carte da gioco

Quando facciamo determinate cose nella quotidianità, alcune di queste ci riescono in automatico. Basti pensare alla guida di un’automobile piuttosto che di una bicicletta. Non stiamo lì a pensare al perché i pedali si azionino in un certo modo, a cosa servano il clacson o la trombetta e così via. Stessa cosa quando ci cimentiamo in una partita a carte, dove le uniche cose che teniamo a mente sono le regole del gioco, come quelle della Briscola o del Burraco. Quello che, però, dovremmo domandarci è perché si usino determinati semi e segni? Che significato potranno mai avere le carte da gioco? Per rispondere a tali curiosità possiamo partire dalle origini dei mazzi di carte, che ci daranno già delle prime spiegazioni.

Il significato delle carte da gioco: in origine era cartamoneta

Le carte da gioco nascono probabilmente nell’Estremo Oriente. Nello specifico in Cina, laddove venne inventata in generale la carta e, successivamente, la cartamoneta, quella con cui si realizzano i soldi per intenderci. Le uniche carte esistenti allora, quindi, erano nello stesso tempo strumento di gioco e posta in palio durante le partite. Su queste vi erano delle raffigurazioni che riguardavano la famiglia dell’Imperatore cinese e i suoi funzionari. Presto, però, si iniziò a distinguere il denaro dalla carta per giocare e la tradizione si spostò verso India e Persia, per poi sbarcare nel nord Africa.

I semi delle carte da gioco: il ruolo dei Mamelucchi

Qui, specialmente nella regione dell’Egitto, le carte spopolarono ben presto come passatempo, specie tra i soldati Mamelucchi, i quali contribuirono e non poco alla coniazione dei semi delle carte tradizionali tutt’oggi utilizzate soprattutto in Italia e nel mazzo napoletano. Le carte mamelucche, infatti, riportavano sulla superficie 4 simboli diversi: il “suyuf”, corrispondente delle scimitarre, ossia le armi simili alle moderne spade; il “tuman”, un oggetto molto somigliante con le nostre coppe; il “dhiram”, che era una valuta tipicamente araba, poi rappresentata con delle monete d’oro, i nostri denari; infine, il “jawkan”, un bastone utilizzato anticamente per il gioco del Polo, simile al nostro concetto di bastoni. Per quel che riguarda il numero di carte, queste erano 10 per seme, per un totale di 40, e le carte dopo il 7 erano contraddistinte dalla rappresentazione astratta di tre figure, probabilmente re e vicerè al servizio di quest’ultimo.

Carte da gioco, i simboli del “Mazzo di Stoccarda”

Per quanto notoriamente le antenate delle carte esistessero già da prima, dunque, il primo mazzo europeo accertato e testimoniato, il così detto “Mazzo di Stoccarda”, non aveva nulla a che fare con questi semi o simboli. Si tratta di un reperto risalente al lontano 1430, ritrovato nell’omonima città tedesca. In questo caso, le carte raffigurano ognuna delle scene di caccia e la scelta potrebbe essere voluta per motivi religiosi, dato che i semi mamelucchi appartenevano alla civiltà araba e non a quella cristiana, ma anche alle abitudini tipiche dei componenti delle ricche corti tedesche dell’epoca, che amavano, tra le altre cose, l’arte della caccia.

Sviluppo dei semi delle carte da gioco in Italia

Solo dopo alcuni secoli, le figure e i semi tradizionali mamelucchi ricominciarono ad apparire sulla superficie delle carte da gioco, ma per giustificare il fatto gli si conferiva un diverso significato. Ad esempio, le Spade dovevano essere rappresentazione della nobiltà, i Bastoni della classe agricola, le Coppe della Chiesa e del Clero mentre i Denari dell’economia mercantile. Fatto sta che ormai questi quattro semi erano divenuti simboli ufficiali delle carte europee, specialmente italiane e spagnole, con tanto di utilizzo di tre figure umane per indicare l’otto, il nove e il dieci, come accadeva, seppur in modo più stilizzato, nelle carte mamelucche. Si decise, quindi, di rappresentare l’8 con il fante, il 9 con il cavaliere a cavallo, noto semplicemente come cavallo, e il 10 con il re.

I simboli delle carte da gioco: la rivoluzione dei semi francesi

La vera rivoluzione, però, la si ebbe con la diffusione dei segni delle carte arabe in Francia, a partire dal fatto che il mazzo utilizzato non era più di 40 ma di 52 carte. Questo perché i mazzi francesi introdussero le figure solo per le carte superiori al 10, come il Jack, che rappresenta un servitore, il Q, ossia la Queen (regina), e il K, ovvero il King (re). Una tradizione che ha influenzato, nei tempi più recenti, anche altri giochi basati su quelli di carte, come le slot machine, i cui simboli astratti (il 7, le campanelle o il bar) spesso si rifanno anche a quelli delle carte da poker. Basti vedere, per capire di cosa stiamo parlano, i simboli della slot machine gratis piramidi, che mette al centro dello schermo anche 10, J, Q, K e Asso, oltre a quelli caratteristici di un’ambientazione nell’Antico Egitto. I francesi, poi, scelsero di semplificare ulteriormente i semi esistenti, a partire da quelli nati in Germania, dove quelli mamelucchi subirono già una prima trasformazione: i denari divennero delle campanelle, le coppe dei cuori, i bastoni cambiarono forma in foglie e le spade in ghiande. In Francia si modificarono ulteriormente: le campanelle divennero quadri; le foglie si trasformarono in picche, mentre le ghiande in fiori. Solo i cuori rimasero invariati. Anche sui colori dei simboli ci fu un’ulteriore semplificazione: picche e fiori, infatti, vennero colorati entrambi di nero, mentre per cuori e quadri venne scelto il rosso.

Simboli delle carte da gioco con la tastiera: scriverli è possibile

Concludiamo con una piccola curiosità. In molti si sono chiesti se sia possibile riprodurre i simboli delle carte da gioco con la tastiera del proprio PC. La risposta è sì, ma solo per quel che riguarda i semi francesi. Il tutto si può fare sfruttando il tasto “alt” della tastiera da premere contemporaneamente ai seguenti pulsanti del tastierino numerico: 3 per i cuori, 4 per i quadri, 5 per i fiori e 6 per le picche. Non funziona, invece, con gli stessi numeri presenti al di sopra delle lettere.