Fiere dell’Emilia-Romagna. FdI: «Il Pd lancia la fusione tra Rimini e Bologna con annessa corsa alle poltrone»

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Il presidente della Regione Bonaccini pochi giorni fa si è impegnato ad aumentare la partecipazione azionaria della Regione nel capitale sociale e a sostenere il progetto industriale di un’unica società fieristica tra BolognaFiere e Ieg, la società nata dall’unione delle fiere di Rimini e Vicenza.

Bonaccini ha prospettato l’idea di aumentare il peso della Regione nell’azionariato della costituenda maxi società senza però ufficializzarne la misura in termini economici, e stiamo parlando di soldi pubblici, soldi di tutti noi. Al di là degli annunci roboanti, i protagonisti di questa fusione – tre amministratori del PD: Bonaccini, Merola e Gnassi – si sono dimenticati di mettere in luce il contorno di questa operazione. Ovvero, uno scontro sui possibili assetti societari (non c’è accordo tra le due soluzioni, sarà fusione per incorporazione o nuova holding?) e la ridistribuzione di poltrone della newco: una presidenza, una vicepresidenza e due amministratori delegati. È più evidente che prima ancora di parlare di strategie fieristiche questi esponenti del Pd dovranno trovare la soluzione al rebus degli incarichi: Merola al secondo mandato da sindaco di Bologna, non potrà ricandidarsi, così come il mandato comunale di Gnassi, scade quest’anno. Insomma, una classica questione di poltrone”: affermano in una nota congiunta il coordinatore provinciale di Forlì-Cesena di Fratelli d’Italia, Roberto Petri, e il vicecoordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Fabrizio Ragni.

Sgombrato il campo dall’argomento principale, le poltrone, se dovessimo parlare della questione strategica dovremmo ricordare a tutti che il sistema fieristico nel suo complesso è stato fortemente colpito dalla pandemia e necessita di ulteriori risorse per uscire da una situazione di gravissima crisi. Risorse pubbliche che sarebbero necessarie non soltanto per le fiere di Bologna e Rimini, ma anche per gli altri poli provinciali e comunali, in primis Forlì e Cesena, che nel frattempo, anno dopo anno, si sono viste sfilare dal cartellone gli eventi principali come la Fieravicola e Macfrut. Eh sì, questa è la situazione. La giunta Bonaccini ha deciso di sostenere alcune fiere e poli espositivi e lasciare ai margini altre realtà, destinare all’irrilevanza economica, fuori dai progetti regionali di sviluppo. Fuori dai grandi investimenti. Sull’asse della via Emilia si portano avanti i progetti delle giunte di centrosinistra ed a maggior ragione oggi è penalizzata dagli indirizzi strategici regionali Forlì, guidata da un sindaco di centrodestra fuori dal coro, come Zattini”: aggiungono Petri e Ragni.

Le parole utilizzate dai tanti politici del centrosinistra per giustificare la fusione fieristica Bologna – Rimini: “aggregazione per reggere la sfida della globalizzazione” evidenziano una visione politica internazionalista che da sempre penalizza i territori. Anzi li declassa, cancellandone le peculiarità storico-culturali, le specificità socio-economiche ed i valori acquisiti nel tempo. E tutto questo sull’altare di quell’omologazione che cancella le nostre tradizioni così cara alla sinistra e che noi identifichiamo invece come il primo ostacolo allo sviluppo ed alla tutela della nostra vera identità. Identità e realtà locali che intendiamo invece difendere a tutti i costi. E, nel merito delle Fiere di Forlì e Cesena, su come non svendere o far chiudere i nostri “gioielli” o “beni di famiglia” sapremo dare il nostro contributo in termini di idee e progetti quando sarà il momento”: conclude la nota di Fratelli d’Italia.