Forlì inquinata

Lunedì 13 dicembre il Consiglio comunale dovrà votare una variante urbanistica, che liberalizza gli impianti privati di cremazione degli animali d’affezione a Coriano e a Villa Selva. Tali impianti non sono attualmente ammessi in nessuno dei 75 Comuni dell’Ausl Romagna, a parte Ravenna, e questa apertura potrebbe generare il proliferare indiscriminato di tali strutture, in ragione della domanda del mercato, proprio nell’unico Comune d’Europa in cui sono localizzati ben due inceneritori (Hera per i rifiuti solidi urbani e Mengozzi per i rifiuti speciali ospedalieri)” si legge in una nota del Wwf Forlì-Cesena.

Dopo questa variante – continua – strutture private di questa tipologia potranno scegliere di localizzarsi a Forlì, per dare risposta non solo alle esigenze locali, ma a quelle di territori molto più vasti, generando una polarità attrattiva anche per altri Comuni e regioni. Di conseguenza ci sarà un incremento di inquinamento dell’aria, prodotto dall’incenerimento delle carcasse animali, che è da scongiurare su un territorio comunale già così vessato e compromesso“.

Tale scelta non è quindi innocua, ma di una gravità molto elevata, in un particolare momento storico in cui le problematiche ambientali sono in costante aumento. Se poi si pensa che il vigente Regolamento di Igiene consente di seppellire gli animali d’affezione in qualunque terreno e che ciò non produce alcuna forma di inquinamento ambientale, operando secondo il ciclo biologico della natura, la scelta dell’Amministrazione comunale risulta oltremodo sconsiderata e va abbandonata. Si proceda piuttosto a Forlì all’individuazione di cimiteri per animali, che non producono alcuna emissione nell’aria e nell’ambiente e possono, se adeguatamente progettati, creare situazioni di parco e giardino molto più piacevoli sotto il profilo paesaggistico” conclude il Wwf.

Si sta iniziando a parlare della costruzione di un forno crematorio per animali da affezione che andrebbe a dislocarsi o nella zona di Coriano o in quella di Villa Selva e ci risiamo.
Stavolta si cambiano i contenuti e si inizia a giocare con i sentimenti dei tanti proprietari di animali che per fortuna stanno diventando, per sempre più persone, dei veri e propri membri della famiglia. Non sappiamo se a qualcuno ricordano qualcosa le frasi “impatto ecologico inesistente”, “azzeramento delle emissioni”, “opportunità per il territorio”, beh, a noi del Comitato NO megastore sicuramente si. Ricapitoliamo per i più distratti perché con queste belle premesse si sta di nuovo offuscando la realtà in favore di qualcosa che è ben lungi dall’essere un’opportunità, e di certo, se mai lo dovesse essere per qualcuno, il territorio non ne sarebbe il fortunato vincitore” si aggiunge alla critica il Comitato No Megastore.

Non è questione di essere animalisti o meno – continua – non focalizziamoci su questo accattivante e populista binomio forzato perché la verità sta ben altrove. Innanzitutto per l’ennesima volta veniamo a conoscenza di un simile progetto a poche ore dalla sua approvazione, il tutto senza aver minimamente interpellato i cittadini e senza averli messi a conoscenza di cosa realmente significhi aggiungere alla combo dei due inceneritori, un terzo forno come quello per la cremazione degli animali da affezione in un travagliato e vessato fazzoletto di territorio, saturo a sua volta di industrie e aziende. E quante persone pensiamo possano sapere realmente che questo progetto è una bomba inquinante senza precedenti? Una bomba che a sua volta dovrà mantenere un’accensione attiva annualmente calendarizzata, basarsi su un quantitativo di immissioni minime poi correlate a successive emissioni costanti e ricadenti a parabola sul territorio“.

Quante persone allora sanno che l’impatto maggiormente negativo andrebbe a riversarsi proprio sull’aria mescolandovi polvere di monossido di carbonio, ossidi di azoto e zolfo o metalli pesanti con impatto grave e irreversibile proprio sulla stessa salute di uomini e animali? Credo in pochi conoscano questo lato B della vicenda, ma in fondo siamo abituati a dover fare i conti con questo metodo ottuso e offensivo di gestire la cittadinanza e catturarne il consenso. Presentare un progetto come questo paragonandolo ad un forno per la pizza sarebbe quasi comico se non fosse una dichiarazione istituzionale tragicamente reale. Un’Amministrazione che si appresta ad avviare un percorso costruttivo come questo non può sottoporlo alla cittadinanza senza aver fornito dati tecnici terzi e oggettivi, senza aver lasciato che gli stessi residenti delle aree idonee alla costruzione del progetto possano esprimere il loro parere, porre le loro domande, avanzare le proprio controproposte.
La salute è ancora un primario interesse pubblico o si è trasformata in un Risiko dove le regole del gioco le conoscono tutti tranne le pedine che lo animano? L’Amministrazione deve fare chiarezza, non c’è altra soluzione” conclude il Comitato No Megastore.