gelso e bachi da seta

Erano i giorni, quelli di fine maggio e inizio giugno, in cui serviva sempre più foglia di gelso per nutrire gli ormai voracissimi bachi da seta. Nelle famiglie contadine di Romagna – per secoli una delle aree più importanti del setificio italiano, al rango del bolognese e della fascia pedemontana tra Lombardia e Veneto (dove perfino Renzo, il “promesso sposo” di Lucia, lavorava in filanda) – la primavera accendeva un frenetico brulichio di vermi nelle bigattiere.

Ad attendere a questo lavoro, che costituiva per mezzadri e coloni l’unica forma per guadagnare soldi sonanti rispetto alle magre quote di produzione da spartire coi padroni, erano quasi sempre i più piccoli. Gli adulti sudavano nei campi e nelle stalle, tra fieno e cereali, bovini e maiali, vigneti e canapai. I bambini di campagna lavoravano fin dall’infanzia, anche quelli che avevano la fortuna di andare alla scuola elementare e arrivare alla seconda, magari alla quinta o continuare gli studi entrando in Seminario.

Lavorano sempre, non solo nei giorni della foglia quando sulle piante di gelso le fronde sfoggiavano le chiome più ricche e brillavano di verde. Storie d’un tempo socialmente lontano ma non così remoto, se si pensa alla vicenda raccontata da questo bellissimo ex voto dell’Abbazia del Monte. Era il 6 giugno di inizio Novecento quando Catterina Casadei cadde dall’albero. Fortunatamente, così almeno ci rincuora l’esistenza stessa dell’opera devozionale “per grazia ricevuta”, il peggio venne scampato. Chissà quale fu il destino della piccola Catterina che oggi avrebbe avuto più o meno 120 anni. Non lo sappiamo. Una cosa che sappiamo però è che al mondo, oggi, ci sono tantissimi bambini che vivono in condizioni analoghe alla sua di un secolo fa, pochi in Europa, tanti nel mondo dove miseria, ingiustizia e guerre continuano a crescere rigogliose.