Nuovo-regolamento-comunale

«Un Regolamento di Polizia Urbana è un documento importante e complesso, che interviene direttamente sui cittadini imponendo vincoli e limitazioni alla vita quotidiana, alle attività commerciali e delle imprese, alla fruizione dei beni pubblici. È inoltre un documento scritto per rimanere in vigore per un congruo periodo di tempo. Di conseguenza appare logico che la discussione di un simile testo avvenga in maniera distesa e approfondita, permettendo a tutti i consiglieri di conoscere i dettagli tecnici delle singole previsioni e la ratio che le motiva e che, pur nella distinzione dei ruoli tra maggioranza e opposizione, tutte le forze politiche vengano chiamate a dare il proprio contributo affinché tutti i cittadini possano riconoscervisi.

Eppure ben diverso è l’iter che la maggioranza, di forzatura in forzatura, ha voluto seguire: la discussione è stata circoscritta ad una sola Commissione consiliare, la possibilità di porre domande è stata limitata; si è persino tentato di approvare il documento nel giro di una settimana! Di fronte a questo atteggiamento, il nostro gruppo non è comunque mai venuto meno ad un approccio costruttivo, e con questo spirito avevamo accolto favorevolmente la decisione, presa al termine del Consiglio del 27 luglio scorso, di rinviare il voto per svolgere ulteriori confronti e verificare se si potesse raggiungere una sintesi almeno sui provvedimenti di natura non “politica”.

Nel corso di queste settimane il nostro atteggiamento si è mantenuto serio e coerente; abbiamo ridotto significativamente il numero degli emendamenti che avevamo presentato ed evitato ogni polemica formalistica e procedurale, sforzandoci di verificare, sui contenuti, la possibilità di migliorare il testo. In risposta la maggioranza si è presentata all’ultimo incontro avendo già deciso il da farsi e respingendo la quasi totalità dei nostri emendamenti. Siamo sconcertati da questo rifiuto pregiudiziale e immotivato, perfino su emendamenti di natura tecnica. Prendiamo atto di essere di fronte ad una precisa scelta politica e che dentro la maggioranza, ancora una volta, sono prevalse le posizioni più radicali, che si nutrono dello scontro e rifiutano ogni margine di dialogo.

Le nostre osservazioni non sono state accolte ma il Regolamento mantiene tutti i suoi difetti: è mastodontico, farraginoso, squilibrato. Alcuni passaggi sono dettagliati minuziosamente, altri sono generici e vaghi, con riferimenti pressoché letterali ad altre normative. 
Un’impostazione del genere andava evitata almeno per due ordini di ragioni:
– Da una parte perché è inutile inserire un numero così grande di divieti che spesso interferiscono prepotentemente con la vita privata dei cittadini. Secondo noi, un Regolamento di Polizia urbana deve definire limiti che assicurino il sereno dispiegarsi della civile convivenza, non dettare linee di condotta individuali che incidono sulle scelte personali dei cittadini, per di più sulla base di una visione moralistica, perbenista e proibizionista francamente non condivisibile.
– Dall’altra perché è dubbio che quanto si sta discutendo sia effettivamente applicabile. Non sono infatti previste a medio termine variazioni nell’organico della Polizia urbana, pur tuttavia il Regolamento espande in maniera evidente gli ambiti di intervento e i compiti degli agenti. Ci sembra di poter dire che la retorica propagandistica ha condotto a formulare previsioni che sarà impossibile far rispettare. A nostro avviso si tratta di un grave errore perché nulla diminuisce maggiormente la credibilità delle Istituzioni che l’emanazione di norme disapplicate.
– Più di ogni altra cosa, non è condivisibile l’impostazione ideologica di fondo del Regolamento, che sanziona una serie di condotte dei soggetti che vivono in condizioni di marginalità o disagio sociale, per fortuna non molto numerosi a Forlì, città dalla robusta rete di protezione e integrazione. Questi articoli rivelano che l’approccio del “nuovo” regolamento di Polizia Urbana è vecchio; siamo di fronte, né più e né meno, alla ripresa (senza troppa fantasia) delle teorizzazioni della destra americana degli anni ’80, l’idea cioè di poter rispondere al disagio sociale urbano in termini di repressione, espellendo gli emarginati fuori dalle zone “bene” e dai confini della legalità amministrativa. Si tratta di un’idea di non particolare successo, se è vero che le analisi sugli esiti di queste politiche sono concordi nell’evidenziarne la limitata incidenza rispetto alla sicurezza urbana e i numerosi limiti, come l’ulteriore marginalizzazione di chi vive in condizioni di disagio e che si trova ad essere confinato alla periferia spaziale delle città e ostacolato nell’accesso ai servizi e all’assistenza che necessità è che è dovere morale non meno che costituzionale garantirgli.
– In generale rigettiamo l’idea che i poteri pubblici, di fronte alle sperequazioni economiche e all’aumento della povertà prodotti dal trionfo del modello liberista e della crisi, rinuncino a mettere in campo una forte risposta sul versante sociale, e si rifugino nella semplificatoria “soluzione” delle sanzioni e delle repressioni. Così facendo il problema sociale sottostante non è risolto, è solo nascosto sotto il tappeto.
Per questi e altri motivi, abbiamo ritenuto che il Regolamento non fosse ricevibile e abbiamo espresso un voto nettamente contrario».

Federico Morgagni, capogruppo Forlì e Co.