palazzo ex monte di pietà di Forlì foto Fabrizio Verni

Sabato 24 ottobre prende il via la nuova stagione espositiva di Arte al Monte con l’ultimo progetto artistico di Vincenzo Baldini che amplia ulteriormente la sua ricerca sui temi del notturno e della diffrazione dell’identità individuale.
Nato a Forlì nel 1960, Vincenzo Baldini inizia la propria carriera artistica allestendo, giovanissimo, la prima personale a XC Pacifici di Forlì nel 1983. Da allora ha curato personali (tra cui La notte lava la mente nel 2008) e partecipato a collettive (come Rich ad Artefiera 2011) in molte città in Italia (Bologna, Cesena, Ferrara, Bolzano, Roma) e all’estero (Innsbruck, Londra e Berlino). Sempre nel 2011 è stato selezionato per il Padiglione Emilia Romagna della LIV Biennale di Venezia con sede a Reggio Emilia.

La caratteristica principale della sua arte è la ricerca sulle potenzialità della materia, che regna sovrana nel suo lavoro. Le sue opere non presentano virtuosismi né dimostrano autocompiacimento, mirando a trovare l’opera vera attraverso quella materia scabra e dura, potente e pressante che sembra quasi spingere fuori con prepotenza gli elementi che compongono il quadro. Tutta questa forza “schiaccia” luci e colori in una tavolozza ridotta all’osso, a tratti quasi oscura e cupa, con una luce che sembra non ci sia; tutto è funzionale alla materia ma con essa impastato. Le raffigurazioni – spesso in primissimo piano – ne escono ammantate di mistero e magia.

Questa nuova edizione de La notte lava la mente mette a confronto alcuni ritratti del progetto dedicato ai “dimenticati”, che suscitò già nel 2015 l’interesse di Sgarbi per il suo “Museo della Follia”, con le ultime creazioni di Baldini, volte ad indagare l’identità di genere e la ricerca di sé al di là dei ruoli e delle appartenenze. “L’opera si apre e c’è un vuo­to che si scioglie – ha evidenziato a questo proposito Flavia Zoli – e attraver­so una crepa, uno strappo, traduce il conflitto interiore che marca il dinamismo tra l’habitus ed il meccanicismo dell’abitudine, così da ren­dere la struttura struttura­ta permeabile alle soluzioni imprevedibili ed innovative”. Se nei dimenticati, come ha osservato Tom Flynn, Baldini liberava le anime dando delle facce ai nomi restituendogli quell’umanità e quell’individualità di cui era stati privati, nel nuovo progetto “Lisistrata, Medea, Giulietta, Ofelia, nascono come pro­tagoniste delle tragedie di una scena teatrale dove il confine tra finzione e realtà è sottile quanto una pagina di copione. L’incompiutezza – scrive sempre Flavia Zoli – è presente ad ogni passo verso il suc­cesso, e il desiderio appa­re, ma sempre minaccioso, proprio perché ciò che vie­ne ripudiato invece rima­ne o permane nei termini di una identificazione perduta. Questo desiderio cercherà di avere la meglio su una im­medesimazione che non po­trà mai essere totale e che quindi è sentita e coniugata nell’incompiutezza”.