Sintesi del rapporto sulle povertà e le risorse 2020

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mensa caritas

Tirare le somme dell’anno appena trascorso e restituire una lettura dei bisogni socio-economici del territorio in cui la Caritas Diocesana di Forlì-Bertinoro opera è un’operazione tanto necessaria quanto complessa. Sia perché la chiusura forzata dei servizi, nel pieno rispetto dei Dpcm governativi, ha impedito la raccolta sistematica dei dati delle persone che si sono rivolte alla Caritas, sia perché la situazione di emergenza sanitaria tuttora in atto non consente ancora di conoscere i suoi effetti sul lungo periodo.
L’emergenza sanitaria da Covid-19 si innesta in un tessuto, quello italiano, in cui le famiglie in povertà assoluta, cioè prive dei beni essenziali, sono oltre 1 milione e 600 mila e comprendono quasi 4 milioni 600 mila individui. Ne consegue che a risentirne maggiormente sono le persone già colpite da precarietà lavorativa, da fragilità e vulnerabilità sociali che nel contesto attuale, caratterizzato da chiusure forzate, blocchi lavorativi e distanziamenti sociali, vedono sempre più aggravata la loro condizione di indigenza.

In un anno che ha segnato in maniera indelebile la vita di tutte le persone, l’operato della Caritas Diocesana ha conosciuto un’inevitabile trasformazione. Garantire la continuità dei servizi e allo stesso tempo cercare di tutelare la salute delle persone che richiedevano un nostro aiuto e degli operatori e volontari che operavano nelle strutture è stata la sfida più grande e, come noi, ha interessato tutte le realtà del terzo settore presenti sul territorio.
La riorganizzazione ha interessato sia i servizi Caritas, che il nostro modo di operare: sono state attivate forme di ascolto telefonico, sono stati consegnati pacchi alimentari a domicilio e si è trasformata la modalità di accoglienza da temporanea a residenziale concedendo a chi una casa non ce l’aveva di avere un luogo sicuro in cui ripararsi.

L’avvento del lockdown e la conseguente sospensione della modalità tradizionale di gestione del servizio di ascolto ha impedito la raccolta dei dati di tutte le persone che nel periodo marzo – giugno 2020 si sono rivolte alla Caritas Diocesana. La perdita dei dati ha interessato non solo la Caritas Diocesana ma anche le tante Caritas parrocchiali che hanno dovuto interrompere il servizio per un periodo molto lungo, limitando i contatti alla sola distribuzione alimentare.

Il mancato servizio di ascolto ha comportato il non utilizzo del software Ospoweb sia per l’apertura di nuove schede anagrafiche, sia per l’aggiornamento delle schede già presenti sull’applicativo. Per avere informazioni quantitative più indicative dell’andamento della povertà nel territorio si dovrà estendere l’osservazione su specifici indicatori riguardanti gli accessi alla mensa Buon Pastore e la consegna dei pacchi alimentari nell’intervallo temporale marzo-giugno 2020.
Il totale complessivo degli utenti registrati dai due CDA negli 8 mesi di apertura è pari a 781 persone. Di queste 781 persone, il 32% è composto da nuovi utenti (246 persone in termini assoluti), si tratta di cittadini che prima del 2020 non si erano mai recati alla Caritas e che con l’avvento della pandemia hanno visto aggravarsi la propria condizione.
Chi sono questi “nuovi poveri”? Sono per il 66% uomini, di cui il 67% cittadinanza straniera, con un’età compresa tra i 19 e i 34 anni, che vivono soli sul territorio e in condizioni di forte precarietà lavorativa e abitativa aggravata dall’avvento della pandemia. All’interno di questi nuovi arrivi la percentuale di occupati risulta di poco maggiore rispetto a quella dei disoccupati (il 39% contro il 36%), tra questi vi sono lavoratori nel settore della ristorazione, lavoratori stagionali in ambito ricettivo, lavoratori del settore sportivo, ma soprattutto lavoratori irregolari e intermittenti che non possono beneficiare delle misure di sostegno statale perché di fatto “invisibili” agli occhi del mercato del lavoro.

