Roberto Matatia protagonista all’ITT Marconi di Forlì

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Ravensbruck è un campo di concentramento esclusivamente femminile, poi trasformato in vero e proprio centro di sterminio, che si trova a soli 80 chilometri da Berlino, immerso in un bosco. Di questo luogo e di tanto altro ancora ha parlato ieri lo scrittore Roberto Matatia, autore del noto romanzo “I vicini scomodi”, agli alunni di sette classi (5°A mc, 5°C mc, 5°B en, 4°A ch, 4°B ch, 3°B mc e 2°F, con le insegnanti Maria Rosa Burattini, Claudia Fabbri, Valeria Farneti, Francesca Frissora, Donatella Rabiti e Marina Rizzo) dell’istituto Tecnico Tecnologico “Marconi”, nell’ambito delle iniziative organizzate in occasione della ricorrenza della Giornata della Memoria.

Interrogati espressamente al riguardo, i ragazzi presenti hanno ammesso di non conoscere questo campo che, viceversa, ha peculiarità davvero importanti.
Si è cercato di cancellare ogni traccia dell’esistenza di Ravensbruck – ha detto Matatia – ecco perché è così poco noto. Oggi è rimasto quasi nulla, ma ugualmente, grazie soprattutto alle testimonianza delle sopravvissute, sappiamo molto di ciò che avveniva in quel luogoMigliaia di donne erano stipate in 32 baracche e perlopiù venivano utilizzate in lavori faticosissimi ma del tutto inutili. L’obiettivo era l’annientamento tramite la fatica. Solo verso la fine (il campo era stato costruito nel 1938 ed è rimasto in funzione fino al 1945) fu dotato di una camera a gas e di tre forni crematori“.

Chi era rinchiuso nel campo? “Non solo ebree, ma anche attiviste politiche, oppure chi aveva commesso reati comuni. Venivano soprattutto dalla Polonia e da paesi dall’est europeo. Molte di loro vennero utilizzate come cavie per esperimenti medico-scientifici, soprattutto per tentare di mettere a punto una cura per la cancrena. A tale scopo venivano procurate loro delle ferite, che comportavano persino l’asportazione di ossa, o muscoli o tendini“.

Perché tutto questo? Sollecitato dalla domanda di un ragazzo, Matatia ha ricordato che per i nazisti la donna doveva svolgere solo la funzione di madre, dunque non poteva permettersi atteggiamenti sconvenienti o in contrasto con tale fine, mentre le donne ebree erano considerate inferiori e dovevano perciò essere eliminate. Molte di loro furono obbligate a diventare prostitute, con la conseguente nascita di bambini che venivano poi rinchiusi in una baracca apposita, e spesso lasciati morire di inedia.

Può capitare ancora, oggi, qualcosa di simile? Matatia ha risposto a questo ulteriore quesito affermando che la Shoah è e rimarrà umica, ma, purtroppo, molte situazioni, dalla Siria alla Bosnia, dalla Libia a tante altre realtà, mostrano tuttora che l’uomo non ha imparato a rispettare e ad amare i propri simili. E, in fondo, la Giornata della Memoria (che, a dire di Matatia, andrebbe richiamata, magari a piccole dosi, più volte all’anno) ha proprio la funzione di educare, soprattutto i giovani, alla tolleranza e alla solidarietà reciproca.