Vai dove ti porta lo scranno

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Nella politica italiana il fenomeno dei transfughi è ormai endemico e puntualmente coinvolge decine di “onorevoli”, ad oggi per esempio, sono oltre 130 i parlamentari che hanno cambiato casacca. L’iter migratorio è semplice: ci si candida con un partito, si ottiene lo scranno e poi lo si lascia per occupare magari quello di una formazione politica che alle elezioni neanche si era presentata. Legittimo dunque il passaggio di decine di eletti nelle file del PD che a mandato in corso hanno trasmigrato in Italia Viva, la nuova formazione politica di Matteo Renzi. Ma è notizia di questi giorni il probabile ritorno nel PD di 4 “pentiti” di Italia Viva, forse perché alle prossime elezioni, restando nel partitucolo di Renzi d’Arabia, difficilmente otterrebbero lo scranno parlamentare.

Se tali ritorni, ad oggi mai smentiti, verranno confermati e il PD riaccoglierà gli ex trasnsfughi, la consolidata “transumanza politica italiana” sarà ancora una volta politicamente avvallata. Ma è del transfugo “romagnolo” in procinto, secondo alcuni giornali, di ritornare al PD che vorrei occuparmi e cioè dell’attuale deputato forlivese Marco Di Maio. Eletto nel 2009 in consiglio comunale a Forlì nella lista del PD prima di finire il suo mandato viene candidato alle politiche del 2013 ed eletto deputato. Alle successive elezioni del 2018, viene rieletto alla Camera nel collegio uninominale di Forlì-Faenza. Un solo anno dopo decide di seguire Matteo Renzi nel neonato partito Italia Viva, formazione politica creata da Renzi con il fine, per sua ammissione, di “svuotare il PD”, copiando il modello Macron in Francia.

Creare un partito senza presentarlo prima delle elezioni agli elettori ma a mandato in corso dopo essere già entrato in parlamento con il PD, seppur costituzionalmente legittimo, lascia molti dubbi dal punto di vista morale e provoca conati di vomito agli elettori. Farlo poi con il fine di distruggere la formazione che in politica ti ci ha portato, contribuisce certamente ad aumentare l’ormai enorme disaffezione dei cittadini nei confronti della politica. Ma fino a quando non arriverà un deciso lancio di ortaggi sul palco dei comizi preelettorali quando vengono presentate le liste con i riconfermati voltagabbana di turno, la transumanza “in e out” della politica italiana non si arresterà mai.

Tutto dipenderà quindi dal nuovo segretario Enrico Letta che dovrà decidere cosa fare con coloro che un anno dopo essere stati eletti, uscirono dal PD con il fine di affondarlo politicamente ma senza riuscirci e che solo un mese fa lo fecero franare votando contro il governo di cui facevano parte. Io credo che meriterebbero di essere riaccolti a braccia aperte raccomandando loro di “stare sereni” perché tanto il gregge non ha memoria.

Giorgio Venturi