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Un giorno prima che si onori la patrona Madonna del Fuoco, a Forlì, il 3 febbraio, si celebra con sincera devozione e partecipazione un’altra festa alla quale è molto legata la pietà popolare, quella di San Biagio. Il santo, originario di Sebaste in Armenia era vescovo di quella città oltre che medico e, secondo la tradizione, fu martirizzato a Sivas attorno al 316 durante la persecuzione ordinata dall’imperatore Licinio. Biagio operò vari miracoli tra i quali quello più famoso e cioè la guarigione di un bimbo al quale si era conficcata nella trachea una lisca di pesce. Il santo operò quest’ultimo miracolo quando già era stato incarcerato in attesa dell’esecuzione che fu particolarmente atroce: dopo essere stato bastonato e torturato con i pettini di ferro per cardare la lana, persistendo nel suo rifiuto di abiurare la fede cristiana, fu decapitato. Con evidente riferimento al suo miracolo più conosciuto, Biagio è invocato per la guarigione dai mali della gola. Nel corso dei secoli culto di questo santo si è diffuso in eguale misura in Occidente e in Oriente, sia tra cattolici sia ortodossi.

Se in numerose città italiane è forte la devozione a questo santo del IV secolo, a Forlì la tradizione della festa di San Biagio viene con particolare solennità celebrata nella chiesa del centro storico affacciata sulla Piazzetta don Garbin intitolata al santo al quale è anche intitolata quella porzione di centro, vale a dire il rione San Biagio. Il 3 febbraio saranno previste messe alle 8,30-10,30-16-18,30. L’ ultima messa sarà preceduta alle 17,30 dal Rosario e dai Vespri.

Durante l’intera giornata si rinnoverà il tradizionale rito della benedizione della frutta e quello della benedizione delle gole dei fedeli con l’imposizione delle due candele incrociate.
Da ricordare che nella chiesa forlivese di San Biagio c’è la cappella dedicata al santo martire, oggetto di un recente restauro su iniziativa dell’ultimo parroco salesiano, don Antonio Simioni, scomparso lo scorso dicembre. Nella cappella, sopra la grande statua del santo, si trova la lunetta “Da Guernica a San Biagio” (1994), opera del pittore Pier Claudio Pantieri, che raffigura il bombardamento e la distruzione della chiesa di San Biagio del 10 dicembre 1944.

Paolo Poponessi

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