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Di fronte a un licenziamento che riteniamo discriminatorio e immotivato siamo stati costretti a chiamare i carabinieri della stazione di San Martino in Strada che hanno verbalizzato tutto. Impugneremo il provvedimento a tutela della lavoratrice, iscritta al nostro sindacato, e sarà il magistrato a decidere la congruità di una risoluzione unilaterale di un contratto”: così Filippo Lo Giudice, segretario territoriale dell’Ugl di Forlì-Cesena-Rimini e Ravenna, racconta un episodio avvenuto questa mattina. Il titolare di un panificio del forlivese ha notificato brevi manu a una sua dipendente da quasi 9 anni, madre di famiglia, con figli, il certificato di licenziamento senza che fosse stato mai preceduto da alcuna contestazione verbale o scritta.

Già una volta, nel marzo scorso, il titolare aveva licenziato la nostra iscritta, ma il provvedimento era stato impugnato per giustificato motivo e la lavoratrice, con annullamento del licenziamento, era rientrata in servizio. Pur in un clima teso, con il titolare che aveva disposto già dal mese di aprile e fino al 16 maggio le ‘ferie forzate’, con prolungamento fino al 16 luglio. Da subito, abbiamo contestato questa soluzione, immotivata e non giustificata dall’andamento lavorativo senza mai ottenere alcuna risposta. Ed oggi, a conclusione di questa diatriba, siamo arrivati alla consegna del documento di un nuovo licenziamento. La pratica è stata inoltrata nella stessa mattinata al nostro legale che provvederà, impugnato l’atto, a presentare istanza al giudice del lavoro”: spiega ancora Filippo Lo Giudice.

Come sindacato siamo e saremo sempre in prima linea nella difesa dei lavoratori e disposti a contestare in ogni sede licenziamenti che riteniamo illegittimi, pretestuosi e oggettivamente deprecabili in quanto, come in questo caso, mirato a colpire personale che s’è sempre distinto nel corso degli anni per abnegazione e professionalità in azienda e anzianità di servizio. Faremo rispettare alla lettera le norme del contratto di lavoro e affidiamo al giudice il compito di dirimere la controversia e stabilire se il datore di lavoro sia sia comportato, come noi riteniamo in questo caso, in maniera discriminatoria e immotivata”: conclude Filippo Lo Giudice.