Piantina Piazza delle erbe

È la piazza che oggi ha sostituito la “Piazza Grande”, ovvero “Piazza Saffi”, nella vita quotidiana della nostra città. Qui si è realizzato un incredibile incontro di persone e di attività. Piazza Saffi è oggi, ahimè, un deserto. I negozi sono quasi tutti chiusi, le banche pure. Aperti S. Mercuriale, il Palazzo Comunale, la Camera di Commercio e, ahimè, solo gli sportelli del Palazzo delle Poste. Se non ci fosse il mercato ambulante… che fine ingloriosa… Ma ecco in un disegno datato 1831 di Giacomo Santarelli, la sua visione per una una sistemazione della piazza delle erbe, dopo le definitive demolizioni e costruzioni.
Il disegno di cui sopra, inedito di Giacomo Santarelli, concretizza la sua idea personale per un arredo della Piazza, dopo la completa demolizione di S. Francesco Grande e la costruzione dei due corpi edilizi che esistono ancora oggi. Un’idea mai realizzata, ma io credo, ugualmente, molto, molto interessante.

È un’ipotesi del passato relativa a questo, allora nuovo, grande spazio che prima non esisteva. Giacomo Santarelli ancora una volta ci stupisce con le sue idee che, fortunatamente, non sono scomparse. Ma torniamo alla piazza e al suo restaurato e quindi rinato Mercato Annonario. Dovunque è presente quella superinflazionata cartolina illustrata dell’inizio del ‘900. Per carità, interessantissima perché è l’unica in cui si intravede Ercole e il toro di Apollodoro Santarelli. Noi evitiamo di farla vedere ancora una volta. Esiste anche, non una cartolina illustrata, bensì una foto (lo scatto di un professionista) da una finestra del Palazzo Orselli. La piazza è piena di ambulanti, banchi, tende, asini compresi. La Farmacia Comunale delle Erbe ne ha una gigantografia appesa dietro il banco. A mio giudizio, però, non è esatta la data, così come è anche riportata nel pannello, ricchissimo di notizie dell’Architetto Andrea Savorelli. Dice la data: 1938. A mio parere personale, la data esatta è invece 1958. Un semplice refuso? O sono io che sbaglio? Analizzando quella fotografia, o come dico io scherzando, facendole l’autopsia, ho trovato appeso al cancello del mercato un manifesto dove appare la scritta Fanfani.

Ora da questo manifesto, chiaramente elettorale, risaliamo al 1958 anno di elezioni politiche, esattamente nei giorni 25 e 26 maggio. La foto pertanto dovrebbe essere del giugno 1958. Forse l’originale della foto aveva la data scritta a mano e il numero 5 è stato interpretato come un 3.
Nella parte di fondo della foto, si leggono le insegne dei due negozi esistenti allora che sono: Lavanderia La Rapida e Grande Deposito, ecc. Baggioni. La prima non è più La Rapida, ma pur sempre lavanderia, la seconda, la ferramenta-emporio Baggioni, ha chiuso solo qualche anno fa. Per cui nel 1938, non credo potesse esserci. Infatti la vedova Baggioni mi ha parlato del dopoguerra. Si vede a destra anche un’edicola che da testimonianze raccolte era del Sig. Ermanno Aneghini. A destra e a sinistra del Palazzo Orselli due chioschi in lamiera rivolti verso la piazza. Nella foto se ne vede parte di quello di destra. Vendevano baccalà e altri alimentari. Vicino, fra chiosco e tabaccaio (di fronte), stazionava una vecchia clochard chiamata “l’Egiziana” con lunghi sottanoni con attaccati gavette e barattoli che, quando si muoveva, facevano un gran rumore. Mi è stato detto da un testimone, Gilberto Cortesi, che ha banco al mercato fin dagli anni 50, che quando fu messa all’Ospizio, lavata e ripulita le furono travati in monete ben otto milioni di allora! In Via Matteucci, dove adesso c’è l’edicola, c’era un’osteria con focolare per mangiare e bere e lì stazionava una gentile signora (con gli uomini) di nome Venerina. Sempre osservando con attenzione la foto, mentre a sinistra come abbiamo detto si legge il manifesto ”Fanfani”, a destra si intravede una piccola insegna “Caffè Garibaldi” che allora, fine 50 inizio 60, aveva un gran successo con le sale da biliardo (allora si giocava a boccette). Oggi il locale c’è sempre, ma si chiama “Nati a Forlì”.

