Un anno in stato d’emergenza. Confcommercio: «Bilancio pesantissimo»

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È da poco trascorso un anno esatto da quando le nostre imprese hanno iniziato a conoscere gli effetti, non solo sanitari, della pandemia: era il 31 gennaio quando venne proclamato lo stato di emergenza e da più parti arrivavano rassicurazioni rispetto al fatto che tutto si sarebbe risolto in sei mesi. Erano i giorni nei quali veniva veicolato il messaggio “andrà tutto bene” che molti di noi facevano fatica a comprendere alla luce delle centinaia di morti che causava quotidianamente il virus. Il bilancio ancora oggi è pesantissimo, in primo luogo per le perdite umane subite e per tanta sofferenza. E poi, sul fronte economico, per tante di imprese che hanno chiuso per sempre e per le molte che sono fortemente a rischio” è il commento di Alberto Zattini direttore di Confcommercio Forlì.

Il settore che rappresenta Confcommercio – continua il direttore – cioè il terziario di mercato, è quello che sta pagando il prezzo più alto alla crisi Covid. Tuttavia, a volte, abbiamo l’impressione che non ci sia ancora piena consapevolezza del disastro epocale che stiamo affrontando. A livello locale stimiamo una perdita di ricavi per qualche miliardo di euro. Tutta la filiera del commercio, turismo e servizi locale è rimasta travolta da questa crisi, con gravissime ripercussioni economiche. Per alcuni settori la situazione è addirittura drammatica e tra questi ci sono i pubblici esercizi (bar e ristoranti) con un meno 35%, gli albergatori con un meno 62% , il commercio al dettaglio dei prodotti di abbigliamento, calzature (in particolare tutto il settore Moda) con un meno 30% e le agenzie di viaggio e tour operator con un meno 65%. Solo per citare alcuni esempi“.

Di fronte a crolli di fatturato così devastanti i ristori finora sono stati insufficienti. E per molte imprese non sono mai arrivati. Il decreto Rilancio del governo basa gli indennizzi solo sul mese di aprile. E i successivi decreti Ristori sono stati legati ai codici Ateco penalizzando diverse attività non riconosciute. Aspettiamo il Ristori Quinquies che dovrebbe prendere in considerazione le perdite di fatturato del 2020 anche se si parla solo di parziale rimborso dei costi fissi. Siamo purtroppo estremamente preoccupati dal livello di esasperazione di molte nostre imprese che a distanza di un anno dall’inizio della pandemia non chiedono più ristori, non chiedono contributi ma chiedono prima di tutto di poter lavorare, in sicurezza, ma di poter lavorare. E se ciò non fosse possibile, se si continuasse sulla strada delle “chiusure forzate”, allora assumono un ruolo vitale i risarcimenti, un tema che richiede tempestività ed adeguatezza” insiste Zattini.

In una situazione di emergenza epocale come quella che stiamo vivendo ci preoccupa questo “crisi politica” perchè ogni decisione rinviata rischia di ripercuotersi in modo drammatico sulla vita delle persone. L’appello alla responsabilità di tutti che in passato suonava come un auspicio rituale oggi diventa realmente un’esigenza vitale per il Paese.
Nell’incontro con il presidente incaricato Draghi, Confcommercio ha sottolineato la situazione drammatica delle imprese del commercio e della ristorazione, del turismo e della cultura, dei servizi e dei trasporti. Rischiamo la chiusura di un numero enorme di imprese. Quindi ristori tempestivi ed adeguati alle effettive perdite di fatturato e proroga della Cassa Covid senza contribuzione addizionale e senza distinzioni dimensionali. E una rapida campagna vaccini, per ripartire in sicurezza. Gli imprenditori non aspettano che ripartire.
Occorre far la nostra economia locale. Da parte sua il Comune di Forlì, per le categorie maggiormente penalizzate, è intervenuto sia con provvedimenti di riduzione della fiscalità locale ma anche con contributi erogati alle imprese. Un grande segnale di attenzione nei confronti del sistema produttivo locale” precisa il direttore di Confcommercio Forlì.

Ma senza un deciso sostegno del governo sarà molto difficile rimettersi in piedi. A partire dalle risorse, necessarie per ridurre o azzerare la pressione di imposte e tributi locali fino ad arrivare alla gestione di un piano di ripresa che sia accompagnato da una stagione di riforme e di spazio a progetti di rilancio di commercio e città, dei trasporti e della accessibilità territoriale, dei servizi e della filiera turistica, dalla cui qualità e sostenibilità dipendo lo stesso Made in Italy. L’idea di una Forlì post Covid deve infine coinvolgere tutta la nostra società. Come Confcommercio abbiamo dato vita a una campagna “compro sotto casa”, pensata per stimolare i consumi verso le imprese locali. Tutti noi abbiamo visto, in questo anno, come sarebbe la città con le luci delle vetrine spente o con i tavoli dei ristoranti e dei bar vuoti. Se ancora ci piace il nostro mondo, se ancora amiamo le nostre città e se ancora abbiamo desiderio di socialità abbiamo una sola strada: sostenere le nostre imprese, le imprese del nostro territorio” conclude Zattini.