ex monte di pietà

Per il quinto anno consecutivo, in attesa dell’avvio a metà settembre del nuovo ciclo di mostre curate da Regnoli41 ad “ArtealMonte”, nei locali a piano terra del Palazzo del Monte di Pietà, le vetrine che affacciano a Forlì su corso Garibaldi ospiteranno tre installazioni di altrettante artiste del territorio che si misurano con diverse tecniche di lavorazione tra pittura, collage e fotografia.
Gli artisti scelti sono: Stefano Amedeo Moriani, Stefano Ricci e Sara Camporesi.

Stefano Amedeo Moriani “Untitled” (Tanto fa l’uomo che alla fine sparisce). Collage di carte preparate, linoleografia e spray acrilico su cartoncino 2020. Omaggio a Raymond Queneau. “Tanto fa l’uomo che alla fine sparisce”. Questa frase mi accompagna fin dai tempi delle elementari, avevo una cartellina con una illustrazione che raffigurava una metropoli subacquea molto indaffarata, con tassì, pedoni, edifici, strade e quant’altro si possa scorgere in una istantanea urbana e, quella frase, così triste, così melanconica, mi colpì. Non so bene il perché, ero solo un bambino all’epoca, ma penso che sia diventato come un motivo che scandisce e regola ad oggi il processo del mio lavoro e del mio stile di vita.
Nato nel 1986, si è diplomato al Liceo Artistico di Forlì e ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Ravenna e di Venezia con indirizzo Pittura. È membro fondatore e consigliere presso [dif-fù-sa contemporanea], associazione culturale volta alla divulgazione e diffusione dell’arte contemporanea. Vive e lavora a Forlì.

Stefano Ricci “Fragment maps”. Tecnica mista su tela 2000-2011. Stratificazioni di segni pittorici e linee che nascono da un ricalco grafico su tela sulla quale ho videoproiettato nel corso degli anni dei particolari di fotografie di viaggio… nel tempo attraverso l’accumulo i segni si sono infittiti in mappe stratificate… intese quasi come referti di memoria e di ricerca… in divenire…
“Micro-Macro mondi”. Oggetti trovati, pittura su stampa digitale 2011-2013. Nelle piccole cornici-teche la dimensione macro (frammenti di carte geografiche scansionati da atlanti o prelevati da Google Earth) e la dimensione micro (piccole cose, frammenti di viaggio) vengono sovrapposti nella stessa scala dimensionale; anche in questo caso una “mappatura olistica” per continuare a cercare quotidianamente il senso nelle relazioni che ci legano al tutto.
Nato a Forlì nel 1970, laureato nella sezione pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna; artista visivo, da sempre sperimentatore: dalla pittura alla performance, dalla grafica al video; vive e lavora a Forlì dove è Docente di Arte e Immagine.

Sara Camporesi “Habito ergo sum”. Fotografia digitale, stampa su carta 2020. La “quarantena nazionale” accentua le distanze e le interiorizza. In questa situazione di isolamento imposto per arginare il Covid19, sono obbligata a scoprire (o riscoprire) il rapporto con lo spazio chiuso e circoscritto che la mia casa rappresenta: un senso di smarrimento acuto e un vivere una quotidianità non mia. Un vuoto di spazi e di tempo che rallenta il flusso delle ore, delle azioni e dei pensieri, che trasfigura me stessa in un ambiente che non ho mai sentito mio, prima d’ora. Le fotografie sono tracce di me in questo spazio-nido di fili, la mia presenza “habito ergo sum”.
Una giovane fotografa, classe ’89, da sempre appassionata di arte, da tempo ha coniugato questo interesse alla spontaneità del racconto fotografico, vissuto non solo come classico resoconto di esperienze ed incontri, ma come vero e proprio storytelling che con scatti più personali e creativi trasmetta il fascino segreto dei luoghi urbani e degli ambienti della cultura, svelati attraverso immagini e parole come una “Phototeller – fotografa narratrice”[ instagram @saracamporesi.it ].
Da qualche anno si occupa anche di curatela di mostre d’arte e fotografiche per altri creativi e gruppi associativi.
Curatela espositiva coordinata e allestita da Sara Camporesi per Regnoli41. Le vetrine rimarranno allestite per tutta l’estate, fino a metà di settembre.