merda-nel-fiume-di-Galeata

Alla fine, non era affatto una “fake new” o una panzana o, ancora, solo sensazionalismo allarmistico, come ha minimizzato qualcuno, avvezzo a nascondere il sudiciume di casa sotto il tappeto del proprio salotto buono.
Il caso del recente, vergognoso inquinamento, verificatosi il 15 luglio, del fiume Bidente nella Romagna forlivese sarà oggetto di un’interrogazione di Forza Italia al Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna e pare, fra l’altro, che attorno alla problematica ambientale, sollevata dal triste episodio, si stia concentrando e coalizzando l’attenzione di altre forze politiche.

Spunto, ma anche prova documentale di questa interrogazione gli articoli di 4live.it, quotidiano d’informazione della Romagna, dedicati tempestivamente al deplorevole scarico di liquami nel fiume romagnolo.
Che strano, un “giornaletto”, quasi fosse un “foglio da strapazzo”, come ebbe a definirlo chi apprezza solo giornali e pennivendoli, compiacenti il suo narcisismo di aria fritta, viene letto e considerato in Regione più di quanto faccia il borgomastro di un “paese dei campanelli”!
Sulla vicenda dello scarico di liquami nel Bidente c’è sicuramente molto da chiarire circa la dinamica, le responsabilità dell’accaduto, soprattutto vanno considerate bene tutte le pretestuose giustificazioni addotte sinora, prima fra tutte la necessità di scaricare per l’apporto consistente di acque per forti piogge occorse nel frattempo: i dati dell’Arpae sull’entità delle precipitazioni smentiscono appieno questa maldestra “fake new”.

Ancora tanto va chiarito sull’impianto di depurazione, responsabile del rilascio dei liquami: quanto esso sia a norma con le direttive di tutela ambientale; quanto sia efficiente o, magari, obsoleto; quanto il gestore Hera SpA agisca sinergicamente e d’intesa con il Comune che ha concordato l’affidamento in gestione.
C’è chi crede di cavarsela con la solita manfrina dello scaricabarile, tale che alla fine nessuna risponda di alcunché e merda resti, anzi possa scorrere ancora alla prima occasione! È sufficiente nascondersi dietro l’arretratezza della normativa in materia di depurazione delle acque? Quanto cinismo e quanta offesa alla salute dei cittadini, all’ambiente e al paesaggio della nostra Romagna!
L’art. 9 della Costituzione è chiaro, “La Repubblica tutela il paesaggio della Nazione”: certo i nostri padri costituenti non potevano immaginarsi che l’Italia potesse tanto cadere in cacca!

Franco D’Emilio

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69enne di origini liguri ma forlivese d'adozione, funzionario scientifico del ministero per i Beni culturali per più di trent'anni. Ha scritto insieme a Paolo Poponessi il libro "La terra del duce. L'era fascista nella Romagna forlivese 1922-1940" e con Giancarlo Gatta il volume "Predappio al tempo del duce. Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni".