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Per definizione un comitato è un gruppo organizzato di persone per realizzare finalità comuni: può avere interessi sociali, economici o culturali, ma sempre sopperisce al vuoto, all’assenza, parziale o totale, della politica, incapace di affrontare con razionalità e capacità una problematica rilevante, magari un’emergenza drammatica come quella attuale sotto l’incombente pandemia.

Lo scorso 15 gennaio un Progetto pilota per il Ritorno alla Normalità è stato con grande impegno e senso di responsabilità presentato in dettaglio a Gabriele Fratto, Presidente della Provincia di Forlì-Cesena, da rappresentanti del Comitato Romagnolo Libertà e Lavoro, a nome di ben oltre 150 imprese dello stesso territorio provinciale, in gran parte operanti nella gestione di bar, ristoranti, palestre, cinema ed altri servizi, tutti drammaticamente in ginocchio e impoveriti dai provvedimenti sanitari del Governo Conte.

Tale Progetto Pilota, come ribadisce con ostinata veemenza Daniele Avolio, portavoce dello stesso comitato, è un attento elaborato di misure, concreti strumenti per consentire gradualmente la ripresa di un intero sistema di imprese, vitali per l’economia e l’occupazione della Romagna forlivese, ancora di più a supporto di quel turismo, più o meno continuativo, sia di breve che lungo periodo, attivo dall’Appennino all’Adriatico, ai centri con vocazione culturale.

La volontà, anche disperata, di queste imprese di sfuggire all’imminente pericolo di povertà e chiusura, non ha perso, comunque, lucidità e forza propositiva nel ribadire nel Progetto Pilota come la ripresa sia, ad esempio, possibile attraverso l’incentivazione del merito di prevenzione nel principio della divisione a zona colore, garantito da tutte le attività, oppure da una più attenta, direi logica valutazione del rapporto tra spazi e aerazione delle attività, flusso di clienti e contingentamento degli accessi.
Tutto questo, nonostante l’assenza di certezza scientifica che dimostri incontestabilmente l’insorgenza di focolai e contagi epidemici nei comparti della ristorazione, del fitness e dell’intrattenimento cinematografico.

Niente di tutto questo è, però, interessato più di una benevola disponibilità di circostanza sia a Gabriele Fratto, Presidente della Provincia, sia al sempre supponente Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna: entrambi, sotto sotto, principalmente inclini, forse anche per disciplina di partito, ad accogliere ed applicare gli illiberali Dpcm sanitari, elaborati solo a tavolino dal governo Conte, fuori da ogni conoscenza della qualità operativa delle imprese di ogni territorio. Non una parola, critica e di proposta correttiva, da parte di Fratto e Bonaccini, meglio per tutti e due allargare le braccia e trincerarsi in un rassegnato, prono “non possumus” dinanzi ai Dpcm di un governo, cinico tagliagole delle imprese in nome di un contrasto all’epidemia, gestito insensatamente con tante contraddizioni e disparità.

Nonostante il Progetto Pilota in questione sia stato condiviso dai sindaci di Forlì e di Cesena, da qualche assessore e da organizzazioni di categoria, quali Confesercenti e Confcommercio, è davvero miserevole accettare che, oggi, quasi un mese dalla loro presentazione, le proposte delle imprese, organizzate nel Comitato Romagnolo Libertà e Lavoro, siano cadute nel nulla: da parte di Fratto, Presidente della Provincia, nulla di più del ruolo di passacarte di una sintesi del Progetto Pilota alla Regione; da parte del sempre saccente Bonaccini, Presidente della Regione, un assordante silenzio, tombale sull’ascolto dei bisogni, delle difficoltà, dell’angoscia delle attività produttive in rovina per il Covid.
Il Comitato Romagnolo Libertà e Lavoro, comunque, non demorde nella sua denuncia di una terribile distanza tra il paese legale e quello reale, tra la politica istituzionale e la realtà sociale, per questo continuerà a battersi anche nel confronto di ogni nuovo governo che risulti ancora illogico e devastante nei suoi provvedimenti anti Covid.

Franco D’Emilio

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