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Per 53 anni in Africa al servizio dei più bisognosi, malati di lebbra, disabili, bambini malnutriti rimasti soli al mondo. È la storia di Caterina Savini, la rocchigiana missionaria laica in Zimbabwe dal 1963 al 2016. Una storia che spiazza, con Caterina che è grata per l’esperienza di missione che ha potuto svolgere per oltre mezzo secolo: “Ho sperimentato la ricchezza della sofferenza e la pienezza di vita che regala”. L’ex missionaria si racconta nella quattordicesima puntata di “Do ciacri”, la rubrica video ideata e curata da Vincenzo Bongiorno, con l’aiuto per le riprese del giovane Davide Pieri e per il montaggio di “Luca e Paolo video making”. La puntata, proposta come le precedenti nella pagina facebook del Progetto “Cambia Vita”, nei primi tre giorni ha ottenuto quasi seicento visualizzazioni.

Caterina Savini, nata a Rocca San Casciano l’11 settembre 1937, ricorda la sua infanzia con l’educazione cristiana ricevuta dai genitori e l’impegno nell’Azione Cattolica, animata in quegli anni in paese dal parroco don Mario Valentini. Poi vi fu l’incontro con l’Associazione Femminile Medico Missionaria, fondata nel 1954 dal medico romano Adele Pignatelli, e appoggiata dal cardinale Giovan Battista Montini, Papa con il nome di Paolo VI dal 1963 al 1978. Per Caterina, dopo un periodo di studio a Roma, dal 1957 al 1963, si aprirono le porte della partenza per l’Africa.

Ricordo bene quell’11 luglio 1963 – racconta l’ex missionaria rispondendo alle domande di Bongiorno – era un gran caldo. Ma ricordo bene anche, qualche giorno prima, la telefonata ricevuta dal segretario del Papa: ‘Sua Santità vuole parlarvi’. E così Caterina assieme ad altre missionarie laiche incontrò da vicino Paolo VI, eletto il 23 giugno e insediatosi il 30 giugno 1963, che chiese loro di partire per lo Zimbabwe. Ci regalò una corona del rosario e un crocifisso e ci consegno un assegno per tutte le spese di viaggio. Con una battuta ci disse: è la prima firma che faccio da Papa”.

Nel corso degli anni, non sono mancati altri incontri eccellenti tra cui quelli con Giovanni Paolo II, Diana d’Inghilterra, Papa Francesco. Caterina ricorda poi con affetto i ‘Fiori di Dio’, come lei ama definire i più bisognosi che ha assistito (“I Fiori di Dio” è anche il titolo del libro che racconta la storia di Caterina Savini, scritto qualche anno fa da Quinto Cappelli, Lino Frassineti e Alberto Manni). “C’era Marita – ricorda – una lebbrosa, ceca, che non aveva più le mani con piaghe alle ginocchia che riusciva a muoversi solo a carponi. Era una meraviglia, aiutava sempre gli altri, con uno speciale cucchiaio riusciva ad imboccare, faceva il bagno e asciugava chi ne aveva bisogno, ed era sempre felice”. Vi era poi Jiros, per difendere il quale, Caterina non esitò a mettersi davanti ai fucili spianati: “In quei momenti – spiega – in un minuto ti passa davanti tutta la vita, invochi la misericordia del Signore pensando che siano gli ultimi istanti e ti affidi completamente. Non sei davvero più tu che operi ma è il Signore che opera in te”.
E ai giovani che sono in cerca della loro strada, cosa consigli? domanda Bongiorno e Caterina, dopo una pausa, va diretta: “Non abbiate paura di scelte forti e coraggiose, anche perché non siete soli e il Signore è sempre con voi”. E una parola per la società di oggi? “Ci sono tante persone in gamba e c’è tanto bene, che meriterebbe di essere maggiormente raccontato mettendo al bando il pessimismo”.

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