Forlì Alto 4live

«Abbiamo letto con interesse quanto apparso il 17 agosto scorso sul blog dell’assessore Melandri in merito all’attività svolta nella valorizzazione del patrimonio artistico cittadino (“Nessuna eredità, ma un nuovo impegno e un nuovo modo di agire…”). Non è nostra intenzione entrare nel dibattito politico in cui si inserisce tale resoconto, volto a dimostrare una completa originalità di azione rispetto al passato, ma desideriamo cogliere l’occasione per ribadire alcune osservazioni di metodo che sembrano assenti nell’attività creativa (e mediatica) dell’assessore.

Innanzitutto, ci ha sorpreso che Melandri guardi al passato degli istituti culturali forlivesi come a una pagina vuota e a una realtà con la quale non vale neppure la pena di confrontarsi, disconoscendo investimenti, progetti e la professionalità di chi da anni lavora all’interno di quelle istituzioni, e che si consideri al contrario una sorta di demiurgo giunto a delineare ex novo il profilo culturale della città.
L’assessore sembra molto impegnato a mettere in campo una serie di iniziative in cui, come abbiamo già rilevato, fatichiamo a vedere un progetto culturale coerente e, soprattutto, un’attenzione globale al patrimonio della città. Nell’elenco stilato manca, ad esempio, il programma di recupero e valorizzazione della Rocca di Ravaldino, che solo qualche settimana fa è stato al centro delle dichiarazioni pubbliche dell’assessore e sul quale abbiamo chiesto l’avvio di un confronto costruttivo.

Assai più grave e preoccupante è il fatto che Palazzo del Merenda non venga menzionato se non forse implicitamente in relazione al collegamento con il campus universitario, idea non certo nuova e già presente sin dai primi progetti di integrazione fra campus e città, mentre nulla si dice di come si intende fare fronte all’emergenza strutturale e conservativa che affligge il palazzo e le collezioni in esso ospitate, raccolte dimenticate da lungo tempo da amministratori e, loro malgrado, dai cittadini. Completamente omessi anche Palazzo Gaddi e il quarto stralcio del San Domenico, fondamentale per il completamento del trasferimento della Pinacoteca ed una eventuale revisione del progetto originario alla luce del nuovo utilizzo delle sale da parte della Fondazione.

In primo piano Melandri pone invece gli interventi di “valorizzazione” del patrimonio culturale, in particolare il ciclo “Un’opera al mese”, iniziativa che svilisce, anziché valorizzarli, i nostri spazi espositivi, ridotti ad una sorta di deposito da cui estrapolare capolavori da isolare al centro di una sala conferenze con costi e rischi non indifferenti.
Sotto questa luce preoccupano gli annunci, giunti anche per voce del sindaco, di un riallestimento degli spazi del San Domenico, per i quali non è stato presentato alcun progetto museologico e museografico. Desidereremmo conoscere meglio anche che cosa l’assessore intende fare a Villa Saffi, vero e autentico “luogo della memoria”, come lo definì Ezio Raimondi, che rischia ora di essere snaturato nelle sue caratteristiche di casa-museo.

A fronte di musei chiusi da decenni e di croniche carenze strutturali, ci chiediamo poi quante e quali risorse verranno destinate alla realizzazione e al funzionamento di un “Museo dei mosaici del Volo” negli spazi dell’ex Collegio Aeronautico, anche questo noto solo dalle dichiarazioni dell’assessore e, a quanto ci risulta, ancora privo di un vero progetto museologico e museografico. Anche nella valorizzazione del quartiere del Ventennio fascista, Melandri ritiene di percorrere un sentiero non battuto, ma dovrà chiarire ai suoi concittadini quale continuità intende dare al progetto Atrium che da anni si occupa di questo e sul quale sono state investite significative risorse.

Il quadro tracciato dall’assessore tocca infine anche il tema delle collaborazioni e dei rapporti con le associazioni culturali del territorio, facendo riferimento anche alla ”erogazione tempestiva di contributi”. Anche su questo aspetto ci sembri manchi chiarezza e ci chiediamo quali siano state finora le modalità e i criteri seguiti nella distribuzione degli incarichi. Che lo voglia o no, l’assessore deve fare i conti con un’eredità che affonda le radici nel passato e che è costituita da raccolte museali e bibliotecarie, da monumenti e luoghi identitari da tutelare e restituire alla collettività, ma anche da un vivace contesto culturale in cui da anni operano associazioni e professionisti.

Se davvero si intende rafforzare l’immagine di Forlì come “città d’arte e di cultura”, si apra dunque un tavolo di lavoro con tutte le realtà operanti sul territorio e si dia corpo a un progetto culturale condiviso e partecipato, capace di conciliare le politiche di rilancio e di attualizzazione dei nostri istituti culturali con le esigenze conservative di un patrimonio in parte dimenticato e in pericolo».

Italia Nostra Sezione di Forlì