Nel periodo che va dal 1932 al 1935, la zona di Ladino era stata scelta da un gruppo di giovanissimi per svolgervi attività di scout nonostante l’associazione fosse stata sciolta dal regime fascista nel 1928. Questa storia curiosa e nello stesso tempo molto interessante e significativa la raccontò nel 1997 Ovidio Gardini (1920-1999), medaglia d’argento al Valor Militare per la sua attività di partigiano in Jugoslavia, durante un convegno organizzato per ricordare Silvio Zavatti (1917-1985), primo vice sindaco della città dopo la Liberazione, poi grande esploratore polare.

Disse in quell’occasione Gardini: “È importante sottolineare che l’avversione contro il regime da parte di Silvio Zavatti maturò durante il periodo giovanile. Erano gli anni tra il 1932 e il 1935. Noi avevamo 12 anni nel 1932 e poi, via via, fino a 15 nel 1935. Silvio ne aveva tre più di noi e fin dai primi tempi lo considerammo non come un capo classe ma come un “capo cospiratore”. Lui sempre sereno e sorridente, con quegli occhi azzurri e i capelli sul biondo, con quel carisma di fratello maggiore ispirato e rassicurante, che ci trasmetteva il suo spirito di avventura, facendoci conoscere i testi di esploratori come Romolo Gessi e di scrittori come Emilio Salgari. In particolare, parlandoci, ci apriva orizzonti e ideali sconosciuti: la democrazia, la libertà, la fratellanza fra uomini e popoli. E noi, Primo Ghetti, Sergio Servadei e Stelio Raccagni, ci sentivamo, nel seguirlo, a scuola e fuori, tanti piccoli novelli “carbonari”, perché discutevamo anche su libri e opuscoli da lui e da altri procuratici, di “cose” proibite dal fascismo, “sovversive” come si sentiva allora mormorare. Disertando sovente le adunate e le esercitazioni indette dall’Opera Nazionale Balilla, proseguì nel racconto Gardini, andavamo a casa sua, in campagna, al “Lazzaretto” (nella zona dell’attuale via Decio Raggi, a diverse centinaia di metri dalla Rocca di Ravaldino) e qui facevamo le nostre esercitazioni di “esploratori” con vita in tenda, prove di orientamento, perfino rudimenti da “marinaio” con una barchetta nel Montone, nella zona di Ladino. Ci costituimmo come Gruppo di Boy Scout istruiti da Silvio, il quale era (sempre clandestinamente) in contatto con l’associazione francese dei Boy Scout“.

Non è possibile a questo punto non parlare degli sviluppi successivi, un piccolo pezzo di storia forlivese, legata comunque, inizialmente, a quel gruppo di studenti che ebbe Silvio Zavatti come “iniziatore” e maestro di antifascismo. Alla “nidiata” di compagni di scuola si aggregarono poi altri giovani, lavoratori e studenti che fecero, tra il 1933 e il 1939, “fronda” e cospirazione antifascista. Allargarono il nucleo iniziale e utilizzarono altre “sedi” per gli incontri “clandestini”; oltre alla casa di Silvio si ritrovavano presso l’osteria “de Ber” in via Felice Orsini, all’osteria del padre di Stelio Ghetti in Corso Diaz, per lo stradone alberato per Faenza subito dopo porta Schiavonia, nel viale della Stazione, alla Chiesa dei Romiti.

Ovidio Gardini raccontò che il gruppo crebbe di numero con l’arrivo di altri giovani, in particolare durante gli anni successivi al 1935 si ampliò secondo una connotazione che oggi potremmo definire come una sorta di costituente sempre più ramificata e di estrazione ideale e sociale plurima. Silvio Zavatti seguì le sue aspirazioni lavorative e dopo essersi diplomato Capitano di lungo corso all’Istituto Nautico di Ancona nel 1937 si imbarcò subito su una nave della Marina Mercantile inglese per “correre i mari” come capitano in seconda. Poi rientrò in Italia ma non a Forlì, dove venne saltuariamente e per brevi periodi, anche perché fino al 1939 prestò servizio nella Marina Militare.

