diga di ridracoli

«Da qualche giorno si è tornati a discutere di sistema idrico romagnolo. Il motivo è evidente: i cambiamenti climatici sono già in atto e almeno tre degli ultimi dieci anni hanno visto scarsità di precipitazioni e conseguenti difficoltà a garantire un servizio fondamentale alle aziende e ai territori romagnoli. Partendo da questo dato, Romagna Acque Società delle Fonti ha fatto studi, coinvolto università ed esperti del settore per proporre alcune soluzioni per i prossimi decenni. Vanno fatte due premesse.

La prima è che il territorio romagnolo, in materia, si pone tra gli esempi virtuosi, nazionali ed europei, grazie a scelte lungimiranti compiute a partire dagli anni ’70/80: la costituzione del Consorzio Acque, la costruzione della diga di Ridracoli, la gestione coordinata di tutte le fonti idriche romagnole e il collegamento con il CER (Canale Emiliano-Romagnolo). A cui si aggiunse la scelta di fare di Romagna Acque una società pubblica di diritto privato a completa proprietà pubblica (Comuni e Province). Grazie a quelle visioni e intuizioni politiche il territorio romagnolo è riuscito a sopperire alla sua storica carenza idrica, ad aumentare la qualità dell’acqua che arriva nelle case e a ridurre fortemente il prelievo da falda, limitando il conseguente abbassamento del livello del suolo (subsidenza). Pensiamo solo all’impatto ottenuto su due fronti: la salute (il compianto Dino Amadori amava sottolineare quanto il miglioramento della qualità dell’acqua avesse consentito una riduzione di alcuni tipi di tumori) e l’economia (turismo sulla costa e attività produttive in testa).

La seconda premessa riguarda la discussione che è necessario affrontare sgombrando il tavolo dagli aspetti ideologici. Progettazioni di medio-lungo periodo, come quella da approntare per prevenire le conseguenze dei cambiamenti climatici in atto e l’adeguamento dell’infrastruttura idrica romagnola, devono basarsi su analisi di dati scientifici, una pianificazione coerente e prospettica e, non ultimo, il buon senso di cercare soluzioni sostenibili, e realizzabili, ai problemi oggettivi. Se le scelte degli anni ’70 fossero state lasciate ad un’eccessiva emotività e radicalità ideologica, oggi non ci sarebbe Ridracoli e tutto il territorio romagnolo sarebbe probabilmente in un’altra condizione economica e sociale.

Detto questo, su un tema così delicato per i prossimi decenni il Partito Democratico forlivese ritiene positivo il dibattito che si è avviato, con un primo incontro tra Romagna Acque, la Regione Emilia Romagna e alcune amministrazioni locali coinvolte in questi mesi.
Da dove partire? Innanzitutto dal metodo. La Regione, grazie alla disponibilità dell’Assessore Irene Priolo e alla struttura di Atersir, potrà coordinare un lavoro che coinvolga Romagna Acque (a partire dalla sua volontà di sviluppare congiuntamente ricerche e analisi sul tema) e gli enti locali. Quando si parla di enti locali, certamente, consideriamo tutto il territorio romagnolo e non solo parte di esso.
Nel merito, è indubbio che i dati e le evidenze scientifiche rappresentino la base da cui muovere per programmare investimenti e progetti realistici dal punto di vista economico, ambientale e realizzativo.

Le scelte, che la politica, le istituzioni e gli stakeholder sono chiamati a compiere, andranno ponderate valutando anche i contesti sociali ed economici dei territori a cui si riferiscono. Lo sviluppo sociale, culturale ed economico che investimenti di questo tipo possono generare – in termini di indotto produttivo, attrazione di ulteriori investimenti e capitale umano di ritorno in aree spopolate o prive di ricambio generazionale – a nostro avviso costituiscono la cartina di tornasole della validità di progetti infrastrutturali pensati per un intero territorio e per i suoi bisogni primari e derivati. Da questo punto di vista, ancora una volta, “il modello Ridracoli” rappresenta un esempio concreto di cui far tesoro.

Un dibattito come questo pensiamo meriti l’impegno di tutte le forze politiche e il contributo di tutti i territori romagnoli, evitando di confinarlo a singoli gruppi di opinione, o territoriali, che possano aprioristicamente esprimere contrarietà. Contrapporre interventi ed azioni locali (piccolo è bello se ha un valore aggiunto e risponde a delle esigenze, non di per sé) al bisogno di grandi progettazioni che – come fu Ridracoli – guardino al futuro della Romagna e della regione è, a nostro parere, approccio miope e controproducente.
È indubbio che grandi interventi come quello di cui ragioniamo richiedano un coinvolgimento largo, dalle comunità locali al sistema economico ed istituzionale; è tuttavia altrettanto fondamentale che, per poter dispiegare quell’effetto moltiplicatore di sviluppo e traino di cui si diceva in precedenza, occorra concentrare le risorse su azioni complessive, di sistema, non frammentate, mirate, il cui impatto ambientale sia minimo o possibilmente nullo.

Il Partito Democratico forlivese propone dunque che questa discussione prenda corpo subito, coinvolgendo il territorio romagnolo, i sindaci dei capoluoghi, i presidenti delle Province e i sindaci dei territori dove gli interventi sono ipotizzati. Nel fare ciò, vorremmo si uscisse da logiche campanilistiche che spesso hanno bloccato una corretta e virtuosa pianificazione romagnola. Un tema così cruciale pensiamo meriti impegno da parte di tutti. Il nostro territorio provinciale, che con l’Invaso di Ridracoli si è responsabilmente fatto carico di fornire l’acqua all’intera Romagna, per primo deve mostrarsi aperto a questo confronto. Ed è con il medesimo spirito che chiediamo agli altri territori romagnoli di manifestare, sui grandi temi che ci accomunano, analoga reciprocità in una logica di piena e leale cooperazione istituzionale.
Siamo fiduciosi che in questo modo si possa uscire da una modalità di confrontarci che a volte, specialmente nel nostro territorio, fatica a condurci ad una visione d’insieme e di lungo termine, fermandosi al quotidiano».

Daniele Valbonesi segretario territoriale PD forlivese