Polizia-controlli-coronavirus

È raro trovare d’accordo due posizioni politiche così diverse come quelle di Europa Verde e Fratelli d’Italia. Per quanto riguarda, invece, le fasce a colori attivate in Italia a seguito delle pandemia le due forze politiche dicono più o meno la stessa cosa.

L’idea di differenziare le misure per limitare la diffusione della pandemia in base alla situazione del territorio è giusta. La tutela della salute dei cittadini è prioritaria e va messa al primo posto, e la situazione impone ovviamente di prendere le precauzioni più adeguate possibili, che impattino meno possibile sul lavoro. Capisco la sofferenza dei ristoratori e delle attività economiche, e credo che il loro grido di dolore vada ascoltato, pur continuando a non sottovalutare il pericolo ed invitando ad usare tutti gli strumenti a nostra disposizione per ridurre il numero di vittime” è il commento di Alessandro Ronchi di Europa Verde Forlì.

Oggi potremmo fare un paio di passi in avanti: il primo sarebbe quello di differenziare le zone a colori a livello provinciale. Se l’obiettivo delle misure non uniformi è infatti quello di limitare al massimo i contagi, restringendo l’analisi degli indicatori a livello provinciale avremmo risultati più precisi ed efficaci: se in una regione c’è una provincia rossa ed una bianca, è ingiusto fare la media e farla diventare arancione, con il risultato di restringere le possibilità a chi ha meno rischi e di allargarle a chi è più sotto pressione. Restringere le zone permetterebbe ai cittadini più virtuosi e rispettosi delle direttive di vedere prima i risultati dei loro sacrifici, e limitare tempestivamente il contagio nelle zone che purtroppo stanno vedendo un incremento del rischio” insiste l’esponente dei Verdi.

Il secondo passo da fare sarebbe quello di programmare con più anticipo le misure. Non siamo più ad inizio 2020 ed i contagi hanno andamenti ormai comprensibili e prevedibili, quindi potremmo decidere con più giorni di margine le zone. I Dpcm del weekend per il lunedì impediscono qualunque attività di programmazione, aumentano la necessità di cautela negli ordini e contribuiscono pesantemente allo stress delle attività economiche e dei cittadini. Diamoci delle regole in anticipo e rispettiamole, ritagliamo con più precisione le misure, rispettiamo con buon senso le solite precauzioni che ripetiamo da un anno: solo così potremo vedere più vicina la fine dell’emergenza” conclude Alessandro Ronchi.

Se ne parla da mesi, dividere l’Italia per province anziché per regioni nell’organizzare le fasce “a colori” per i lockdown anti-Covid. Adesso, dopo le proteste dei ristoratori e dei commercianti, letteralmente in ginocchio a causa delle continue chiusure, non è più un tabù riflettere su un’organizzazione su scala provinciale e persino anche su base comunale o poli-comunale”: a rilanciare la proposta è Fabrizio Ragni, vicecoordinatore di Fratelli d’Italia Forlì-Cesena e responsabile del territorio forlivese del partito.

Ci risulta che lo stesso Comitato tecnico-scientifico che orienta le scelte del governo abbia più di una volta proposto chiusure solo su base provinciale anziché su base nazionale o regionale. Ed esistono situazioni di interi territori provinciali virtuosi rispetto alla propagazione del virus penalizzati all’interno di regioni inserite nelle zone rosse o arancioni. Più di una volta, secondo i bollettini Ausl il quadro epidemiologico dell’infezione con relativi ricoveri era meno grave nei territori dell’area Forlivese rispetto ad altre zone dell’Emilia-Romagna. Dunque, si poteva prefigurare un quadro diverso rispetto alle limitazioni imposte dal governo”: aggiunge Ragni.

Uno spiraglio c’è stato venerdì mattina quando il presidente della Provincia di Forlì-Cesena, Gabriele Fratto, nel corso dell’incontro con la delegazione di commercianti, ristoratori e titolari delle palestre del “Comitato libertà e lavoro” ha detto che con i dati degli ultimi giorni il nostro territorio potrebbe stare in ‘zona bianca’. E noi condividiamo questa analisi. Dunque è opportuno discuterne e vedere come la pensa, per esempio, il governatore regionale Bonaccini, vedremo fino a che punto è dalla parte degli imprenditori. Se continueranno le chiusure il 40% delle aziende del settore della ristorazione chiuderanno entro il 31 marzo. E’ proprio questo quello che vogliono i nostri governanti?”: conclude Fabrizio Ragni.