Il regista Matteo Salvini, con l’avvallo perspicace di “Yo soy Giorgia” Meloni e del badante politico di Berlusconi Antonio Tajani, dopo 3 giorni di schede bianche, propone al popolo italiano una rosa di nomi che però bruciano in poche ore: si inizia con Letizia Moratti, Marcello Pera e Carlo Nordio e: la prima non scalda gli animi di nessuno ed è una forzista conclamata, così come il secondo, il terzo in quota Meloni è un magistrato che ha condotto inchieste sulle BR, fatto che lo fa apparire subito anti comunista per differenziarlo dai giudici comunisti. Tutti candidati di facciata di fronte alla richiesta del centro sinistra di non candidare personaggi o politici di parte. Dietro le quinte vengono poi mandati al massacro Sebino Cassese, giurista all’Amatriciana che negli ultimi mesi espresse opinioni contrapposte, tipo i Dpcm di Conte-Orban sono incostituzionali mentre poi quelli di Draghi immacolati. Ma il vero problema di Cassese è che 87 anni non garantiscono ancora la maturità per un ruolo che dura 7 anni, magari il prossimo turno a 94 sarà meglio. A questi profili si sono poi aggiunti, “lady Casellati”, berlusconiana il cui stile negli anni l’ha spesso distinta, tipo per aver assunto la figlia a spese dello Stato, per gli oltre 100 voli a carico di Pantalone, alcuni dei quali ad agosto tra Roma e la Sardegna o per aver confermato che Ruby è la figlia di Mubarak, Gesù è morto di freddo e la Gregoraci stava con Briatore per amore. Ma la nomination delle candidature coperte non fini lì, c’era pure Antonio Tajani, l’eurodeputato quasi sempre assente in Europa ma portavoce della “mummia di Arcore” a tempo pieno. Cinque candidati su sei palesemente di parte che per intenderci non è illegittimo, ma certamente non di caratura per chi nel centrodestra blaterava di voler candidare figure di altissimo livello “come se fosse Antani”. Il finale della Casellati lo conosciamo bene con 71 grandi elettori, molti dei quali di Forza Italia, che nel segreto delle urne la impallinano senza se e senza ma. Il famoso Centrodestraunito “si si mò me lo segno”. In questa debacle politica resta il fatto che la Meloni è quella che ne esce meglio, lasciando che il “Kingmaker del Papetee” si sfracelli e Tajani nella consueta irrilevanza politica.

5 Stelle

Divisi fin dall’inizio tra la fronda che voleva il bis di Mattarella, quelli alla ricerca auspicabile di un nuovo candidato ma senza far cadere il governo e i filo draghiani targati Di Maio, i pentastellati hanno mostrato che alla fine nel Movimento ha vinto il “tengo famiglia”. Una soluzione che ha garantito la tenuta del governo e quindi nessuna elezione prima della scadenza naturale e dunque la tenuta della poltrona. Moltissimi sanno che alle prossime elezioni solo pochi di loro torneranno in Parlamento. Per i più resterà solo l’opportunità di fare il cassiere, part time, all’Iper. Cosicché tra Elisabetta Belloni dividente il governo e la poltrona hanno prevalso i “Ringo Mattarella boys”. E pensare che quando venne rieletto per la seconda volta Giorgio Napolitano molti di loro gridarono allo scandalo, è una vergogna, non è previsto dalla Costituzione ecc. ecc. Nell’affossamento della Belloni c’è poi lo zampino pure di quel genio Di Maio, in preda ad una continua metamorfosi ma che per fortuna ha promesso più volte in passato che a fine secondo mandato tornerà alla sua vita, a questo punto forse. Poltrone e doppia morale l’evoluzione dei 5 stelle, continua.

Frattaglie di Centro e Gruppo (fritto) misto

Qui la logica del tengo famiglia è un precetto e la tenuta di governo un mantra che si è tradotto col diniego alla Belloni a favore dell’ormai inarrestabile Mattarella Bis. Quindi niente elezioni e conseguente evaporazione dello stipendio sono stati l’undicesimo comandamento dei cattolici de no antri. Postilla per l’altra autocandidatura di Pier Ferdinando Casini ex centrista, ex democristiano, ex tutto. “Piercasinando” entra nel palazzo nel 1983, su Italia Uno spopolava il programma televisivo “Drive In”, al cinema usciva “Una poltrona per due” e da allora ad oggi questo professionista della politica, ha trasmigrato in ogni formazione possibile sul principio del: basta che ci sia posto ed una “poltrona per me”. Terzo Papa subito.

PD E LeU

Non poteva mancare l’apporto della sinistra o presunta tale a fare di questa farsa un’epopea da Banana Republic. Dopo aver chiesto per giorni candidati non di parte al centro destra avendo in testa solo Draghi e Casini bocciati a priori dai più e dopo lo schianto della Casellati che offriva loro un rigore a porta vuota, Letta&Co. hanno affossato la proposta Belloni di Conte perché trovava l’appoggio sia di Salvini che della Meloni. Ecco che a porta vuota il PD mette l’ennesimo e questa volta inspiegabile veto calciando la palla in tribuna. O meglio è spiegabilissimo: con l’elezione della Belloni insieme a Lega, Pentastellati e Fratelli d’Italia la sinistra non si sarebbe potuto intestare l’elezione del nuovo Presidente tra l’altro donna, 63enne, servitrice da decenni dello Stato, a servizio di tutti i governi, lontana da scandali, ombre e che parla 4 lingue. Sarebbe stata la perfezione personificata? No di certo ma una buona Presidente super partes come chiedevano e non del paleozoico e soprattutto che avrebbe offerto discontinuità alle solite logiche politiche da dinosauri. Tra i contrari alla Belloni, e questo confermerebbe la bontà di questa scelta, c’è stato il duo “Forza Italia Viva”. Renzi, in queste elezioni era stato fino ad allora poco influente ma alla fine è riuscito, senza far cadere il governo e polverizzare la sua formazione politica nelle eventuali elezioni, a mantenere lo status quo. Dopo il Rinascimento saudita “l’altro Matteo” è riuscito a prolungare politicamente il medioevo italiano. Mito. Il PD quindi dopo essersi garantito la tenuta del governo rinunciando ad unirsi all’elezione della Belloni e grazie al solito gioco di palazzo, ha potuto quindi essere partecipe del Mattarella bis rinunciando però a quella che sarebbe stata un’elezione storica. Il solito partito che non delude mai perché delude sempre. Ma questa “manovretta di palazzo” ha coinvolto pure Liberi e Uguali, ininfluenti dal punto di vista numerico dei grandi elettori e nonostante ciò supini a queste logiche indegne per chi volle dopo 100 “penultimatum”, differenziarsi dal PD. Di fatto con questa mossa hanno confermato che sono pronti per un ritorno nel PD perché non più Liberi da logiche da prima Repubblica e per questo Uguali a loro.
In tutto ciò, la conferma di Mattarella, che è stato e rimane un ottimo Presidente della Repubblica, dimostra la qualità di molti rappresentanti dei cittadini, i più dei quali si comporterebbero allo stesso modo e quindi tra poltrona e cavoli, sceglierebbero come è stato fatto dagli “onorevoli” sia la poltrona che i cavoli. Ma non è detto che dopo questo caos che ha lasciato ferite e cicatrici politiche, “il governo dei migliori” tenga fino a fine legislatura ma se l’alternativa è un part time all’Iper… potrebbe.

Giorgio Venturi