Gabriele Zelli

La possibilità di ottenere finanziamenti nazionali ed europei per l’adeguamento di alcune importanti arterie stradali romagnole e per la realizzazione di nuove vie di comunicazione ha messo al centro dell’attenzione il destino della via Ravegnana. Di seguito si riporta l’opinione di Gabriele Zelli, già assessore del Comune di Forlì, presidente del Consiglio Comunale della stessa città e sindaco di Dovadola.

Sono del parere che la discussione su interventi strutturali da realizzare in alternativa all’attuale via Ravegnana non può essere limitata alle due municipalità di Forlì e di Ravenna ma deve interessare tutti i Comuni del Forlivese, in particolare quelli collocati lungo le valli del Bidente, del Rabbi, del Montone, anche loro da annoverare fra le entità che hanno necessità di collegamenti. Deve coinvolgere città come Cesena e Faenza per le inevitabili ricadute che l’eventuale scelta eserciterà anche su questi due importanti realtà romagnole. La via Ravegnana è sempre stata un collegamento strategico per il nostro territorio, inteso non solo come città di Forlì, e lo sarà anche in prospettiva. Però da oltre 40 anni non assolve più a questa funzione in maniera adeguata per ragioni di carattere strutturale e di tragitto. Questi limiti non permettono di soddisfare le esigenze di una mobilità che nel frattempo è cresciuta a dismisura ma che ha sempre le stesse imprescindibili necessità e cioè arrivare nel minor tempo possibile alla destinazione prefissata“.

Nell’ambito di questa discussione non non va dimenticato, come troppo spesso viene fatto, che la strada in questione è praticamente ancora quella progettata nel 1786, durante lo Stato Pontificio, dall’architetto Camillo Morigia (1743-1795). Essa corre praticamente sulla sponda del fiume Ronco, attraversa centri abitati, a volte di modeste dimensioni, a volte semplici agglomerati di case ma pur sempre zone con comunità molto attive. In più costeggia una serie di importanti ville storiche con i loro straordinari parchi confinanti con una delle corsie di marcia“.

In prospettiva l’attuale arteria non potrà avere quel ruolo che dovrebbe avere una via di comunicazione fra due importanti aree della Romagna come quella forlivese e quella ravennate; aree fra le più sviluppate della Regione Emilia-Romagna e di conseguenza d’Europa. Non lo potrà essere, se rimane così com’è, soprattutto in prospettiva degli investimenti e del conseguente sviluppo del porto di Ravenna e della prossima riapertura dello scalo aeroportuale di Forlì. Sono dell’idea che la via Ravegnana difficilmente potrà assumere nuovamente un ruolo strategico se si interverrà sul tracciato esistente, in quanto i lavori sarebbero fortemente e giustamente condizionati dalla presenza da una parte del corso d’acqua e dall’altra dalle ville storiche con i loro parchi, entrambi un patrimonio architettonico e naturalistico di straordinaria rilevanza“.

L’ipotesi avanzata oltre 30 anni fa di un ampliamento delle due carreggiate attuali, l’eliminazione dei punti più pericolosi e il superamento dei principali centri abitati (Coccolia e Ghibullo) fu osteggiata da più parti. In particolare fu bocciata dalla Soprintendenza di Ravenna per le numerose interferenze che il progetto ipotizzava proprio con questi siti storici. Oltretutto oggi queste interferenze sarebbero ancor più accentuate in conseguenza dei criteri che disciplinano la progettazione di strade di categoria C1, che sono inevitabilmente molto più invasivi. Si dovrebbe: 1) realizzare delle palizzate per ampliare la strada dove il terreno, sulla sinistra verso Ravenna, è a quota più bassa; 2) posizionare i guard rail di di sicurezza che stravolgerebbero l’ambiente dei parchi delle ville storiche; 3) trovare soluzioni alternative alle numerosissime immissioni in carreggiata verso le numerose abitazioni edificate lungo l’arteria, alle quali vanno trovate valide soluzioni alternative; adeguare la viabilità locale con la realizzazione di rotatorie almeno per eliminare gli incroci con le vie più importanti“.

Pensare di agire come se non fosse mai stato esistito un pregresso, sia come atti di diversi enti sia come valutazione tecnica e politica, sarebbe decisamente miope, oltre al fatto che oggi le esigenze della viabilità, del trasporto merci, del turismo e della mobilità quotidiana sono ben diverse da quelle degli anni ’80. Sulla sede attuale della Ravegnana occorre comunque intervenire, questo è indubbio. Occorre renderla più sicura e più scorrevole perché comunque rimarrà sempre un’arteria di congiunzione fra due capoluoghi di provincia e i loro territori. È pure necessario realizzare il superamento delle aree abitate con tangenziali di modesto impatto ambientale e in ogni caso utilizzando soluzioni e materiali poco invasivi. In questo contesto, affinché si ottenga un risultato efficace, va ridotto il numero delle immissioni in carreggiata e va adeguata la viabilità dei paesi che sono presenti, oltre a rimodulare le intersezioni tramite rotatorie. In questo modo si configurerebbe un collegamento sicuramente più veloce di quello attuale, salvaguardando anche le attività esistenti che altrimenti sarebbero destinate a chiudere, già di per sé un’operazione difficile perché anche il settore dei consumi ha registrato modifiche epocali. Però il negozio di vicinato va tutelato perché contribuisce, insieme a molto altro, a fare comunità“.

