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Un’arte antica quella del restauro. Un’arte a cui è dedicata la nona puntata di “Do ciacri” (in pochi giorni, 1.175 le visualizzazioni), la rubrica video ideata e curata da Vincenzo Bongiorno, con l’aiuto per le riprese del giovane Davide Pieri, e proposta nella pagina facebook del Progetto “Cambia Vita”. L’approfondimento è stato possibile grazie all’ebanista e restauratore Marco Laghi, 55 anni, che ha aperto le porte della sua bottega, dove da ventisette anni opera a Rocca San Casciano.

Dopo il diploma alla scuola professionale Enfap come ebanista e restauratore – afferma Laghi la vita mi aveva portato ad iniziare a lavorare presso la Tipografia Cappelli di Rocca, ma non avevo mai accantonato la passione per il restauro. Un giorno, incontrando un professore della scuola professionale, mi disse che un artigiano di sua conoscenza di Forlì, il bravissimo intagliatore Glauco Pantieri, cercava per un anno e mezzo un collaboratore. Feci vincere la mia passione, lasciai la Tipografia, e iniziai come apprendista ‘ragazzo di bottega’ e fu per me molto importante, poiché dopo i fondamentali appresi a scuola ebbi la possibilità di acquisire un bagaglio importante di conoscenze ed esperienze vissute sul campo”.

Marco Laghi parte in proprio nel 1994. Nel suo laboratorio nel centro abitato di Rocca, lungo la Strada Statale 67, prepara personalmente l’indispensabile per ogni restauro. “Come colla – spiega – uso ad esempio colle di origine animale sciolta in acqua ad una temperatura non superiore ai cento gradi. Come lucido si usa la gommalacca, una resina organica prodotta da un piccolo insetto del subcontinente indiano e zone limitrofe. Questa resina deve essere sciolta in alcol 94 gradi almeno, e il risultato finale sarà un liquido da applicare al legno con un pennello o a tampone per lucidature molto brillanti”.

Possono poi esservi delle parti di cornici od oggetti anche da ricostruire: “Per questo tipo di interventi – osserva Laghi – si può usare una soluzione a base di gesso e colla di coniglio, facendo attenzione che non siano evidenti le parti ricostruite”. Per chi avesse in casa mobili in legno trattati con gommalacca, il consiglio di Laghi è quello “di applicare due volte all’anno, a primavera quando si spegne il riscaldamento e in autunno prima di accenderlo, un olio essiccativo paglierino o di vasellina. Questo permette di lasciare il legno morbido ed elastico oltre a fargli mantenere brillantezza”.

Sollecitato da Bongiorno a far vedere uno dei mobili di un tempo che si trovavano in tutte le case, Laghi ha mostrato una madia e ha spiegato: “Qui nella Romagna Toscana era davvero in tutte le case. Serviva per tenervi la farina e di fianco avere lo spazio per impastare il pane”.
Marco Laghi non ha dubbi nel consigliere ai giovani la sua come professione: “A me ha dato e continua a dare molta soddisfazione, anche per il rapporto di fiducia che si instaura con i clienti. Oltre a Forlì e circondario ne ho anche fuori provincia, a Firenze, Bologna, Ferrara, Modena. Inoltre, la cosa che veramente più mi piace del lavoro è la creatività che bisogna metterci e l’emozione che si prova a riportare a vita nuova un oggetto precedentemente rovinato. Ogni singolo restauro è una storia all’insegna di creatività e passione”.