Un’altra foto (proveniente dal Fondo Monti della Biblioteca A. Saffi), non certamente inflazionata come quelle che siamo abituati a vedere, ci mostra un momento non certo dei più gloriosi della piazza. È assediata da un mare di baracche o casette che dir si voglia a dir poco indecorose. Sullo sfondo appare in ricostruzione la cuspide del campanile del Duomo, quindi è possibile datarla negli anni 70/75. Oggi leggo che si riparla di “casette“ da sistemare all’interno del mercato. Mi dispiace di non poter pubblicare la foto del fondo Monti, sarebbe sufficiente per tornare sui propri passi. E non parlate più di casette.
Poi le Scuole Medie: la famosa “Flavio Biondo”, con poca gioia e molta tristezza. Per noi ragazzini di allora: severità, autoritarismo, nessuna comprensione! Mi rivedo ancora salire le scale per andare in classe e il perentorio ordine del prof.: Attenti a sinistr! A sinistra a capo scala c’era il Preside. E i miei ricordi… Abitavo a pochi passi da piazza delle erbe, in via Mameli nel Palazzo Valeri Caldesi. Nessuno lo ricorda, perché non esiste più, come il palazzo Orselli. Era davanti a palazzo Cicognani e faceva angolo con Via delle Torri. È per questo che la mia memoria è piena delle sue immagini e dei suoi personaggi.

Da una finestra del mio appartamento che guardava il grande cortile all’interno del palazzo, dove io andavo a giocare, vedevo parte delle finestre del piano padronale e vi scorgevo ricchi fregi dorati. Non solo, l’entrata del piano padronale era caratterizzata da un grande e alto corridoio con alle pareti a destra e a sinistra grandi stemmi, tanti stemmi che ho visto quando andavo a fare gli auguri di Natale alla Contessina. Tutto scomparso! Chi si ricorda come me .…… mi seguirà. Anche quel palazzo, nell’orgia delle demolizioni e della volontà di costruire una Forlì piena di condomini i più alti possibile è andato perduto! Ma entriamo, sì, nei particolari del Mercato, però prima la Piazza. Garibaldi?, Cavour? Tutti nomi importanti, ma che non sono mai entrati nel linguaggio popolare. No! il suo vero nome nella testa e sulla bocca di tutti i forlivesi è Piazza delle erbe. Così, se andiamo a ritroso nel tempo, grazie al disegno di Giacomo Santarelli, troviamo il suo primo nome: Piazza detta di S. Francesco Grande. L’architetto Andrea Savorelli artefice dell’ultima sistemazione della piazza ha realizzato sul lastrico della stessa, con pietre di colore diverso, la sagoma esatta della chiesa di San Francesco Grande.

Partendo dalla zona davanti al forno di fianco all’entrata del mercato e andando verso via Matteucci seguiamo la linea del lato destro della navata (ce n’era solo una) dove si distacca la linea curva di una grande cappella (la Lombardini?) per finire sul limite di via Matteucci con la rotondità dell’abside. È tracciato trasversalmente anche il percorso del famoso canale di Ravaldino, dal muro di chiusura del giardino della Prefettura attraversa la piazza per finire sul lato opposto vicino al locale “Salumè”! Tutti hanno parlato dello scavo di un pozzo artesiano poi inutilizzato, ma perché? Ecco il motivo:
Stazione Agraria Sperimentale in Forlì, data: 13 agosto 1887 – Il 20 luglio circa alle ore 4 pomeridiane venne attinta l’acqua nel pozzo di p.zza Garibaldi… scaturendo dalla profondità di m.85 (la perforazione eseguita dalla Ditta Ing. Bonariva di Bologna era arrivata alla profondità di m. 300, per un costo di L. 1843,40). Esciva limpida con una temperatura di 15 gradi mentre quella dell’aria era di 33. Il sapore era spiacente e ricordava quello dei carburi d’idrogeno… e molto pronunciato di ferro. Si mostrava ricchissima di anidride carbonica …e lasciata a sè diventò quasi subito giallastra e ciò per la quantità elevata di ossido ferrico…Queste condizioni organolettiche mettono in evidenza …non essere quest’acqua potabile, né quindi possedere quei requisiti necessari per poterla usufruire per gli usi domestici. Le osservazioni microscopiche hanno messo in evidenza…molti microorganismi. Ciò viene a convalidare l’asserzione e cioè che l’acqua non può essere potabile. Il direttore Alessandro Pasqualini.

