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Sabato scorso, anniversario della nascita della Beata Benedetta Bianchi Porro (1936-1964), Dovadola ha vissuto una giornata speciale e molto intensa. Tutte le iniziative promosse per l’occasione dalla Diocesi di Forlì-Bertinoro si sono concentrate nel paese della valle dell’Acquacheta ottenendo un riscontro molto superiore alle aspettative. Per fare in modo che i vari momenti programmati si potessero tenere in sicurezza ed accogliere nel migliore dei modi i partecipanti sono state coinvolte varie realtà del paese, che hanno risposto in modo sollecito e con un impegno molto fattivo. In questa azione si sono distinti la Protezione Civile, la Pro Loco, di cui sono presidenti rispettivamente Roberto Bartolini e Mirco Tedaldi, le volontarie e i volontari della parrocchia di Dovadola, con in testa Giovanna Foligni, Marcella Manuzzi, Chiara Nonni, Viera Pezzi, Matteo Ferlini (impossibile fare un elenco completo).

Per accogliere tutti è stato allestito con un palco e 360 sedie, dopo averlo “tirato a lucido”, lo straordinario parco di Villa Badia, attiguo all’abbazia di Sant’Andrea. Scelta che si è dimostrata vincente, perché alla celebrazione della Santa Messa da parte di mons. Livio Corazza, vescovo di Forlì-Bertinoro, hanno partecipato ben 400 persone, occupando tutte le sedie e diverse decine sono rimaste in piedi, mentre in chiesa sarebbero potute entrare poche decine di fedeli. Presenti anche alcuni familiari di Benedetta Bianchi Porro.
Al termine della funzione religiosa il parroco don Saverio Licari e Gabriele Zelli, ex sindaco di Dovadola, hanno consegnato a mons Corazza e al primo cittadino attuale, Francesco Tassinari, copia della petizione sottoscritta da oltre un centinaio di residenti del luogo con la quale si chiede che siano avviate le procedure affinché la Beata Benedetta diventi patrona di Dovadola e si mantenga Sant’Andrea come copatrono. Il vescovo e il sindaco hanno assicurato il loro impegno perché in tempi brevi l’obiettivo venga raggiunto e il 23 gennaio di ogni anno, anniversario della morte di Benedetta, possa essere giorno di festa per la comunità ma soprattutto di riflessione e di impegno per il bene comune.

Nella petizione sono indicate le ragioni della richiesta, in particolare viene messo in evidenza che in questi ultimi decenni importanti prelati della chiesa hanno sottolineato che studiando la figura di Benedetta ci si trova “dinnanzi ad un’esistenza affascinante: la grandezza umana e spirituale di una giovane donna straordinariamente dotata, che è riuscita a superare coraggiosamente e a tradurre in chiave evangelica le condizioni più negative che possono accompagnare un individuo e segnarne inesorabilmente la vita quotidiana. Ragazza di bell’aspetto, dotata di intelligenza e ricca di personalità, ben presto verrà trasformata dalle patologie debilitanti e dal dolore insistente e incalzante, che ne deturperanno il fisico. Tutto il suo corpo alla fine era diventato un crocifisso vivente: sordità, cecità, paralisi, insensibilità, privazione dell’olfatto e dell’odorato, afonia, quasi l’annullamento di ogni forma di comunicazione con le persone a lei care e con il resto del mondo. Nonostante questa sequenza di sofferenze e di distruzioni fisiche, porteranno Benedetta ad una unione profonda con la fede nella preghiera e quindi ad esaltare con la sua eroicità nell’esercizio di tutte le virtù. Se la sua vita fu tutta sotto il crescente segno della sofferenza, fu anche sotto il crescente segno della santità, di cui si accorsero le persone che l’accostavano e ricevevano da lei mirabili insegnamenti di fede e di carità“.

Alla messa è seguito un momento conviviale, molto apprezzato, organizzato in collaborazione con la Cooperativa “Paolo Babini” di Forlì e i volontari della parrocchia nel rispetto delle norme in essere contro la diffusione del virus Covid-19. Al termine, dopo l’intervento del vicario generale mons. Pietro Fabbri, che fra l’altro ha ricordato un significativo elaborato di alcuni studenti di Dovadola sulla Beata pubblicato nelle pagine locali de “Il Resto del Carlino” in occasione del concorso “Cronisti in classe”, si è svolta la presentazione del libro “Benedetta Bianchi Porro apostola dei giovani” di Luca Vitali e Cristina Emiliani, edito dalla Diocesi di Forlì-Bertinoro, con prefazione di Maria Grazia Bolzoni, postfazione del teologo don Luigi Maria Epicoco e copertina di Franco Vignazia, scritto “pensando ai giovani e alle comunità cristiane che lavorano con loro”.