Tra le donne invece, si registra una nuova utenza composta per il 53% da cittadine straniere, che vivono in nucleo familiare, con un’età compresa tra i 35 e i 64 anni. La percentuale di nuove utenti disoccupate in cerca di nuova o prima occupazione è del 52%.
Le persone che in maniera continuativa accedono ai servizi della Caritas da più di un anno sono 536, di cui il 68% è costituito da uomini, con un’età compresa tra i 35 e i 64 anni.
Sul totale complessivo di 781 utenti il 47% risulta essere senza fissa dimora, corrispondente in termini assoluti a 368 persone. Un dato allarmante che si prevede andrà ad aumentare a seguito dello sblocco degli sfratti previsto per la fine del mese di giugno 2021.

Sul totale complessivo degli utenti incontrati, il 63% è di cittadinanza straniera. In continuità con il 2019, la nazionalità maggiormente incontrata è quella nigeriana (83 persone), seguita da quella marocchina (61 persone) e senegalese (32 persone).
Per quanto riguarda la condizione giuridica, dei 492 utenti stranieri il 78% è titolare di regolare Permesso di Soggiorno, il 9% è cittadino dell’Unione Europea, l’8% non possiede alcun Permesso di Soggiorno e per il restante 5% non è stato possibile recuperare il dato.
Il totale dei beneficiari dei servizi Caritas è di 1274 persone. All’interno di questo dato sono conteggiati sia gli utenti titolari di scheda anagrafica, che i familiari che indirettamente usufruiscono del servizio, quale ad esempio, il pagamento di un’utenza domestica o l’acquisto di materiale scolastico.
La fascia d’età più rappresentata tra i beneficiari Caritas è quella degli adulti dai 35 ai 64 anni, che costituisce il 42,78% del totale dei beneficiari. Tra questi la percentuale di persone occupate, compresi i lavoratori stagionali, è del 49% contro il 42% di persone disoccupate. Segue la fascia d’età dai 18 ai 34 anni (31,32%). È all’interno di questo dato che si concentra la maggiore presenza di lavoratori precari, saltuari e in nero che proprio a causa di questa precarietà non hanno potuto accedere alle misure di sostegno statale previste per i lavoratori ordinari. Si attesta al 20,41% (260 persone in termini assoluti) la presenza di minori che hanno beneficiato dei servizi Caritas durante il 2020.

Se i giovani sono quelli che stanno subendo maggiormente le conseguenze di questa pandemia sul piano lavorativo, i minori sono i più colpiti dagli effetti negativi che ne derivano in termini di educazione e di socializzazione.
La chiusura delle scuole e l’avvio difficoltoso della didattica a distanza ha accentuato le criticità delle famiglie già in difficoltà economica che non avevano gli strumenti informatici adeguati a far fronte alle esigenze dell’istituzione scolastica. Computer, tablet, possibilità di collegarsi alla rete internet, stampanti, tutte attrezzature indispensabili per il proseguimento delle lezioni a distanza che hanno evidenziato le forti disuguaglianze tra famiglie e confermato quanto questa emergenza sanitaria non sia uguale per tutti e quando ne usciremo saremo forse più disuguali. Inoltre, la chiusura dei centri educativi, la mancata realizzazione di centri estivi, dei campi scuola e di tutte le attività extrascolastiche hanno limitato ulteriormente le occasioni di socializzazione dei bambini e dei ragazzi generando ripercussioni sulla loro salute psicofisica e l’aumento del fenomeno del ritiro sociale.
Infine il restante 5,49% è rappresentato dalle persone over 65 già colpite da problemi legati alla sofferenza della solitudine e della mancanza di reti di sostegno che con la pandemia si sono esacerbati.

