Forlì inquinata

«In una conferenza stampa che va a sostenere e a integrare le posizioni del TAAF in merito dell’aumento di portata dell’inceneritore di Hera, FFF/P4F Forlì e il Comitato Difendiamo l’Ambiente con le Unghie! rappresentato da Ruggero Ridolfi, portano l’attenzione sulle emissioni prodotte dagli inceneritori per i rifiuti urbani.

Nelle proposte di riduzione dell’inquinamento (traffico, industrie, riscaldamenti) gli inceneritori non vengono mai considerati come entità “negoziabile o riducibile”, e invece pesano in maniera significativa sull’ambiente, sulla saluta e sulle emissioni di CO2.
Infatti, prendendo i dati della dichiarazione ambientale dell’inceneritori per i rifiuti urbani di Hera di Forlì, emerge che nel 2016 sono state emesse 150.219 tonnellate di CO2 per 119.703 tonnellate di rifiuti trattati.

Nel 2017, ogni abitante in Emilia Romagna mediamente ha prodotto 8,98 tn di CO2. Con un semplice calcolo si riescono a mettere in relazione questi dati e fare capire quanto incidono le emissioni di CO2 prodotte dall’inceneritore di Hera sulle emissioni totali del forlivese, e cioè oltre il 14% !
Oltre a questo, sottolineano gli FFF, anche per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, gli inceneritori sono del tutto insostenibili. Infatti, i recenti dati ISPRA testimoniano che gli inceneritori emettono CO2 di origine fossile per kWh netta prodotta in misura pari al 220% rispetto alle emissioni del mix energetico nazionale. Tutto questo in un’epoca in cui dobbiamo andare verso emissioni zero!

Riprendendo i risultati di una ricerca effettuata da Rete rifiuti zero ER, le emissioni di CO2 degli inceneritori risultano nettamente superiori anche alle emissioni del carbone (884 grammi/kWh lordo contro i 1.135,6 grammi per kWh prodotti in media dagli inceneritori in ER).
Dopo le recenti dichiarazioni da parte della Regione Emilia Romagna (nell’ambito del patto per il clima e per il lavoro) di voler diventare 100% rinnovabile entro il 2035, spegnere gli inceneritori è dunque d’obbligo se si vuole raggiungere tale obiettivo. Per fare questo serve quindi una raccolta rifiuti porta a porta spinta su tutto il territorio regionale, che riduca in maniera drastica i rifiuti da incenerire, come è successo nel territorio forlivese così come in tutto il bacino Alea. Inoltre, vanno creati al più presto impianti di riciclo oltre a impianti per la selezione della frazione residua che possono ridurre ulteriormente la quantità di rifiuti non riciclabili. Contemporaneamente bisognerà ovviamente adottare una politica che elimini i rifiuti inutili alla fonte, partendo dagli imballaggi e dagli incentivi alla diffusione di negozi alla spina.

Facendo così, come fra l’altro ha dimostrato la raccolta Alea, la frazione del secco calerà in maniera drastica in pochissimo tempo. Quando quindi si potrà iniziare a spegnere gli inceneritori nel territorio regionale, chiediamo che quello di Hera a Forlì sia il primo ad essere spento, considerando il fatto che i cittadini forlivesi convivono da decenni con ben due inceneritori che inquinano l’aria, la Terra e di conseguenza la loro salute.
Infatti, a questo proposito Ruggero Ridolfi, coordinatore di Isde Forlì-Cesena e del comitato Difendiamo l’ambiente con Unghie, ricorda i risultati dell’iniziativa di biomonitoraggio svoltasi a marzo del 2017, che ha raccolto 236 campioni (220 idonei) per valutare la concentrazione di 23 metalli pesanti nelle unghie dei bambini di 6-9 anni del territorio comunale di Forlì.

I risultati di tale iniziativa in seguito a due pubblicazioni su delle riviste scientifiche internazionali hanno acquisito valore come vero e proprio studio osservazionale.
Nella prima viene evidenziato come nelle due aree Est e Centro-Nord, che comprendono la zona industriale, due inceneritori di rifiuti, l’autostrada e la tangenziale, è stata trovata una concentrazione media di tutti i metalli del 60% superiore a quella di Ovest e Sud.
In una seconda pubblicazione gli stessi dati sono stati elaborati confrontando la presenza dei metalli pesanti nelle unghie di 62 bambini abitanti entro 3 Km dai due inceneritori di Forlì (considerati “esposti”) con quella dei rimanenti 158, considerati “controlli”.
Le concentrazioni di metalli è risultata maggiore negli esposti rispetto ai controlli per Alluminio (Al), Bario (Ba), Manganese (Mn), Rame (Cu) e Vanadio (V). Le concentrazioni di Ba, Nichel, Cu, Mn e V sono predittive, cioè indicano coloro che vivono nelle aree esposte. Quelle stesse concentrazioni (escluso il Vanadio) correlano tra loro, indicando una fonte comune di emissione.

