Pantheon Forlì Foto Anna Maria D'Ambrosio

Da respingere al mittente la proposta di Giorgio Calderoni, consigliere del gruppo comunale ‘Forlì&Co’ di spostare in altra sede il crocifisso ligneo montato negli anni ’30 in un altare all’interno del Pantheon del cimitero monumentale di Forlì (nella foto di Anna Maria D’Ambrosio). Una richiesta, giustificata dal favorire l’utilizzo degli spazi ad altre religioni oltre a quella cattolica che vorrebbe riproporre la solita richiesta proveniente da ambienti di sinistra di collocare in quell’area una sala civica del commiato. Dimenticandosi che esiste già un progetto approvato dal Consiglio Comunale di realizzare una ‘sala del commiato laico’ in una sala adiacente alla camera mortuaria dell’ospedale Morgagni-Pierantoni”: a dirlo in una nota congiunta sono Fabrizio Ragni, vicecoordinatore provinciale di Forlì-Cesena di Fratelli d’Italia, e Marco Catalano, consigliere comunale a Forlì e presidente del circolo comunale ‘Caterina Sforza’ di Fratelli d’Italia di Forlì.

Calderoni ha lanciato l’idea nel corso dell’ultima seduta della Seconda commissione consigliare del Comune di Forlì nell’ambito di un dibattito sullo stato dell’arte in merito all’attivazione a Forlì di una ‘Sala del commiato laico“.
A Calderoni hanno fatto presente che lo spostamento del crocifisso dal Pantheon del cimitero monumentale di Forlì innescherebbe un lunghissimo iter autorizzativo da parte delle Soprintendenze di Ravenna e di Bologna. Ma, soprattutto, vorremmo evidenziare che l’intento di Calderoni, se messo in pratica, produrrebbe l’effetto di cancellare definitivamente la vocazione religiosa del Pantheon trasformandolo in mero involucro civile alleggerendone il senso storico e culturale all’interno di un complesso, quello del cimitero monumentale di Forlì, che racchiude un secolo d’arte e di stili, gioiello architettonico che spicca in tutta la Romagna. Sono proprio questa banalizzazione del sacro e questa de-religiosità dei beni storico-artistici che a nostro parere snaturano le nostre tradizioni, i nostri valori, i nostri principi, aprendo la strada a quella società omologata e indistinta, senza più punti di riferimento e che dimentica il passato, che a parole tutti condannano”: concludono Ragni e Catalano.

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