Alcuni dati delle Caritas Parrocchiali

Se la Caritas Diocesana ha un’utenza costituita principalmente da uomini colpiti da gravi problematiche di tipo abitativo, le persone che si rivolgono alle Caritas parrocchiali, soprattutto per la loro collocazione più esterna rispetto al centro città e per la loro piccola composizione, che facilita l’instaurazione di una relazione di tipo amicale, registrano una presenza del 58,10% di donne, madri di famiglia, prevalentemente di origine straniera, che si rivolgono alle Caritas parrocchiali per la richiesta di un aiuto di tipo alimentare o di tipo economico.
L’emergenza sanitaria in atto, nonostante abbia costretto alla chiusura dei centri per periodi medio-lunghi, e abbia ridotto al minimo i contatti sociali, ha dimostrato quanto la relazione di fiducia instaurata con i volontari dei CDA parrocchiali sia così forte da resistere anche alle difficoltà di una pandemia.

Sul totale di 1079 utenti registrati dalle 21 Caritas parrocchiali che hanno fornito i dati, il 23,07% è costituito da nuovi utenti. Ma chi sono questi nuovi utenti? Sono soprattutto nuclei familiari monoreddito che a causa del lockdown e del ritardo nell’arrivo degli interventi statali, hanno chiesto un aiuto ai CDA parrocchiali per bisogni di tipo alimentare, per aiuti nel reperimento della strumentazione necessaria all’implementazione della didattica a distanza dei bambini e aiuti per il pagamento delle utenze domestiche. Parallelamente si è registrato il fenomeno dei ritorni di persone che avevano raggiunto una propria autonomia economica messa nuovamente in bilico dalla pandemia.
Per quanto riguarda la nazionalità, il 60% degli utenti è costituito da cittadini stranieri (pari a 645 persone in termini assoluti), di questi l’88% è in possesso di regolare permesso di soggiorno, il 10% è costituito da cittadini comunitari e il restante 2% ha una situazione giuridica irregolare.

Accanto all’aumento delle richieste di tipo alimentare è stato registrato dai volontari dei centri d’ascolto parrocchiali un sentimento diffuso di disorientamento per una situazione di cui si conosceva poco e soprattutto non si sapeva quando sarebbe terminata. Ecco perché è stato ancora più fondamentale organizzare dei servizi diversi che permettevano di mantenere sempre vivo il rapporto umano.
Oltre 400 ascolti telefonici, 10.798 pacchi viveri consegnati per coprire il fabbisogno alimentare di 3.316 beneficiari. Una macchina della carità che ha visto il coinvolgimento di tanti giovani volontari, la collaborazione con molte altre realtà presenti sui territori e la vicinanza di moltissimi cittadini.

Per ciò che concerne la condizione lavorativa di coloro che nel 2020 si sono rivolti ai centri d’ascolto parrocchiali, i dati a nostra disposizione ci proiettano uno scenario poco rassicurante. Solo il 32% delle persone è in possesso di un regolare contratto da lavoro dipendente e ha quindi potuto accedere alle forme di sostegno statale durante il periodo della chiusura forzata. Il 46%, quasi la metà degli utenti incontrati, non svolge alcun tipo di lavoro e ha un reddito mensile al di sotto della soglia di povertà relativa stabilita, questo vuol dire che non possiede le risorse per sostenere le spese minime alla conduzione di una vita accettabile. Il 15% è costituito da pensionati che con la pensione percepita non riescono a coprire le ordinarie spese di gestione familiare. Il 5% è costituito da lavoratori irregolari, i cosiddetti “invisibili” senza alcuna tutela e aiuto di tipo statale. Infine, il restante 2% è costituito da lavoratori autonomi.

Dall’analisi delle richieste effettuate dagli utenti dei CDA parrocchiali si rileva una scala dei bisogni che vede al primo posto il bisogno di tipo economico, che riguarda l’81,79% degli utenti italiani e il 79,06% degli utenti stranieri. Al secondo posto il bisogno di tipo lavorativo che interessa il 46,31% degli italiani e il 40,62% degli stranieri. Infine al terzo posto risulta più presente per i cittadini italiani il bisogno legato alle problematiche di salute che colpisce il 34,33% degli utenti italiani. Per i cittadini stranieri il terzo posto invece è costituito dai bisogni legati alle problematicità familiari che riguardano il 15,34% degli stranieri incontrati.