Tutti questi aspetti aumentano il rischio per la salute in età pediatrica, anche considerando che i bambini sono più vulnerabili ai tossici ambientali e che hanno un tempo significativamente maggiore, rispetto agli adulti, per sviluppare effetti cronici da esposizioni ambientali prolungate, quali tumori e malattie degenerative.
In età pediatrica, il carico corporeo dei metalli è collegato a condizioni patologiche: alterazione della crescita e dello sviluppo, obesità, danni neurologici e cognitivi, disturbi respiratori e cancro. In un recente studio, che caratterizza la presenza di metalli pesanti nel particolato dell’aria (PM1, PM2.5, PM10) emessa da un inceneritore di rifiuti urbani, i bambini residenti presso l’impianto presentano un alto rischio non-cancerogeno ed un elevato rischio cancerogeno per l’esposizione ai metalli tossici legati alle particelle emesse.
Nel nostro studio, la concentrazione media di Manganese registrata nelle unghie dei piedi dei bambini esposti (4,4 µg/g) è leggermente superiore a riportata in età pediatrica (3,57 µg/g, media ponderata) in un’analisi combinata della letteratura. Il Mn è risultato presente ai massimi livelli tra i metalli pesanti nel particolato raccolto sottovento da un inceneritore italiano. L’inalazione di Mn può attraversare la barriera emato-encefalica e può entrare nel cervello attraverso il bulbo olfattivo fino alla corteccia cerebrale: i bambini potrebbero essere particolarmente a rischio poiché esiste un collegamento tra i livelli di Mn nel sangue/capelli e gli effetti neurologici (per es. punteggio QI alterato, danni comportamentali).

Un aumento del carico corporeo di Rame (Cu) è stato correlato ad un aumento dello stress ossidativo e alla generazione di radicali liberi reattivi dell’ossigeno (ROS), che favoriscono l’insorgenza del cancro. Uno studio recente ha confrontato le concentrazioni di metalli nelle unghie degli adulti con linfoma Non-Hodgkin o Linfoma di Hodgkin, mostrando livelli più alti di Cu in entrambi i gruppi di pazienti rispetto a controlli sani. Le concentrazioni di Cu nei campioni di unghie dei pazienti con linfoma (7,36 e 7,76 µg/g Non-Hodgkin ed Hodgkin, rispettivamente) erano solo leggermente superiori alla concentrazione media di Cu registrata, nel nostro studio, nei bambini esposti (6,34 µg/g).
Il Nichel (Ni) è stato rilevato in campioni di aria e di suolo raccolti attorno ad un inceneritore di rifiuti solidi urbani, e nei bambini, l’esposizione al Ni presente nel particolato è associata in maniera negativa agli indici di funzionalità polmonare. In un recente studio le concentrazioni di Ni nei capelli delle donne in gravidanza e nei tessuti della placenta fetale hanno un rapporto nell’aumentare l’insorgenza di difetti cardiaci congeniti nella prole. Infine, il Ni è un cancerogeno del gruppo 1 IARC per una possibile relazione con la leucemia acuta infantile, secondaria al danno ossidativo del DNA .
Per ultimo vorremmo portare l’attenzione anche su uno studio pubblicato su Environmental Pollution4 condotto dalle università di Siena e Aarhus dove viene individuata una possibile correlazione tra inquinamento ed elevata mortalità per Covid in Lombardia ed Emilia Romagna.

Gli esperti hanno valutato i livelli di inquinamento nelle regioni italiane usando i dati del satellite Nasa Aura e sostengono come sia probabile che molte persone che hanno contratto il coronavirus fossero già indebolite a causa dell’esposizione prolungata allo smog.
Considerando quindi i dati della qualità dell’aria di Forlì, che certo non viene migliorata grazie alla presenza dei nostri due inceneritori, la correlazione fra Covid e l’inquinamento sarebbe un ulteriore motivo per tutelare la salute dei cittadini e fare di tutto per poterli spegnere al più presto.
Infine, si informano gli organi di stampa della nascita di un fronte unico, che unisce tutti gli attori del territorio forlivese che da tempo portano avanti la lotta per lo spegnimento degli inceneritori a Forlì: TAAF, FFF e P4F Forlì, il Comitato Difendiamo l’ambiente con le Unghie e il Forum Ambiente e Salute di Forlì (il vecchio Forum No inceneritori). Si anticipa che si vorrebbero chiamare a una mobilitazione i cittadini forlivesi sabato 7 novembre per dare più forza alle richieste portate avanti da queste associazioni e che sono sentite da una buona parte dei cittadini forlivesi. Ulteriori dettagli seguiranno la prossima settimana».

TAAF, FFF e P4F Forlì, il Comitato Difendiamo l’ambiente con le Unghie e il Forum Ambiente e Salute di Forlì