Gaetano Piro fu scultore pugliese e parlò all’arte dalla Padania alla Campania

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Gli Etruschi abitavano la fertile regione compresa tra l’Arno e il Tevere, cui lasciarono il nome di Tuscia, l’odierna Toscana ma antichi testi ci parlano di una coscienza etrusca di unità nazionale, di una lega di dodici popoli tra i moderni Toscano, Umbro, Laziale, Padano, Emiliano, Romagnolo, Lombardo e Campano. E quel che subito colpisce nelle opere di Gaetano Piro è la visione inorganica della realtà, la mancanza di equilibrio, di organicità, il prevalere dei singoli elementi sulla visione unitaria, il rifuggire da ogni canone: con una rapidità di soluzioni e una certa facilità, una genialità quasi nella creazione, capace di dare il massimo rendimento con pochi tratti essenziali non v’è perciò alcun dubbio che la scultura etrusca lo abbia ispirato molto, senza tuttavia condizionarlo, perché il visitatore di musei di arte etrusca si trova sempre di fronte a interminabili raccolte di urne, cippi, rilievi funerari, pitture tombali, oppure statuette votive, immagini di divinità, frammenti di sculture di templi e di saccelli; e Gaetano Piro non soggiace a questo orientamento, che gli avrebbe frenato ogni speculazione e gli avrebbe impedito di avere una visione serena della propria creazione artistica: si è mantenuto libero da ogni timore nella sua ricerca. Non fu pertanto un imitatore, fu piuttosto un vero genio.

Piro ha allora l’indipendenza, lo stimolo e l’ecletticità, la percezione e gli uzzoli, le voglie del grande scultore. Nelle forme reticenti slaccia flutti miti, temperati e fermentanti.
L’Artista padroneggia la statuaria. Libera nel legno quel volume finito di materia che vuole l’immagine concepita. E quanto ci è pervenuto da Gaetano Piro mostra la consapevolezza che quanto sculpsit non concede pentimenti: con cura particolare e sorvegliata, solerte, spende la tecnica di cui è capace per negoziarla col legno a benefizio della forma e non tradire così nessun sentimento quando procede per «forza di levare», «alla michelangiolesca», per liberare le sue passioni, la sua genialità. E riesce, con maestria, sia negli aspetti antropomorfici delle figurazioni che negli altri soggetti.
Una perdita irreparabile: la scomparsa prematura dello scultore Gaetano Piro lascia l’arte priva di un importante arricchimento per la preziosa vetrina autodidattica, e per il numero di pezzi a disposizione. Spero possano prodursi dei multipli a cera persa.

È bene chiarire come in verità, non possa esistere fatto artistico alcuno che non coinvolga in qualche modo e in qualche misura una deformazione della realtà oggettiva: ogni artista si colloca infatti di fronte alla realtà in una disposizione tutta particolare e personale, ed è proprio da tale disposizione che nasce lo stile di Piro. È molto pericoloso, in sede estetica, giudicare l’altezza di un’opera dalla minore o maggiore deformazione, riferita, s’intende bene, alla realtà oggettiva, perché il giudizio da emettere è se mai quello che riguarda la perfezione con cui questa deformazione viene realizzata dall’artista e la giustificazione espressiva e formale che essa reca in sé. Non esistono, dunque, gradi di deformazione, ma qualità di deformazione, le quali, assommate, come nel caso specifico del Maestro Gaetano Piro, determinano le caratteristiche di uno stile alto d’artista.

Infatti la concezione primitiva dell’arte alla cui semanticità il nostro scultore ricorre e in cui ogni formula è vera in una certa interpretazione in qualsiasi tempo contestualizzata romantica, istintiva o libera, svela la mentalità di Gaetano Piro, quella che concepisce l’esistenza di un’anima in tutte le cose di fronte all’uomo, al suo intelletto, alla sua coscienza. Naturalmente certe norme e formule fisse consacrate da Piro, così come pure dalla tradizione e dalla convenzione sia dei primi popoli vissuti sulla terra, in particolare dell’Africa occidentale, sia delle genti che ancora vivono a un livello assai basso di civiltà ed anche di quelle correnti culturali dell’Ottocento – correnti delle quali risentono anche taluni crucifissi lignei del nostro – denotano una certa costanza di atteggiamenti che si possono riassumere nell’identico modo di reagire ai fenomeni naturali: interpretabili cioè come manifestazioni di una potenza soprannaturale che l’artista indirizza, nel proprio tempo, verso un’alta finalità intellettuale presumibile in uomini colti e moderni.

Tuttavia l’arte di Piro non è individuabile in termini critici senza riportarla alla fonte della sua prima ispirazione che è l’aspirazione, il desiderare di raggiungere la figurazione di emozioni – molte nostalgiche – traendo da forme primitive sì, ma per occidentalizzarle molto e perfino salentalizzarle attraverso un continuo travaglio di ricerche.
Se scendiamo ai particolari stilistici, troviamo l’uso di espedienti tecnici per dare maggiore senso di vivezza, di vitalità ai personaggi. L’anatomia è data con cifre più espressive: nella scultura lignea di altezza umana che ritrae una danza “La Vita è bella ovvero il Bello della Vita” si colgono note di brio e di festa. Quest’opera ci sembra un canto elegiaco, rappresenta una delle opere più complete e la più sicura e la più intensamente realizzata fra le sculture del Maestro, in cui i personaggi, come strumenti di un’orchestra sinfonica, interpretano momenti esistenziali, suggestivi e fascinosi, entro una cornice ideale e idilliaca in un intimo contatto con la natura agreste, cioè nella semplicità delle cose della propria infanzia. E per quanto sinuosa l’opera è compiuta in una matericità magica dalla quale sembra sprigionarsi una chiarissima luce che evoca una quarta dimensione, dove le situazioni non si analizzano ma si percepiscono con palpiti emozionanti, dove la coppia ha annullato l’io e si è emancipata al noi. Nel segno dell’amore vera spinta per Gaetano Piro. Uomo e scultore sincero.

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Paolo Battaglia La Terra Borgese (Piazza Armerina, 28 luglio 1960) è un critico d'arte italiano. Cura, per conto di pittori e scultori, quotazioni ufficiali, critiche d’arte, pubblicazioni, libri, bibliografie, mostre in enti pubblici e privati, l’acquisizione di opere d’arte nel patrimonio artistico di Enti Pubblici, comunicazioni stampa. Crea interviste agli artisti con giornalisti anche televisivi, manifestazioni, intermediazioni culturali tra Enti Pubblici e Artisti. Ha fondato nel 2011 il Premio Arte Pentafoglio, onorificenza orientata ad insignire annualmente Capi di Stato e di Governo, vertici delle Istituzioni Civili e Militari, Artisti, Letterati e Scienziati di chiara fama, eccellenti operatori commerciali ed economici, alti prelati e comuni cittadini che, spesso nell’ombra, si sono impegnati nel volontariato in difesa dei diritti umani, della legalità e della pace, testimoniando così la continua elevazione dell’Umanità attraverso l’operosità e la cultura. La natura del Premio Arte Pentafoglio e delle sue istituzioni è umanitaria, filosofica e morale. È dotato dell'immagine del Myosotis, fiore a cinque petali conosciuto come “Non ti scordar di me”. Si fregia della Bandiera Italiana.