Cripta-Mussolini

«Questa storia del “Mausoleo Mussolini” che la famiglia del dittatore fascista vorrebbe erigere al cimitero di Predappio (per altro a spese della cittadinanza di Predappio stessa) ad imperitura memoria, ha qualcosa di grottesco e ripugnante al tempo stesso. Grottesco perché i diversi nipoti, pronipoti, congiunti e adepti a vario titolo dell’assassino di milioni di persone in Italia e non solo, invece di correre in Comune per fare richiesta di cambio del cognome, si permettono di domandare denaro pubblico per commemorare il razzista e antisemita Mussolini (che, non dimentichiamolo, quale suo ultimo atto, pensò di scappare travestito da nazista).

Ripugnante perché, con uno sprezzo davvero particolare della vergogna, continuano ad insultare le vittime di quella che fu la dittatura più violenta e sanguinaria che l’Italia ricordi nella storia recente. E le “leggi fascistissime”? E le deportazioni in massa di ebrei, omosessuali, oppositori del regime fascista verso i campi di sterminio? E le stragi compiute dai repubblichini dal ’43 in poi in tutto il nord Italia? Di tutto questo pretendono che ce ne dimentichiamo? Stragi che sono proseguite negli anni successivi, da Piazza Fontana all’Italicus alle stragi di Bologna e Brescia, prova evidente che il fascismo ancora è potente nel nostro Paese e che quindi va combattuto e contrastato, con la forza della verità e democrazia.

Mai più ci dovrà essere in Italia anche una sola lapide che promuova il fascismo, in qualsiasi forma e dimensione. Anzi, mai più ci dovrà essere al cimitero di Predappio, il “presidio” di nostalgici (chissà poi di cosa!) e le visite di qualche ignorante all’oscuro della storia italiana, che fa scattare il braccio di fronte alla tomba del dittatore, intonando patetici inni del ventennio. E che dire dei negozi di paccotiglia fascista e nostalgica che ornano il viale centrale di Predappio? Solo una cosa: vanno chiusi una volta per tutte (sprangati, avrebbero detto all’epoca) in funzione delle leggi di cui l’Italia si è dotata. Qualcuno perderà gli introiti derivanti da quel commercio immondo? Meglio così, visto che vendendo quella robaccia, si sono indegnamente arricchiti per decenni (purtroppo ci sono ancora tanti decerebrati che li vanno a comprare).

Sorprendono poi interventi a difesa del “bric a brac” in orbace che sfila a Predappio, fatti, anche sui media, da persone che dovrebbero avere un minimo di cultura giuridica. Ignorano o fingono di ignorare le numerose norme del diritto penale (ed una addirittura di rango costituzionale) che vietano sia la ricostituzione del partito fascista, sia inneggiare con canti e gesti al disciolto manipolo di assassini, sia – udite udite – travestirsi con orbace e stivali, per sfilare nell’anniversario della marcia su Roma. E in questo caso, anche volendo scusare la crassa ignoranza, non è certamente possibile dimenticare quale enorme mostruosità fu il fascismo e di quali nefandezze si macchiò.
Detto questo, anche se la nostra città è drammaticamente in mano ad una giunta di centro destra a trazione leghista (ricordo i numerosi episodi, recenti, di esponenti di quel partito a irridere il 25 aprile), la matrice democratica ed antifascista forlivese, che dovrebbe accomunare tutti, non può non reagire compatta, sindaco e giunta in testa, visto uno pseudo legame che spinge a definire Forlì la città di Mussolini, di fronte a questa provocazione, dichiarando la propria contrarietà verso qualsiasi gesto o iniziativa di sapore nostalgico che andrebbe invece sepolta e dimenticata una volta per tutte, esattamente come il suo propugnatore dalla mascella volitiva».

Marco Dori portavoce di Tutto a sinistra. La sottile linea rossa