Le comiche balneari

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Non è la prima volta che sindaci o assessori della riviera romagnola forniscano alla stampa affermazioni grottesche riguardo a problematiche della balneazione ed inquinamento microbiologico. Complici di questo cortocircuito informativo anche molti giornalisti locali che nonostante detto problema sia ventennale, non hanno mai approfondito doverosamente l’argomento. Così facendo hanno troppo spesso lasciato spazio ad una informazione parziale sconfinante a volte nella vera e propria propaganda politica. È di stamattina la notizia sul Corriere Romagna in cui la sindaca di Riccione Renata Tosi (nella foto) minaccia di querelare Legambiente per le affermazioni uscite sui giornali in agosto riguardo il torrente Marano, quando cioè Goletta Verde divulgò i risultati delle analisi delle acque della sua foce che classificò “fortemente inquinate”.

Non un risultato che dovrebbe stupire la sindaca riccionese perché i dati degli ultimi 10 anni delle analisi di routine di Arpae dimostrano la conclamata criticità delle acque adiacenti quella foce. Non a caso le acque balneabili ai lati del torrente furono classificate di qualità “scarsa” per anni. A detta della sindaca le affermazioni di forte inquinamento, alla luce dei risultati finali delle analisi estive di Arpae effettuate a 50 metri dalla foce, sarebbero state lesive dell’immagine turistica di Riccione. Dunque la decisione di citare in giudizio Legambiente. Una difesa già utilizzata in passato ogni volta che Legambiente rilevava valori di inquinamento della foce del Marano, citando le analisi a norma effettuate da Arpae delle acque adiacenti il torrente magari qualche giorno o settimana prima. Tralasciando invece quelle che durante la stagione, magari mesi prima, erano risultate fuori norma. In passato diede la colpa pure alla cacca delle papere che vivono nel torrente. Mitica.

Ma la vera comica è il fatto che per colpa di un giornalismo superficiale, la sindaca Tosi ha potuto far passare l’idea che ora i problemi sono stati completamente risolti e le analisi Arpae sono lì a dimostrarlo e che quelli di Legambiente sono i “cattivoni”. Purtroppo per come è fatto l’iter di controllo microbiologico delle acque, con prelievi a date fisse decisi ad inizio stagione, se l’estate è senza precipitazioni o con date prelievi che cadono lontano da eventuali giorni di pioggia, i risultati delle analisi saranno buoni. Ma il problema sono e restano gli scolmatori fognari che, quando pioverà, si apriranno e sverseranno i loro liquami che inquinano il mare analisi o non analisi. Il problema quindi è una fognatura unica obsoleta che, è bene ricordarlo, compie questo scempio tutto l’anno, soprattutto quando cioè il problema balneazione non esiste ed il meteo invernale è peggiore. La rete fognaria è dunque una competenza politica non metereologica.

Ma a proposito della lesività dell’immagine della città di Riccione e ancor di più di quella della salute pubblica, Renata Tosi ci potrebbe comunicare gentilmente, visto che nessun giornalista glielo chiede, come è andata la prima udienza di giugno in cui è accusata, insieme ad altri dirigenti pubblici, di non aver emesso alcune ordinanze balneari nell’estate 2015 in seguito ad analisi Arpae sforanti i limiti di legge lasciando i turisti ignari dei pericoli? Ci farà sapere, in nome della trasparenza e della sua assoluta innocenza, come andrà a finire il processo, visto che dal suo inizio nessun quotidiano ha scritto una riga? Perché il sindaco è l’autorità sanitaria del suo territorio e questo non è un dettaglio.
Il problema scolmatori fognari però non riguarda purtroppo solo alcuni specchi d’acqua di Riccione, pochi giorni fa dopo le piogge, le acque balneabili di “Cervia Porto sud e nord” sono state chiuse e quella a sud lo è ancora e da 4 giorni consecutivi.

I valori di quest’ultimo specchio d’acqua, il secondo giorno di campionamento, ha superato i limiti per gli Eschiarica coli di 14 volte. Quello stesso giorno a Rimini, il fiume Marecchia ha sfiorato i limiti di legge sia sul lato sud che su quello nord a dimostrazione che il problema scolmatori resta insoluto in tutti quegli specchi d’acqua in cui sfociano fiumi con a monte scolmatori fognari. Nonostante ciò stamattina sempre sul Corriere Romagna la politica locale riminese si è auto celebrata per gli interventi fatti e per aver dunque conquistato la classificazione dell’ acqua balneabile a nord della foce del Marecchia che da “sufficiente” passerà a “buona”. Quella a sud, dopo 4 anni di qualità “scarsa” oggi è nel limbo dell’attesa di classificazione dopo aver rischiato il quito anno consecutivo con la suddetta classificazione che avrebbe comportato la chiusura permanente della balneazione su quelle spiagge. Ma nell’articolo auto celebrativo c’è una stranezza. La classificazione della qualità delle acque viene divulgata a dicembre e pubblicata sul sito di Arpae; la domanda quindi sorge spontanea: per caso qualche funzionario ha provveduto a fare quei calcoli per il solo comune di Rimini mentre gli altri amministratori rivieraschi dovranno attendere altri 3 mesi per conoscere i risultati delle loro acque di balneazione?

Giorgio Venturi