Riprendendo il racconto di Gardini si apprendono i nomi degli altri giovani: “Chiedendo venia per le omissioni dato che alcuni parteciparono saltuariamente e altri per brevi periodi, vorrei ricordare, in aggiunta al “nucleo iniziale”, cioè i già citati studenti dell’Istituto Commerciale, gli altri “affiliati” al Gruppo o in contatto con elementi dello stesso: Pino Zavatti, fratello di Silvio, Pino Gervasi, Tonino Turci, Afro Benini, Spartaco Flamigni, Sergio Flamigni, Renato Ascari Raccagni, Vladimiro Rossi, Mario Verlicchi, Alcide Ticchi, Liliana Vasumini, Otello Vasumini, Luciano Bertaccini, Giorgio Papi, Mario Colletto, Adler Raffaelli, Lenin Marchi, Mario Graziani, Edmondo Baruzzi, Neo Vespignani, Augusto Flamini, Mario ‘d Piturè e Angelo Papi. Quest’ultimo, con la sua bella voce tenorile, quando andavamo a fare le serenate sotto le finestre delle ragazze cantava “Ideale” di Francesco Paolo Tosti e intonava: “Torna, caro ideal, / torna un’istante / A sorridermi ancora, / E a me risponderà nel tuo sembiante / Una novell’aurora. / …una novell’aurora. / Torna, caro ideal, / Torna”; canto nel quale non era soltanto l’amore ad essere invocato, ma, in cuor nostro, a beffa per i fascisti, era la libertà”.

Questo fece si che non allora, ma dopo, quando i protagonisti ricordavano quel “gruppo” di fronda e cospirazione antifascista lo “battezzarono” proprio “Gruppo Torna caro ideal”. Quando una quindicina di anni fa morì Ovidio Gardini sui muri cittadini apparve un manifesto a lutto proprio a firma: “Gruppo Torna caro ideal”.
Buona parte di quei ragazzi, a cominciare da Silvio Zavatti, dopo l’8 settembre 1943 combatterono nella Resistenza e nella Guerra di liberazione contro il nazifascismo in Romagna, nel Pesarese e all’Estero. Fra loro vi furono un addetto al Centro radio clandestino per i rapporti operativi e informativi fra la Resistenza e gli Alleati anglo-americani, comandanti e commissari di battaglione e di distaccamento, un comandante di brigata che fu poi a capo di un gruppo di divisione partigiane. Nel dopoguerra, tutti o quasi, continuarono, in diversi partiti, la lotta e l’impegno per gli ideali antifascisti e di progresso civile. Tra loro vi furono un senatore (Sergio Flamigni), un deputato (Renato Ascari Raccagni), un vice presidente di Provincia, un sindaco (Mario Colletto), un vice sindaco (lo stesso Zavatti), consiglieri provinciali e comunali, responsabili nazionali e locali di partiti e di sindacati.

Silvio Zavatti, richiamato alle armi, dal giugno 1940 partecipò al Secondo conflitto mondiale nella Marina Militare e dal settembre 1943 aderì alla Resistenza diventando dal febbraio 1944 membro del Comitato di Liberazione forlivese. Dopo la liberazione della città fu nominato dal C.L.N. vice sindaco di Agosto Franco, carica che esercitò per alcuni mesi e che lasciò per divergenze con il sindaco Franco. Verso la fine del 1944 fondò l’Istituto Geografico Polare. Circa un anno dopo si trasferì nelle Marche dove si accasò e fece rivivere, in quella terra d’adozione, l’Istituto fondando contestualmente la rivista “Il Polo”.

Laureatosi in lettere, insegnò anche a livello universitario, promosse e diresse la Biblioteca comunale di Civitanova Marche, ma soprattutto, coronando il suo sogno di ragazzo, si diede alle esplorazioni polari diventando uno dei maggiori esperti dei Poli, scrivendo innumerevoli saggi e cronache sugli stessi, oltre a dirigere l’Istituto Geografico Polare fino alla sua morte. L’Istituto oggi è stato trasferito ed è funzionante con relativa biblioteca e museo a Fermo.
Ovidio Gardini, classe 1920, allo scoppio della Seconda guerra mondiale venne arruolato con il grado di sottotenente del XXV Reggimento Fanteria “Bergamo”, operante in Jugoslavia. Dopo l’8 settembre 1943 fu tra i primi ad organizzare la Resistenza dei soldati italiani contro il nazifascismo e ad unirsi alle Formazioni partigiane di quel Paese. Divenne comandante della Terza Brigata Partigiana “Goffredo Mameli” della Divisione Garibaldina d’Assalto “Italia”. Fu decorato di medaglia d’argento al Valor Militare e promosso, a titolo onorifico, tenente colonnello. Rientrato in Italia nel 1945, riprese la sua attività lavorativa nelle ferrovie,diventando capo stazione della Stazione ferroviaria di Faenza, e continuò fino alla morte la sua battaglia per la libertà e la democrazia quale instancabile organizzatore di iniziative coinvolgenti le scuole e in particolare i giovani.
Nei prossimi due testi cercherò di raccontare in modo sintetico le vicende più significative avvenute a Ladino durante il Secondo conflitto mondiale.

Gabriele Zelli