Forlì dall'alto

«Il lavoro dei Comitati di Quartiere di Forlì volge al termine, a novembre saranno rinnovati e, accanto ai consiglieri che si ricandideranno, è bene che nuove leve di cittadini volenterosi si informino e pensino alla possibilità di spendere un po’ del loro tempo e delle loro energie in questo tipo di volontariato civico. Nel 2010, la legge n. 72 del 27 marzo, allora governo di centrodestra Berlusconi, abolì le Circorscrizioni cittadine di decentramento per le città “piccole” come la nostra e le relative commissioni sui regolamenti comunali, sulla viabilità e sul welfare; le attuali cinque zone di Forlì hanno cercato di coprire il vuoto di relazione fra Comitati e Municipio che si è venuto a creare, senza però averne gli strumenti amministrativi e certamente senza il significativo budget annuale di cui disponevano le vecchie circoscrizioni. Proprio a Forlì nacque il movimento nazionale per rifondare le Circoscrizioni, animato dalla compianta assessora al decentramento Katia Zattoni: nulla da fare.

Ecco perchè i Comitati sono così importanti: Forlì è una di quelle città dove chi nasce in un quartiere, lì cresce, si forma, spesso lavora e vi crea la propria famiglia, a fianco di tanti nuovi cittadini che hanno voglia di integrarsi nel proprio tessuto sociale: chi meglio di loro conosce le necessità del territorio? Chi se non loro è in grado di dare giuste indicazioni su nuovi progetti e manutenzioni? Senza diritto di veto, certo, ma col diritto-dovere di conoscenza e di collaborazione costruttiva con i vari soggetti istituzionali. Sicuramente 42 sono tanti, da San Lorenzo a Villanova a Borgo Sisa, centro storico e quartieri residenziali, realtà diverse, ma sappiamo come la seppur convinta operazione dell’Amministrazione Balzani di ridurne il numero, per accorpamento di quartieri vicini, falli dopo mesi di lavoro dinnanzi al noto campanilismo italiano e, in questo caso, di comunità.

Ora, il regolamento scritto cinque anni fa a 42 mani dai Comitati con l’Amministrazione comunale prevede una giornata di votazione nel proprio quartiere, autocandidature dai 16 anni, la prassi che chi ottiene più voti sarà il coordinatore, avere la residenza o di attività prevalente nel quartiere, il divieto di simboli politici e religiosi e la durata di mandato di cinque anni. È una bella palestra di partecipazione nonchè di ascolto e collaborazione con la gente con cui condividi strade, scuole e problemi quotidiani, è aperta a tutti in quanto le buche sull’asfalto non sono ne di destra ne di sinistra.

Il 90% degli interventi di Comune, Anas, Hera Luce, Alea, ecc sul verde, viabilità, sicurezza e altro sono sollecitati proprio dai Comitati di Quartiere. Vi è a Forlì la ricchezza di ben 21 Patti di Collaborazione per la cura del bene comune, nati dal 2018 ad oggi, i cui volontari spesso non sono consiglieri eletti cinque anni fa ma potrebbero pensare di candidarsi a novembre! Come si dice: mille euro spesi con il Comitato fanno riuscita per 1100 euro, spesi dal Municipio direttamente sullo stesso quartiere fanno riuscita per 900 euro.
Molti attuali consiglieri di quartiere hanno alle spalle più mandati e sperano in nuovi volontari, sempre più capaci per cultura amministrativa, di comunicazione e quindi di sintesi. Le elezioni sono vicine ma non troppo, c’è giusto il tempo per maturare la volontà di candidarsi!»

Carla Cecchi coordinatrice di quartiere