aeroporto di Forlì foto fabrizio verni

Ora che l’aeroporto Ridolfi di Forlì è di fatto operativo la domanda che sorge spontanea riguarda proprio le tratte e gli eventuali e conseguenti benefici economici che ricadranno sul territorio romagnolo e soprattutto in che misura. Quanti turisti questi collegamenti porteranno in Romagna? O meglio quanto questo aeroporto sarà funzionale all’economia locale con l’arrivo di risorse economiche agli operatori turistici in genere ed a tutti coloro che svolgono servizi connessi direttamente ed indirettamente a quegli arrivi? Guardando le tratte è presto detto: poco.

Delle 7 tratte italiane saranno pochi i turisti siciliani o quelli sardi che lasceranno la loro regione per trascorrere le loro vacanze in Romagna, è presumibile che accada l’inverso e che cioè siano molti di più gli “indigeni” ad approfittare di queste tratte per trascorrere le loro vacanze in località balneari o culturali molto interessanti. Per i collegamenti internazionali la situazione non è delle più rosee, su 17 tratte solo per 5 (Amburgo, Londra, Monaco di Baviera, Katowice e Lodz) la Romagna sarà potenzialmente “appetibile” per i residenti di quelle zone. Anche se di inglesi a Rimini in passato ne arrivarono pochissimi. Perché non saranno certo un cospicuo numero di abitanti di Ibiza o di Mykonos, di Zante o di Barcellona, di Corfù o di Parigi a riempire quei voli per venire in Romagna ma accadrà l’inverso.

Nulla di male in tutto ciò, nulla di sbagliato ma resta il fatto che la funzionalità del Ridolfi sull’economia turistica locale resterà marginale. Funzionalità che tradotta banalmente significa sostenibilità economica di un impianto aeroportuale e questo non è certo un dettaglio visto che un aeroporto ha bisogno di aiuti e risorse pubbliche ingenti. E i progetti devono avere una ricaduta ragionevole sul territorio per lo meno quando prospettata politicamente. Se solo pochi anni fa l’aeroporto di Rimini non riuscì, dal punto di vista del bilancio economico “a chiudere il cerchio” nonostante avesse tante tratte appetibili ai turisti europei con voli su molte città della Germania o della Russia, dalla quale, quest’ultima, otteneva la maggioranza dei turisti in arrivo, come potrà Forlì far quadrare il cerchio con i soli romagnoli che vanno all’estero? E anche introducendo tratte più funzionali all’economia turistica romagnola, con due aeroporti a 50 chilometri l’uno dall’altro, come potrebbero sostenersi entrambi senza buttare, come in passato, enormi risorse pubbliche e gestionali in un’offerta turistica che si tradusse in un fallimento, tenendo conto poi che accanto ai due scali romagnoli c’è pure Bologna, aeroporto in continua espansione con voli low cost e di fatto in concorrenza con quelli di Forlì tipo i numerosi Bologna-Barcellona, Ibiza, Catania, Cagliari, isole greche ecc?

L’offerta forlivese è di fatto una proposta sgonfia che scimmiotta quella di Bologna e pesta i piedi a quella di Rimini, inoltre riguardo l’accaparramento di turisti stranieri e quindi di soldi al comparto lavorativo ed imprenditoriale locale, è di fatto marginale. Tutto ciò potrebbe essere un ulteriore zavorra per il mantenimento di un servizio, che volenti o dolenti, dovrà avere una certa sostenibilità. Se a tutto ciò aggiungiamo i problemi causati dalla pandemia alle compagnie aeree devastate dalla crisi di questi mesi, non si potrà certo pensare di sostenere l’insostenibile se il ritorno sul territorio non sarà conveniente. Perché, parliamoci chiaro, le risorse pubbliche e gli aiuti sono doverosi a patto che il gioco valga la candela.
Un ultimo inciso riguarda la presentazione dello scalo forlivese sull’omonimo sito web che dimostra quanto siano di facciata o peggio ancora risibili, alcune informazioni che dovrebbero presentare i punti forti dell’aeroporto mentre dimostrano quanto resti discutibile questo progetto.

Informazioni tipo il fatto che sia raggiungibile da alcune principali città, solo che quelle citate hanno aeroporti ancor più importanti di Forlì, come Venezia, Firenze, Bologna o quelle citate nel centro Italia a “uno sputo” da Roma. Tra le mete di grande interesse poi il sito cita pure Rimini che possiede già lo scalo ma anche questo sembra essere un dettaglio irrilevante. Fantastico poi il richiamo ad alcuni punti di interesse facilmente raggiungibili in auto, come Ravenna con la sua area industriale, area quest’ultima che sarebbe bene non citare, visto che è un obbrobrio. C’è poi la citazione di Cesena con il suo stadio Orogel Dino Manuzzi, struttura che da sempre attira turisti dal Giappone e dall’Australia, alcuni pur di vederla, arrivano perfino a dorso di mulo. Citati poi doverosamente l’Autodromo di Imola, i circuiti di Misano e del Mugello che però sono aperti una volta l’anno e hanno gli aeroporti di Firenze, Bologna e Rimini più vicini e con più collegamenti con il mondo rispetto al Ridolfi. Ma si sa, l’apertura di un aeroporto porta politicamente consensi e facili illusioni ai meno lungimiranti mentre il suo fallimento solo macerie per coloro che ci hanno lavorato, investito, creduto. Tanto poi alla fine non è colpa di nessuno.

Giorgio Venturi