elezioni

A Forlì i Sì hanno ottenuto il 68,61%, mentre i No si sono fermati al 31,39%. I votanti sono stati 46.356 di un elettorato composto da 86.954 (53,31%). A livello nazionale si è sfiorato il 68% (67,8% per la precisione). Dopo questo risultato che conferma la modifica costituzionale approvata dal Parlamento arrivano i primi commenti dei politici forlivesi.

Con la vittoria del Sì al referendum costituzionale, che ormai sembra un risultato chiaro, si apre una nuova fase della politica italiana – afferma il segretario territoriale del Partito Democratico forlivese Daniele Valbonesi -. I prossimi passi che vanno affrontati con urgenza sono una nuova legge elettorale e il superamento del bicameralismo perfetto, per non lasciare il taglio dei parlamentari come una riforma isolata, rendendo questo risultato parte di un processo più ampio. Ora avviamo un percorso di riforme adeguato ad un paese moderno, tra le quali anche il completamento, o parziale ripensamento, di quanto fatto sulle Province. Non è una necessità per gli ‘addetti ai lavori’, ma una garanzia per i cittadini. I dati a livello territoriale e provinciale rispecchiano, per ora, l’esito nazionale – conclude Valbonesi – confermando una chiara volontà dei cittadini”.

Una grande vittoria ottenuta in parlamento – è il commento di Simone Benini e Daniele Vergini del Movimento 5 Stelle Forlìconfermata oggi dai cittadini, un primo passo puntuale verso riforme utili alla collettività. Una riforma, quella della riduzione del numero di parlamentare voluta dal Movimento 5 Stelle sin dal 2011 con la prima proposta di Beppe Grillo sul blog e portata avanti in parlamento dal 2013 ora è legge a tutti gli effetti con circa il 70% di Sì degli italiani. Ora avanti con il taglio degli stipendi che consiglieri regionali e parlamentari del Movimento 5 Stelle già adottano e portano avanti dal 2010 e ad oggi ha permesso di restituire 114 milioni di euro (https://www.tirendiconto.it/), una legge elettorale proporzionale che ridia al cittadino la possibilità di scegliere ed eleggere i suoi rappresentanti in Parlamento ed una legge sul conflitto d’interessi nel mondo dell’informazione. Perché un paese informato senza il peso delle lobby è un paese più libero” concludono i due pentastellati forlivesi. 

Il referendum ha dato un esito inequivocabile che va rispettato anche da chi si è espresso in maniera opposta. La vittoria del Sì non apre in automatico alcuna stagione di riforme, ma lancia una sfida a tutte le forze politiche (non solo di maggioranza): intervenire entro la fine della legislatura per evitare che la riduzione del numero dei parlamentari diventi una mera riduzione del numero di rappresentanti dei cittadini“. Lo afferma il deputato romagnolo di Italia Viva Marco Di Maio, capogruppo in Commissione Affari costituzionali alla Camera. “Serve intervenire mettendo mano a una seria riforma del bicameralismo con una sola camera elettiva composta da 600 parlamentari – afferma – introducendo il meccanismo della sfiducia costruttiva per rafforzare la stabilità dei governi; infine realizzando una legge elettorale che nel garantire il pluralismo della rappresentanza, assicuri ai cittadini la possibilità di determinare col proprio voto quale parlamentare eleggere per il proprio territorioIl mio impegno, da componente della Commissione Affari costituzionali – conclude – sarà da subito in questa direzione: perché in assenza di interventi la vittoria del Sì diventerà un boomerang che aggraverà i problemi già esistenti e allontanerà ancor di più cittadini e istituzioni. Al lavoro, dunque, a testa alta e ancor più determinati di prima“.

Il risultato del referendum – è il commento di Raffaele Acri di Forza Italiasempre con la speranza che non sia superato da una legge di accordo parlamentare (referendum per la responsabilità oggettiva dei magistrati docet), consegna alla classe politica, molti spunti di riflessione sulle misure e comportamenti da adottare per il futuro. Non è stata, a giudicare dalle percentuali, una posizione dei soli elettori pentastellati, ma piuttosto di una chiara indicazione dei cittadini elettori verso un deciso cambio di direzione dell’atteggiamento della classe politica. Lo stesso atteggiamento espresso dai partiti che rappresentano il voto moderato, rispetto a quanto avevano votato durante l’iter parlamentare, ha convinto gli elettori a fornire un segnale inconfondibile, evidentemente malfidati dal messaggio equivoco trasmesso dai vari esponenti politici, che ostentavano distinguo abbracciando un interesse preoccupato per una futura fragile democrazia possibile. La politica futura deve riacquistare la credibilità nei riguardi degli elettori, approvando norme che garantiscano il voto espresso dai cittadini e non quello delle poltrone da occupare, come ad esempio il divieto di cambiare casacca o partito durante la legislatura“.