TAAF, ISDE e Comitato Tecnologie Sostenibili: “Contrari al 5G”

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«TAAF (Tavolo delle Associazioni Ambientalisti Forlì) e Comitato Tecnologie Sostenibili Stop 5G Romagna evidenziano che sul tema 5G hanno inoltrato alla Regione Emilia Romagna un’istanza di audizione. Preso atto che la stessa Regione ha costituito “un tavolo per lo studio, l’analisi e la condivisione degli aspetti tecnici ed amministrativi “del 5G, all’interno del quale non risultano soggetti appartenenti al mondo della tutela dell’ambiente e della salute, auspichiamo di ottenere l’accettazione della nostra richiesta. Nel frattempo intendiamo sottolineare quanto segue.

Le onde elettromagnetiche provocano due effetti biologici: gli effetti termici (riscaldamento dei tessuti) e gli effetti sul metabolismo (interferenze con le interazioni intracellulari e interferenze con l’attività elettrica nei corpi viventi). La legge attuale non prende però in considerazione gli effetti sul metabolismo: è una situazione assurda, poiché una sconfinata letteratura scientifica indipendente, prodotta dal 1980 ad oggi, mostra che radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza e bassa potenza (figuriamoci se ad alta potenza) producono effetti molto negativi sul metabolismo degli esseri viventi.

In sostanza i livelli di legge del campo elettrico, pari a valori di campo elettrico medio di 6 V/m nelle 24 ore, che in Italia dovrebbero consentire alle persone di essere protette dai campi elettromagnetici (CEM), sono assai più elevati dei reali valori di rischio, corrispondenti ad un campo elettrico pari a 0,6 Volt/metro di picco, cioè 10 volte ed oltre più bassi dei limiti di legge. Per conferma documentale si veda le Relazioni Hyland GJ “The physiological and enviromental effects of non-ionizi radiations“, EEC Private Treaty n. EP/IV/STOA/2000/07/03 – 2000 e 2002 e A.G. Levis “Effetti biologici e sanitari a breve e lungo termine delle radiofrequenze e delle microonde“ ICEMS, Padova–2003, che dimostrano un danno per tutte le componenti biotiche: persone, fauna, insetti, vegetazione e flora (cioè le specie che proprio le Associazioni del TAAF hanno la missione di proteggere e tutelare), ai livelli che la legge attuale attesta come sicuri per la salute.

La “sperimentazione“ delle reti 5G, che caratterizza la fase attuale, è volta peraltro a stabilire nuovi limiti di legge molto più elevati (61 V/m) che, se non fossero a tal livello aumentati, così rendendoli compiacenti agli interessi delle società di telecomunicazioni e ovviamente molto meno cautelativi per la salute degli esseri viventi, non consentirebbero la voluta ampia realizzazione delle reti 5G (che esigeranno radiazioni a frequenze fino a 27 GHertz, frequenze mai raggiunte per usi civili, rispetto ai 3 GHertz max attuali).

Le nuove reti 5G, aumentando le frequenze di trasmissione e avvalendosi di nuovi sistemi di modulazione, consentiranno distanze di diffusione meno grandi delle onde prodotte dalle reti 2G, 3G e 4G, poichè le onde 5G non riescono a superare bene gli ostacoli fisici; le sorgenti di onde 5G saranno quindi più vicine agli strumenti recettori ed agli organismi viventi e saranno tanto più pericolose quanto maggiore sarà la loro frequenza nonché quanto maggiore sarà la loro potenza, comunque anche a valori bassi di quest’ultima.

Evidentemente per le trasmissioni a lunga distanza le reti 5G dovranno convivere con le reti 2G, 3G e 4G, le quali non solo bastano ma anche abbondantemente avanzano rispetto alle nostre reali necessità di vita. Questo implica che le nuove reti saranno molto complesse, fatte di sistemi contestuali 2G, 3G, 4G e 5G; ciò renderà difficile, oltretutto, stabilire il livello di energia, e quindi di danno, che gli organismi umani assorbiranno vivendo in esse.
Sostenere che le reti 5G consentiranno “applicazioni“ utili per la nostra vita è quindi una strumentalizzante favola come sopra detto. Ciò che può esser utile per la nostra vita le reti 3G e 4G non solo lo possono già fare ma, per le trasmissioni a distanza, lo possono fare addirittura meglio delle reti 5G.

Ciò che invece faranno le reti 5G è consentire l’effettuazione di operazioni “pesanti“ in termini di Byte, di cui però non abbiamo bisogno reale, e produrranno di converso un’ulteriore invasione nella nostra “privacy“, con controllo sociale ed individuale invasivo ed intrusivo. Il decisore politico, infine, ignora il “Principio di Precauzione 2, sancito dall’art. 15 della Dichiarazione di Rio (giugno 1992), ratificato dall‘Unione Europea ed entrato in vigore nell’ordinamento italiano all’art. 301, comma 1, del Dlgs 152/2006, “Codice dell’Ambiente“ che stabilisce, art.174, par.2 del Trattato CE, “in caso di pericoli, anche potenziali, per la salute umana e per l’ambiente, deve essere assicurato un alto livello di protezione… anche se alcune relazioni causa-effetto non sono stabilite con certezza dalla scienza”. Poiché non c’è solo il dubbio nel caso dei CEM, ma ci sono anche le prove di loro effetti negativi, cui si cumuleranno quelli ulteriori del 5G, è necessario non procedere alla sua realizzazione, anche perché la prova che è innocuo, onere che è a carico di chi realizza il 5G e non di chi lo subisce, non è mai stata esibita».

Alberto Conti coordinatore TAAF, Ruggero Ridolfi ISDE Forlì, Elisabetta Saviotti presidente Comitato Tecnologie Sostenibili