A ricordo le due colonnine davanti al mercato con le fontanelle. Oggi solo una funzionante. Per completare quello che si è fatto o pensato di fare, citiamo anche questo fatto. Nell’ottobre del 1889 fu approvato dal Consiglio Comunale e dal Prefetto e con l’assenso del Genio Civile il “Progetto per la costruzione di una fontana in piazza Garibaldi”: nonostante tutto questo, mai realizzata. Finalmente, ecco la descrizione del mercato Annonario.
Innanzi tutto vogliamo tradurre la scritta, che appare in alto sull’entrata del mercato e che nessuno forse, come credo, legge. Eccola la scritta:

FORUM. ANNONARIUM
NICOLAI. GRIMALDI CARD. LEG. DECESS.
AVCTORITATE. INCEPTUM
ALEXANDRI SPADA. CARD. LEG. AVSPICIO
MODERATORES. R.P. PERFICI. CVRAVERVNT
ANNO MDCCCXXXX
Ed ecco la traduzione, con qualche libertà:
MERCATO ANNONARIO
COMINCIATO (INCEPTUM) SOTTO IL GOVERNO
(AVCTORITATE) DI NICOLA GRIMALDI
CARDINALE LEGATO PREDECESSORE (DECESS.)
CONTINUATO SOTTO L’AUTORITA’ (AVSPICIO)
DEL CARDINALE LEGATO ALESSANDRO SPADA
GLI AMMINISTRATORI (MODERATORES) R.P. (REI PUBLICAE) DELLA CITTA’
PORTARONO A TERMINE (PERFICI) CON SOLLECITUDINE (CURAVERUNT)
ANNO MDCCCXXXX (1840)

In questa scritta sono ricordati i due Legati Pontifici che hanno consentito la costruzione ex novo di questo mercato. Il legato Pontificio (lo ricordiamo), nominato da Roma, era il Governatore delle Legazioni Pontificie. Le legazioni corrispondevano, in linea di massima, ai Dipartimenti del periodo Napoleonico, in cui Forlì era la capitale di quello del Rubicone. Il primo Legato da cui parte l’iniziativa per costruire il mercato è Nicola Grimaldi, nato a Treia (ricordate il mitico Carlo Didimi (gioco col bracciale, il garzon bennato di Leopardi?) rileggete Gabriele Zelli e il suo articolo sul gioco del pallone. Come Legato Pontificio a Forlì, non solo si adoperò per il nuovo mercato, ma favorì, assieme al Gonfaloniere Conte Antonio Albicini, la nascita della Cassa dei Risparmi di Forlì. Nel 1839 lascia l’incarico. Il secondo Legato che porta a termine la costruzione del Mercato Annonario è Alessandro Spada. Nasce a Roma il 4 aprile 1787, dove muore il 16 dicembre 1843.

Ecco il Mercato: Sul lato del “campo” in cui si ergeva e si estendeva la grande chiesa (S. Francesco Grande), tra il 1837 e il 1840 fu costruito il Foro Annonario. La struttura, progettata da Giacomo Santarelli, prevedeva un ampia apertura chiusa sui due lati opposti, a sinistra e a destra, dai due edifici ancora esistenti. Al di là dell’ampio spiazzo scoperto che va dai quattro pilastri d’ingresso (più due addossati ai due edifici) alla facciata del mercato vero e proprio, si vedono ancor oggi, preservati dal tempo e dalla dabbenaggine degli uomini, una serie di altorilievi che posti sulla facciata dell’edificio, rappresentano i due fiumi di Forlì e la città stessa. Il Ronco a sinistra, Il Montone a destra. Al centro fra queste due figure la rappresentazione della città di Forlì: una figura femminile avvolta in ampi drappi. Con la mano sinistra stringe una ricca cornucopia che le scende fin sulle gambe ed è seduta su quelle che appaiono spighe di grano. Tutto questo per rappresentare la ricchezza agricola della città. In linea con queste figure vi è una serie di finestre. Tre dalla parte destra e quattro a sinistra. Su di queste vi sono delle maschere che raffigurano dei volti maschili. A destra, cominciando da sn., un putto, un re, ancora un putto. A sinistra, Bacco, Mercurio, una figura demoniaca, un putto. Tutte queste opere sono dell’artista Luigi Righi (Soliera 1810 – Modena 1885), rinomato scultore in particolare per la terracotta e lo stucco. Sue opere sono anche nel palazzo Pettini-Giovannetti (sempre di G.Santarelli) in C.so Mazzini.

