Edelveis e Alceo, umili e silenziosi costruttori di Forlì

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Stamani, incombenze familiari mi hanno costretto a raggiungere il centro di Forlì, ormai da 37 anni mia città di adozione, e, purtroppo, mi ha rinnovato molta tristezza la vista delle tante attività commerciali, chiuse per l’emergenza economica, indotta dall’epidemia Covid.
Inevitabile il pensiero alle storie, alle vite di tutti quei cittadini, uomini e donne, costretti, oggi, a chiudere con i loro negozi un capitolo importante della propria esistenza, insomma una vicenda di lavoro, impegno, anche contributo allo sviluppo della città di Forlì: tanti gelidi cartelli di cessata attività, a pennarello o a stampa, contro vetrine desolatamente spalancate su locali in abbandono.

Eppure, incredibile a dirsi, la notifica sul telefonino di una pagina locale, dedicata alla scomparsa di due forlivesi, Edelveis Gagliardi e Alceo Ravaioli, mi ha dato nuova speranza che tutto non sia perduto, anzi tutto possa ripartire da un nuovo punto sul quale dare leva alla nostra urgente riscossa: quando la morte conclude il cammino terreno di vite laboriose nel rispetto di forti valori umani, ebbene allora figure, come quelle di Edelveis e Alceo, diventano memoria di virtù, di esempio, perché no di risoluta tenacia a costruire il proprio futuro personale e quello della nostra comunità, locale e nazionale.

Edelveis Gagliardi e Alceo Ravaioli non erano uomini eccezionali, sono stati solo cittadini di valore, con il loro tempo partecipi del benessere, del progresso di Forlì, ma, soprattutto, durante la loro vita capaci di onorare il progetto che vuole l’uomo ad immagine e somiglianza del Creatore.
Due esistenze, due caratteri, due personalità sicuramente diverse, anche nell’equilibrio tra pregi e difetti, però con una dote in comune, quella di vivere intensamente, progettando, lavorando con la certezza della meta finale, anche attraversando un difficile secondo dopoguerra.

Così, con questo spirito Edelveis, 95 anni tondi tondi, che non ho conosciuto di persona, ma il cui nome, per me già tanto inconsueto, spunta spesso e spunterà ancora, ne sono convinto, sulla bocca di diversi miei interlocutori, è stato funzionario ed amministratore pubblico, uomo d’impresa e promotore sportivo, sempre testimone dello spirito e dei valori della Comunità del S. Luigi, a lui tanto cara.
Così, con pari spirito Alceo, prima operaio, poi artigiano, infine commerciante, 84 primavere romagnole, così mi confidò maliziosamente di contare l’età inesorabile, è stato un venditore competente, sempre attento alla qualità delle calzature in vendita nel suo noto negozio di via Caprera: anche solo per un acquisto tirava fuori una “camionata” di scarpe, di ciascuna delle quali ti diceva pregi e pecche. In fondo, proprio gli calzava a pennello il nome dell’antico poeta greco, tanto ispirato dall’impegno civile: ricordo come un giorno, consigliandomi per un acquisto, ero spesso suo cliente, mi dicesse con stringente logica sillogistica “sa, nella scarpa il piede deve stare comodo, sui piedi si muovono le nostre teste, quindi (picchiettandosi una tempia con l’indice di una mano) le teste hanno bisogno di scarpe!”

Nella squinternata attualità politica dei nostri giorni si sente parlare di “responsabili” o di “reclamata competenza al governo” della nazione: Edelveis e Alceo sono stati e lasciano sicuramente la memoria di buoni costruttori di se stessi, delle loro famiglie e del proprio rapporto con la comunità forlivese.
Entrambi hanno avuto buone teste su comode scarpe nel cammino della vita.

Franco D’Emilio

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