campo di concentramento Auschwitz

È chiaro che il pensiero dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce, anzi è un pesce e come pesce è difficile da bloccare perché lo protegge il mare”, così Lucio Dalla celebra, sostiene il pensiero critico e riflessivo nel suo “Com’è profondo il mare” del 1977 ed io, proprio da questi versi, nella ricorrenza della Giornata della Memoria vorrei muovere una riflessione sul razzismo e l’antisemitismo, sempre espressione di un disegno autoritario o, addirittura, totalitario contro il mare della libertà e della democrazia.
Solo una rinnovata riflessione sulla storia può, ad esempio, farci penetrare, interpretare appieno le vicende di ogni persecuzione, quindi aiutarci a fuggire dai pericoli di un nuovo razzismo: nella Giornata della Memoria il ricordo della terribile persecuzione antiebraica ad opera del nazifascismo può risultare attuale, fattivo solo se accompagnato anche dall’analisi critica, riflessiva sulle ragioni odierne del risorgente antisemitismo e del più vasto, riottoso razzismo.

Razzismo e antisemitismo restano ancora oggi fermi nella loro “mission” di individuare, colpire ogni possibile nemico di certezze personali e comuni, magari entro un’identità nazionale, ispirata ad un dogmatico concetto di civiltà.
Lo spirito, la finalità di principio della persecuzione antiebraica nazifascista continuano oggi nella pretestuosa crociata di alcuni contro tutta quella realtà che siamo consapevoli di non poter fuggire né ignorare perché frutto delle contraddizioni della globalizzazione e di un unico sistema mondiale: si colpiscono i più deboli e gli emarginati, soprattutto perché improduttivi, infine, in modo particolare, si attaccano tutti i “diversi” per provenienza geografica o per religione oppure per cultura, costumi e tradizioni o, addirittura, per orientamento sessuale.

Razzismo e antisemitismo sono nati e nascono tuttora dalla necessità di individuare ogni minoranza, ostacolo alla maggioranza di una comunità, decisa a non uscire dal suo conformismo sociale, politico ed economico; razzismo e antisemitismo necessitano sempre di un nemico da sconfiggere, quasi a monito di quanti possano turbare l’ordine vigente.
In fondo, ogni persecuzione è solo repressione di dissenso.
Accuse e pregiudizi infondati sono spesso strumento dell’attività persecutoria, si pensi la “colpa del deicidio” o l’avidità di potere e ricchezza, ampiamente usate contro gli ebrei a motivazione della loro persecuzione tra il 1939 ed il 1945.
L’ignoranza non manca di condire tanta vergogna: non è mai esistita una razza ebrea, ma solo un popolo ebreo, collocabile nel ceppo semitico mediorientale, lo stesso delle popolazioni arabe; non sono mai esistite razze ariane, intese come pure, superiori, magari fatte da individui biondi con gli occhi azzurri, come indicava la propaganda nazista. Altrettanto grave ignorare come il termine ariano indichi soltanto chi si esprime attraverso una lingua indoeuropea, derivata dal sanscrito, antica lingua dell’India, dalla quale oggi giungono in Italia molti migranti, scuri di capelli, la pelle più colorita, spesso vittime di comportamenti razzisti da parte di alcuni nostri connazionali.

La documentazione storica, concretamente incontestabile, ha dimostrato una sola verità: milioni di ebrei europei furono assurdamente sterminati nei campi di concentramento e quasi il 20 per cento della comunità ebraica italiana fu travolta dall’Olocausto.
Eppure, c’è chi questa verità storica la nega, magari vuole riscriverla, sostituirla con la menzogna di una “verità di comodo”, priva di fondamento e credibilità!
Negazionismo, revisionismo e rimozione degli avvenimenti sono i tre nemici della verità storica, tutti con lo stesso fine: manipolare, giustificare, travisare, minimizzare o, al limite, smentire la storia.
Ci sono storici, come Robert Faurisson e David Irving, negazionisti dello sterminio degli ebrei; per fini propagandistici il trascorso presidente iraniano Ahmadinejad ha dichiarato falso l’Olocausto, insomma solo una menzogna per giustificare la fondazione dello Stato di Israele; ancora oggi la Turchia nega o ridimensiona il suo sterminio degli Armeni nel 1915; la Russia di Putin smentisce lo sterminio per fucilazione di un milione di persone, tra le quali tanti ebrei, tra il 1930 ed il 1952 ad opera del regime di Stalin. Per fortuna le fonti storiche, gli archivi provano il contrario.

Chi mai può contestare il documento prefettizio, custodito all’Archivio di Stato di Forlì, prova inoppugnabile che nella pascoliana “Romagna solatia dolce paese…” nella tranquilla città di Forlì, più precisamente nell’Albergo Commercio di corso Diaz, fu allestito un campo di concentramento per il transito degli ebrei destinati ai campi di sterminio?
Chi può contestare i documenti storici con il tariffario dei premi corrisposti a chi denunciasse gli ebrei: 5.000 lire valeva un uomo, 3.000 una donna, 1.000 un bambino?
Chi può ignorare le carte che documentano, anche a Forlì, l’arricchimento di cittadini, affidatari per conto dell’EGELI, Ente Gestione e Liquidazione, delle case e dei beni sequestrati agli ebrei? Traiamo, sì, monito e insegnamento dalla memoria storica, ma soprattutto con spirito critico e riflessione adoperiamoci a navigare il mare attuale, a volte anche difficile della nostra libertà e democrazia.

Franco D’Emilio