municipio piazza saffi

«Il riconoscimento dell’alienazione parentale all’interno dell’indagine comunale su minori ed affidi desta molta preoccupazione in merito al contrasto della violenza su donne e bambini.
Dal comunicato apparso sui quotidiani e dalla seduta del Consiglio Comunale emerge che sarebbe, a detta della presidente Tassinari “auspicabile favorire interventi educativi familiari volti al recupero della capacità genitorale in un’ottica di prevenzione del disagio e dell’alienazione parentale”.

L’individuazione ed il riconoscimento dell’alienazione parentale è poi inquietante: è importante ricordare infatti che l’Alienazione Parentale (o PAS) è un costrutto non validato a livello scientifico e che invece conosce molta fortuna nei tribunali soprattutto in quei casi in cui sono coinvolte donne vittime di violenza che provano a sottrarsi alla violenza maschile o a sottrarre i figli da violenza assistita o violenza diretta, trasformando la violenza in mero “conflitto” e accusando le vittime di essere carnefici.

È altrettanto importante ricordare che la PAS non è presente nel DSM (il manuale di diagnostica dei disturbi mentali) non è presente nella classificazione internazionale delle malattie e che l’Istituto Superiore di Sanità non ritiene che tale costrutto abbia né sufficiente sostegno empirico da dati di ricerca, né rilevanza clinica tali da poter essere considerata una patologia e, dunque, essere inclusa nei manuali diagnostici.

In un’ottica di azione sul territorio vanno invece tenuti presente i gravi effetti a livello economico e sociale che il Covid porterà con sé: un aumento delle situazioni di fragilità ed esclusione sociale. Mi preme ricordare che i recentissimi dati sulla povertà vedono nelle donne madri, sole e con lavoro precario il prototipo del “nuovo povero” in Italia. In questa prospettiva investire in psicologia sembrerebbe più deviare il problema che affrontarlo».

Cecilia Alagna Collettivo Donne InCuranti