A Ravenna Dante e il sapore della cipolla

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Da sempre Ravenna è città d’incontro, laddove la fertile terra padana, irrigua delle acque dolci di fiumi e canali, si mescola alla terra sempre più sabbiosa e salsa verso la costa del vicinissimo Adriatico.
Dunque, inevitabile città d’incontro tra genti di terra e genti di mare per costruire una storia ravennate millenaria, davvero unica e originale.
Da tempi remoti ai nostri giorni la storia di questa città è stata possibile proprio dal giusto equilibrio tra la terra e l’acqua, i soli due elementi primordiali del mondo ai quali Ravenna pare essersi affidata nei secoli, lasciando in disparte gli elementi più instabili, fuggevoli del fuoco e dell’aria: è la conferma della concretezza dei ravennati, romagnoli di terra col respiro del mare.

E, cosa davvero sorprendente, Ravenna, mai immemore delle sue origini, richiama il suo equilibrio tra la terra e l’acqua nella celebrazione di un ortaggio, tanto comune e di sapore, ben coltivabile solo in un terreno compatto e senza ristagno, la cipolla, alla quale risulta intitolata, in sott’ordine, l’edificio cittadino della Chiesa di S. Giovanni Battista, più comunemente nota, appunto, come Chiesa della Cipolla.
Proprio quest’ultima denominazione costituisce il titolo dell’interessante saggio, edito da In. Edit di Castel San Pietro e presto in libreria, “La chiesa della cipolla a due passi da Dante”, pregevole opera di Alessandra Maltoni, nota protagonista della vita culturale ravennate sia nel campo della comunicazione che della formazione.

Si tratta di un’agile pubblicazione, corredata da foto, quindi una lettura scorrevole, ma esauriente che appaga la voglia di sapere al pari della curiosità di scoprire cosa mai si dica di nuovo su una chiesa ravennate.
L’autrice, forte della sua esperienza nel campo della comunicazione, non a caso richiama e stuzzica i lettori con l’originalità del titolo “La chiesa della cipolla a due passi da Dante”, abbinando l’edificio religioso alla memoria del Sommo Poeta, sepolto poco distante, poche centinaia di metri, e del quale ricorre quest’anno il 7° centenario della morte: certo, non possiamo ignorare come la cipolla, simboleggiando da tempi antichi le lacrime e il dolore come passaggi inevitabili per raggiungere fini alti e difficili, sia in questo caso il fil rouge tra la chiesa, luogo di preghiera e invocazione, e la vicenda, amara e penosa, del “ghibellin fuggiasco”.


Tanto meno non possiamo dimenticare come i benefici della cipolla su piaghe e ferite possano convivere con la figura taumaturgica del Battista. Concludendo, un titolo davvero azzeccato!
Comunque, Alessandra Maltoni ripercorre con efficace completezza la storia della chiesa dalla fondazione in poi, illustrandone le fasi costruttive, i motivi architettonici, tutto l’apparato ornamentale e pittorico.
Questo libro della nostra ravennate è davvero un buon “navigatore”, mai, però, monotono e impersonale come quello automobilistico, per un lungo viaggio dal IX a tutto il XVII secolo, quando la Chiesa della Cipolla assume toni dell’età barocca.

Un percorso esteso che non tralascia neppure come la chiesa abbia nel tempo avuto nelle sue vicinanze un monastero, poi un ospedale infine uno spazio per la fiera cittadina di prodotti agricoli, sicuramente cipolla compresa. Insomma, l’edifico religioso fulcro di una vita di comunità.
“La chiesa della cipolla a due passi da Dante” costituisce la preziosa summa di una memoria storica dalla civiltà preromana a quella romana, da quella bizantina a quella medioevale, infine a quella rinascimentale e, poi, dell’età moderna.
Accanto, però, ai fini culturali Alessandra Maltoni ripone in questa sua opera anche un omaggio al secolo di vita della nonna, tributo questo che preziosamente unisce memoria familiare e memoria storica.
Nell’Anno Dantesco Ravenna trova in una sua cittadina, già apprezzata poetessa e scrittrice, davvero un contributo culturale di indubbio valore.

Franco D’Emilio

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