Personalmente non ritengo che ci si debba fermare qui, così come credo che non sia la soluzione giusta prevedere, come indicato in una delle ipotesi presentate da Anas, la realizzazione di un percorso parallelo al tracciato originario (categoria C1 ovvero strada extraurbana secondaria a traffico sostenuto) con innesto sulla SS16 via Classicana. Tale soluzione prevede circa 18 km di strada di categoria C1, un sottopasso autostradale, 7 sottopassi stradali, 5 sottopassi agricoli, 3 ponti su canali, 6 rotatorie, uno svincolo sulla strada Classicana. In questo caso si “raddoppia” il collegamento con Ravenna, già in essere grazie al tracciato autostradale che dall’A14 va verso la città bizantina che in molti, anche forlivesi, hanno utilizzato nel lungo periodo in cui la Ravegnana è rimasta chiusa per l’intervento di ripristino dopo il crollo della chiusa del fiume in zona San Bartolo, ma non tiene in considerazione la necessità di un collegamento con Ravenna anche dei paesi delle vallate del Bidente, di Forlimpopoli, di Bertinoro. In particolare non darebbe nessuna risposta per quanto riguarda un collegamento più veloce fra l’autostrada e la zona costiera, oggi raggiunta attraverso la nostra Cervese, o le altre strade provinciali che dai caselli autostradali vanno verso: Lido di Dante, Lido Adriano, Lido di Classe, Lido di Savio, Cervia, Cesenatico e oltre, nonché verso mete turistiche come Mirabilandia. Inoltre si precluderebbe un collegamento diretto con la Strada europea E55, che è bene ricordare essere una strada di classe A e, come si evince dal numero, è una dorsale Nord-Sud che consentirebbe un collegamento più veloce anche con vaste zone del ravennate, del cesenate, nonché, e questo è l’aspetto principale, attraverso questa strada con la Toscana, l’Umbria, il Lazio e Roma“.

Per cui l’ipotesi che mi convince di più, senza entrare nei dettagli del tracciato, è quella che ruota su un percorso alternativo costituito da una strada di categoria B1 (strada extraurbana principale) che si innesta sul percorso della strada statale E45 partendo dalla rotonda della Tangenziale di Forlì a ridosso dell’autostrada. Dallo studio di Anas sono previsti circa 12 km di nuova strada, un sottopasso autostradale (A14), 5 ponti, 6 cavalcavia, uno svincolo sulla strada E45. Mi convince di più questa soluzione, fermo restando l’adeguamento come detto dell’attuale Ravegnana, anche in considerazione della situazione viaria che si è determinata a Forlì dal 1990 in poi con la realizzazione dell’Asse di Arroccamento e della Tangenziale Est. Anche guardando al futuro con il completamento del tratto San Martino in Strada-Vecchiazzano; una prospettiva quest’ultima concreta in quanto esiste il progetto e sono stati confermati i finanziamenti. Tutto ciò ha dato e darà alla città uno dei migliori sistemi di viabilità extraurbana di tutta la Regione“.

Perché, come sostiene l’attuale sindaco Gian Luca Zattini, Forlì sarà pure stata una “città addormentata” ma nel dormiveglia è riuscita, solo fare qualche esempio: a costituire un polo tecnologico-aeronautico che non è secondo a nessuno (Istituto Tecnico Aeronautico, ENAV Academy, corso di laurea in Ingegneria Meccanica e aeroporto); a realizzare uno degli ospedali più efficienti d’Italia; a istituire un Istituto Scientifico per lo Studio e la Cura dei Tumori fra i più importanti del nostro paese (con sede a Meldola); a effettuare decentramento di alcuni corsi di laurea dell’Università degli Studi di Bologna prima e un Campus universitario poi (Campus che può competere per organizzazione e qualità dello studio con realtà analoghe a livello europeo e non solo). In campo economico ha saputo avviare, grazie all’imprenditoria locale e non solo, settori di primaria importanza, anche in questo caso con rilevanza nazionale ed internazionale, come quello del mobile imbottito e della nautica; ha saputo attrarre aziende come la Electrolux, la Bonfiglioli e la Trasmital; ha dato alla Softer la possibilità di diventare una grande impresa rispondendo in passato in modo celere ed appropriato alle esigenze di espansione dell’azienda che consente oggi alla nuova proprietà, la Celanese Production Italy, di ipotizzare lo spostamento a Forlì delle proprie attività sparse in Europa. È a questa Forlì proiettata nel futuro che occorre dare una risposta. Considerate anche le difficoltà crescenti, accentuate dalla crisi e dalla pandemia, per affrontare questa fase occorre un patto fra istituzioni, entità sociali, economiche, politiche e le rappresentanze di base dei cittadini per cercare di superare una vera e propria emergenza. I proclami sul faremo, decisamente troppi, non servono a nulla“.