Confedilizia FC: «Appoggiamo il progetto del Comune di Forlì “Case Sicure”»

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Confedilizia Forlì-Cesena, esprime la propria soddisfazione per il progetto “Case Sicure” messo in campo dal Comune di Forlì alcuni mesi fa. Carlo Caselli, presidente provinciale dell’Associazione dei proprietari di casa, Stefano Senzani, presidente vicario, e Vincenzo Bongiorno, segretario generale, affermano: “È la strada giusta per essere solidali con chi realmente ha più bisogno, quella di ripristinare il massimo della legalità nell’abitare nelle case popolari. Esprimiamo il nostro apprezzamento quindi alla Giunta di Gianluca Zattini, e in particolare al vicesindaco Daniele Mezzacapo, e all’Assessore alle Politiche Sociali, Rosaria Tassinari, per il lavoro che stanno svolgendo”.

E poi aggiungono: “Ci rincuora sapere che si è all’opera per sistemare problematiche come quella della residenza negli alloggi di ospiti estranei al nucleo familiare assegnatario, come quello dell’abbandono degli alloggi, di cui finora su dieci individuati, otto sono stati recuperati per essere riassegnati. Bene che vi sia un lavoro anche per preservare il decoro dei quartieri attorno alle case popolari, con la verifica, ad esempio, sui veicoli abbandonati, arrivando finora a rimuoverne quattro di cui uno è risultato oggetto di furto”.

L’Associazione dei proprietari di casa poi osserva: “La stessa certezza del diritto ci piacerebbe fosse riconsegnata anche a livello nazionale ai tanti proprietari che hanno finora subito il nefasto blocco generalizzato degli sfratti fino al 31 dicembre 2020, approvato in Parlamento nella conversione in legge del Decreto Rilancio”.

E Confedilizia Forlì-Cesena si appella proprio ai deputati locali, Marco Di Maio, Carlo De Girolamo, Jacopo Morrone e Simona Vietina, affinché “si impegnino per rimuovere il blocco degli sfratti, misura che di fatto compromette il diritto di proprietà e il funzionamento dell’intero sistema delle locazioni, senza tra l’altro prevedere alcuna misura di sostegno ai proprietari di abitazioni affittate che hanno così perso quella che il più delle volte era l’unica fonte di reddito”.