Esistevano quattro statue poste sui 4 pilastri dell’entrata e precisamente due satiri al centro e due sirene ai lati. Non esistono più. Tutto è stato distrutto, come il gruppo scultoreo rappresentante Ercole e il toro di Apollodoro Santarelli (scultore forlivese, figlio di Giacomo), scultura (ne esiste una copia in terracotta in Pinacoteca), che era posta sopra la parete con la scritta dedicata ai due Legati pontifici. Sono stati invece conservati i due enormi pesci posizionati in verticale, appoggiati a destra e a sinistra sui due edifici che chiudono lateralmente l’area del mercato. E dentro il mercato:

Al di là della parete che abbiamo descritto, entriamo in un’esedra che ospitava in origine il mercato del pesce, sorretta da un giro di nove colonne di ispirazione tuscanica a destra e a sinistra. Al centro un timpano triangolare con l’aquila forlivese sorretto da una coppia di colonne ai lati estremi del triangolo, e al centro due colonne. Tutt’intorno vi erano banchi in graniglia inclinati verso il centro. Per tanto tempo, dal (1970?) tutto questo non si è potuto vedere perché sia tutta la parte esterna dall’ingresso fino all’esedra era coperta da una tettoia in ferro e plexiglas che riparava sì, ma era orrenda da vedersi. Questa è rimasta ancora oggi proprio sopra l’esedra! Ma domani chissà! Esiste già un lungimirante progetto per una copertura trasparente per l’esedra o anche per tutto il mercato. E’ degli architetti Andrea Savorelli e Chiara Brilli. Dalla parte destra guardando lo stemma di Forlì, verso via Matteucci, vi sono tre ordini di colonne, sempre di ispirazione tuscanica che seguono la forma semicircolare delle precedenti, ma in numero di sette. L’ingresso sulla piazza, che abbiamo descritto precedentemente, era molto simile a quello dei Giardini Pubblici. Due progetti di Giacomo Santarelli. Là sui quattro pilastri c’era la rappresentazione delle stagioni, simboli distrutti come le statue dell’Annonario. Oggi, sul pilastro centrale di destra dell’ingresso, è stato posto un pannello in bronzo di Angelo Ranzi che raffigura l’arzdora, che simboleggia la figura femminile la cui presenza è sempre stata continua e costante: qui, nella Piazza delle Erbe!

Agostino Bernucci

CONDIVIDI
Articolo precedenteIl sindaco Zattini consegna agli studenti del Cnos una copia della Costituzione
Articolo successivoSimona Bonini a Vernice Art Fair 2021
Agostino Bernucci è nato il 6 febbraio 1942 a S.Maria del Taro, Comune di Tornolo (PR). Casualmente, perché suo padre, Carabiniere, era continuamente trasferito. Le radici della sua famiglia sono invece nel Montefeltro. In chiusura di carriera la famiglia si è fermata a Forlì dove è sempre rimasta. È così nato in lui un interesse per questa sua città che col passare degli anni è diventato sempre più importante. Nel 1968 si è laureato all’Università di Bologna in Pedagogia e per decenni è stato insegnante di Letteratura Italiana e Storia nel triennio di diversi Istituti superiori della città, principalmente nel triennio dell'Istituto Commerciale “C.Matteucci”. È stato testimone della nascita del circolo culturale “E’ Racoz” e per decenni, fino al Covid, è stato membro del gruppo “Gli amici del lunedì”. Il suo interesse per la storia, soprattutto la storia di Forlì si è rafforzato con la pensione. Ha frequentato per diversi anni l’Archivio di Stato dove frugando e leggendo documenti su documenti, è venuto a conoscenza di tanti fatti importanti o anche solo curiosi. Oggi grazie (!?) al Covid, chiuso in casa, ha riscoperto tutto ciò che aveva raccolto ed ha scelto gli argomenti a suo parere più interessanti. La sua famiglia è composta da sua moglie, suo figlio, sua nuora e due nipoti Francesco ed Emanuele.