La pubblicazione non può essere considerata una biografia ha evidenziato padre Vitali durante la presentazione: “Abbiamo cercato di fare una lettura critica con molti aspetti inediti, frutti della ricerca di Cristina Emiliani, da cui Benedetta traspare come una luce per la chiesa che lavora coi giovani e come questi possano trovare nella beata un’amica e sorella nel cammino di fede. Tale esempio ci ha spinti a soffermarci su questo particolare aspetto della sua vita e della sua missione, perché, come dice papa Francesco: “L’amicizia è un regalo della vita e un dono di Dio. Attraverso gli amici, il Signore ci purifica e ci fa maturare. Allo stesso tempo, gli amici fedeli, che sono al no­stro fianco nei momenti difficili, sono un riflesso dell’affetto del Signore, della sua consolazione e della sua presenza amorevole. Si può dunque affermare – ha proseguito padre Vitali – come l’amicizia sia una vera e propria condizione per poter vivere il vangelo. Benedetta Bianchi Porro è riuscita in un’impresa difficile, complessa, misteriosa: quella di trovare senso, pienezza, gioia e passione, in un’esistenza apparentemente fallimentare. Tanto che a tutti coloro che varcavano la porta della sua stanza, Benedetta ripeteva: «Ti stavo aspettando», mostrando, nel suo, il grande cuore del Padre“.

Ho apprezzato molto questo libro – annota nella prefazione Maria Grazia Bolzoni amica della beata dovadolese – perché mi sono rivista nella stanza di Benedetta mentre ci tenevamo per mano. Per nove anni siamo state amiche del cuore e con lei ho vissuto le pagine più belle del vangelo. Il lavoro di padre Luca e Cristina mi ha aiutato a ritornare a quei momenti e credo che possa fare tanto bene ai giovani che cercano il proprio posto nel mondo, e alle comunità cristiane oggi chiamate ad annunciare loro il vangelo. Queste pagine, infatti, ci consegnano un’esperienza possibile, vivibile e per questo sono piene della vita di Dio. Attraverso le amicizie, come la mia con Benedetta – sono sempre parole di Maria Grazia Bolzoni – i giovani si possono incontrare con Lui e accedere alla gioia del vangelo che conduce alla scoperta della propria realtà. Perché la gioia vera è riconoscere e accettare la propria condizione di vita, anche nei suoi aspetti più terribili, come realizzazione della propria vocazione, dando testimonianza all’amore di Dio”.

Ha chiuso la serata, di fronte a oltre 350 persone, la prima rappresentazione dello spettacolo-testimonianza “Benedire la vita! Riscoprire la propria luce nell’incontro con Benedetta Bianchi Porro” portato in scena dalla Compagnia “Quelli della via”, già protagonista di un lavoro molto apprezzato dedicato a Annalena Tonelli dal titolo “Il fiore del Deserto. Annalena, una via di speranza e amore”.
Paolo Baccarini, uno dei responsabili del gruppo, parlando del nuovo lavoro ancora in fase di “rodaggio”, evidenzia: “Lo chiamiamo spettacolo-testimonianza perché non è semplicemente dare voce ad attori che recitano le parole di Benedetta attraverso i suoi scritti, ma partendo dalle sue lettere ciascun componente della compagnia racconta come queste lettere hanno raggiunto il suo cuore. Come le sue domande di giovane ragazzo o ragazza hanno trovato risposta e consonanza negli scritti della Beata; in una parola che è viva, presente! Benedetta è proprio una giovane sorella che ci cammina accanto tutt’ora“.

Tutto ciò fa tornare alla mente le parole – prosegue Baccarini – che Benedetta scrisse a Natalino: “Fra poco io non sarò piu che un nome, ma il mio Spirito vivrà, qui fra i miei, fra chi soffre e non avrò neppure io sofferto invano e tu, non sentirti solo, mai”. Sentiamo proprio come queste parole siano ancora vive in noi. Quello spirito di carità che, diceva Benedetta, è abitare negli altri, in chi ami, in chi porti nel cuore“.

Durante la serata sono stati proposti alcuni brani musicali inediti, scritti dalla compagnia per il musical. “È stato un lavoro di mesi – conclude Paolo Baccarini -. Anche questo nuovo copione di spettacolo-testimonianza, che non è la riduzione del musical, ma proprio un prodotto a sé, è forse ancor più di incontro fra i giovani e Benedetta. Tutto il lavoro è stato possibile grazie alla squadra, o meglio all’esser compagnia. Il lavoro di introspezione sulle lettere guidato da Ilaria Santinicchia, la composizione di musiche e testi dei canti da parte mia e di Lavinia Lotti, gli arrangiamenti per band e orchestra di Livio Camorani, e il confronto continuo fra noi “guide” e il resto delle ragazze e dei ragazzi che fanno parte della Compagnia. Ancor più del processo estetico, necessario per portar un messaggio con arte, la prima e più bella meta raggiunta, è la luce nello sguardo dei ragazzi, che hanno vissuto le prove non come un imparare una parte, ma come un crescere insieme. Insomma, arte e fede su un’unica via, sotto la sapiente guida delle parole di Benedetta“.

Gabriele Zelli