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«Il sindaco di “tutti i cittadini di Forlì” non risponde alle domande della cittadinanza: il 29 dicembre 31 associazioni del territorio e il gruppo Parità di genere avevano inviato a Zattini un’appello in cui si chiedeva – come è già avvenuto in molti Comuni italiani, e nelle altre province della Romagna – di rimuovere dalla pubblica affissione i manifesti della campagna del movimento pro-vita. Manifesti con un chiaro intento diffamatorio nei confronti del protocollo sanitario nazionale che ha introdotto il farmaco RU486 in Italia, dichiarandolo sicuro per la salute della donna, ma soprattutto manifesti lesivi della rappresentazione della donna e del suo diritto di scelta.

È stato necessario un question time in Consiglio Comunale per ricevere una risposta confusa e distorta da parte dell’assessora Cintorino, che in nessun modo intende risolvere la questione ma anzi, che dimostra ancora una volta come questa giunta non si esprima ne agisca in tutela dei diritti delle donne attraverso la salvaguardia della corretta informazione medica e di prevenzione, in applicazione della legge 194, legittimando quindi il messaggio di quella agghiacciante campagna di manifesti. È quanto mai ridicolo da parte del sindaco e della giunta trincerarsi dietro al concetto di libertà di espressione, e nascondersi dietro a una discutibile interpretazione della laicità delle istituzioni, quando lo stesso sindaco non più tardi di qualche mese fa, si è premurato di comunicare alla città la sua partecipazione alla messa per i bambini mai nati.

Un sindaco, una giunta e una assessora alle pari opportunità che non comprendono quanto quei manifesti rappresentino prima di tutto un atto discriminatorio e violento nei confronti delle donne, dimostrano chiaramente la loro inadeguatezza ai ruoli che ricoprono. Mentre nel frattempo le cittadine di Forlì continuano a dover subire questa propaganda discriminatoria e antiscientifica ai loro danni, perpetrata proprio attraverso la Pubblica Affissione Comunale.

L’unica cosa che ci conforta è che il primato giuridico delle leggi statali impone anche ad una giunta oscurantista come questa di dare applicazione alla legge 194, che rappresenta per noi e, siamo convinte, per la cittadinanza di Forlì, un passo fondamentale nel percorso di autodeterminazione delle donne».

Gruppo Parità di Genere Forlì