Lumiwings-Aeroporto-Forlì

«Forlì rientra nella classifica europea delle 100 città a maggior tasso di mortalità da polveri sottili, secondo il recente studio pubblicato questo gennaio su The Lancet. A quanto pare non basta; oltre alle emissioni degli inceneritori, della mobilità, delle industrie e di quant’altro, la cittadinanza ora respirerà anche quelle provenienti dall’aeroporto. Chissà che il prossimo anno non saliamo sul podio delle città più inquinate, già occupato da altre città della pianura padana (Brescia e Bergamo). Ricordiamo, infatti, che il trasporto aereo è il mezzo maggiormente inquinante a parità di passeggero-km: viaggiando in aereo produciamo 448 g di CO2 per km a persona, mentre in treno solo 14 g di CO2 per km. 

In particolare, sono proprio i voli a corto raggio, cui si dedicherà l’aeroporto di Forlì, ad essere i principali emettitori di inquinanti atmosferici, poiché il carburante viene consumato maggiormente durante le fasi di decollo e atterraggio (oltre alla CO2, troviamo idrocarburi incombusti-COV e IPA, Particolato-PM, NOx-ossidi di azoto, tutte molecole tossiche per la salute umana secondo l’OMS).
Il report dell’IPCC dice chiaramente che, per ridurre le emissioni di gas climalteranti, il trasporto aereo dovrà essere ridotto drasticamente. Diverse stime internazionali permettono di indicare un apporto del trasporto aereo pari a circa il 3% del totale delle emissioni climalteranti, contribuendo così in maniera decisiva al surriscaldamento del pianeta e all’inquinamento dell’aria.

Apporto che sta crescendo vertiginosamente grazie all’aumento dei voli low cost. Proprio per questo in Francia è allo studio delle Camere un ddl per vietare voli a corto raggio. In Europa esistono casi di aeroporti inutilizzati e “rigenerati”, come a Berlino, dove il Tempelhof è stato trasformato in un parco urbano. Perché, invece, qui in Emilia Romagna si va nella direzione opposta, spingendo per accrescere il traffico aereo, emettitore di gas climalteranti? Sottolineiamo che in Emilia Romagna, in 217 km, abbiamo 4 aereoporti (Bologna, Parma, Forlì, Rimini), circa uno ogni 50 km. Davvero troppi, inutili e insostenibili in un’ottica di lotta al cambiamento climatico.

L’aeroporto di Forlì, in passato, non è mai riuscito a sostenersi senza enormi flussi di denaro pubblico e perciò fu chiuso nel 2013 (ora riaperto a carico di privati) e probabilmente non riuscirà a sostenersi senza ulteriori ingenti finanziamenti. In un’epoca di malattie, collasso climatico ed ecologico, vogliamo davvero buttare ulteriori soldi, seppure privati, in una fonte di inquinamento e in CO2? La letteratura scientifica dimostra che le persone che vivono in prossimità di scali aeroportuali e i lavoratori delle strutture aeroportuali sono costretti a subire gli effetti dell’inquinamento dell’aria e dell’inquinamento acustico con conseguenze importanti sulla salute e lo stato psicofisico.

Vicinissime all’aeroporto, ci sono ben tre scuole (Asilo Nido Piccolo Blu, Scuola primaria Rivalta e Scuola di Musica Marriotti). Da decenni sono ben documentati i disturbi dell’apprendimento in studenti che frequentano scuole ubicate in aree sottoposte ad inquinamento acustico proveniente da più fonti e in particolare dal trasporto aereo.
Chiediamo quindi che i controlli della qualità dell’aria, previsti per il solo 2022 dalla convenzione Comune di Forlì – ARPAe (ad oggi le uniche 2 centraline Arpa sono numericamente insufficienti), e i controlli dell’inquinamento acustico, nei pressi e dentro l’aeroporto, siano svolti nel rispetto di quanto previsto dal punto 9.2.8.( misure previste in ambito areoportuale) della relazione generale del vigente PAIR 2020 nonché con cadenza annuale e quindi anche nel 2021 e nel 2023. Infine, chiediamo al Comune di Forlì, che ha firmato la Dichiarazione Emergenza Climatica, di chiarire in che modo riuscirà a raggiungere le zero emissioni entro il 2030 e con quali misure intende compensare questa nuova ingente quantità di emissioni da trasporto aereo».

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