I Verdi Sauro Turroni

«Considero molto gravi le parole scritte, e poi tardivamente rimosse da Facebook, dall’ex senatore e storico dirigente dei Verdi di Forlì e dell’Emilia-Romagna Sauro Turroni che ha definito “zoccole” le protagoniste di una iniziativa di Green Italia, tra cui l’onorevole Rossella Muroni e Monica Frassoni dei Verdi Europei. Ci sono parole che un dirigente politico di lungo corso non dovrebbe pronunciare mai, nemmeno per “errore” come ha poi ammesso di aver fatto lo stesso Turroni. Rossella Muroni ha fatto bene a reagire, dal suo profilo personale, e condannare un’affermazione che offende tutte le donne che fanno politica (e non solo) e che contribuisce a “normalizzare” atteggiamenti misogini e denigratori. A Turroni, molto attivo anche sul territorio bertinorese, vorrei dire che la stigmatizzazione di questo gesto è il minimo. Per quanto assolutamente non sufficiente. Gli odi e le divisioni politiche non possono in alcun modo giustificare certe bassezze, rispetto alle quali è auspicabile che gli stessi Verdi, che esprimono tra le loro fila donne appassionate e capaci, prendano fermamente le distanze e magari anche qualche provvedimento. Abbiamo bisogno di aprire nel campo della sinistra progressista ed ecologista un tempo nuovo, di dialogo e di costruzione comune, che necessita anche di classi dirigenti rinnovate e adeguate a queste nuove sfide» è la dichiarazione di Gessica Allegni del coordinamento nazionale èViva e assessore a welfare e parità del Comune di Bertinoro.

Ritengo non solo offensive ma vergognose le parole scritte, apostrofate con terminologia misogina, e poi vigliaccamente rimosse dall’ex senatore dei Verdi Sauro Turroni. Offensive non solo per le donne che fanno politica con passione e sacrificio ma per tutte quelle donne, mamme, mogli, figlie, fidanzate e amiche che lottano ogni giorno con forza e dignità per abbattere i pregiudizi e farsi valere a casa e sul posto di lavoro, con i colleghi, i mariti, i padri e i fidanzati. Non esiste “l’errore”, in questi casi. E non esiste nemmeno fare finta di niente, dire di aver preso un abbaglio e pretendere che la cosa finisca lì, avanzando scuse forzate che hanno il sapore della presa in giro e che tradiscono ancor di più quell’ignoranza sessista che è propria dell’onorevole Turroni. Con questa dichiarazione l’ex senatore dei Verdi ha mostrato a tutti la pasta di cui è fatto. Una pasta che si nutre di arroganza e prepotenza. Sono queste le armi che utilizza quotidianamente nel dibattito politico e civico al posto del reale confronto democratico. Definire donne impegnate in politica con l’appellativo volgare da lui utilizzato – che come Assessore alle Pari Opportunità e come cittadina mi rifiuto di citare – è la misura di assoluta povertà di idee e aridità morale. Dispiace che la politica forlivese rischi di assurgere alle cronache nazionali per livelli così beceri” è il commento di Andrea Cintorino della Lega.

Massima solidarietà a Rossella Muroni, Annalisa Corrado, Monica Frassoni, Anna Donati che pochi giorni fa sono state definite dall’ex-senatore Sauro Turroni “zoccole” in un post su Facebook, tardivamente rimosso con scuse posticce. Dall’ex senatore Sauro Turroni che per anni ha occupato uno scranno del Parlamento della Repubblica italiana, ci si aspetta un linguaggio consono al ruolo e alle responsabilità che ha rivestito” sono le dichiarazioni di Lucia Bongarzone responsabile nazionale pari opportunità e politiche per le famiglie, Maria Teresa Vaccari, segretaria Comunale PD Forlì, Flavia Cattani, componente della segreteria territoriale PD Forlivese. “Non importa quali siano le motivazioni addotte per giustificare quanto affermato sui social. La violenza di quel termine non può essere rimossa con un post – proseguono le esponenti dem -. Il linguaggio usato dall’ex senatore ha offeso le donne impegnate in un evento pubblico e ne ha delegittimato professionalità e competenze. Usare le parole giuste, contrastare gli stereotipi, educare al rispetto: questi sono gli atteggiamenti che ci aspettiamo da chi è stato senatore della repubblica non certo un linguaggio della politica retrogrado, misogino e arrogante” concludono Bongarzone, Vaccari e Cattani.