Treno Frecciarossa

Stazione di Bologna. Pomeriggio di oggi. Treno locale per Ancona (già in ritardo). Dentro si sta seduti a posti alterni. Peccato che un sacco di gente stia in piedi nei corridoi, riservando una languida occhiata al posto proibito. Direi che la distanza media fra le persone è di 50 cm. Che si dovrebbe fare? Scendere disciplinatamente e aspettare un’ora? Occupare un posto proibito? Attendere in piedi pazientemente e in silenzio? Venire in auto la prossima volta? Direi che siamo già incartati: regole diverse, restrizioni e libertà alternate in modo incoerente, producono inevitabilmente punti in cui emergono le contraddizioni. E questo è uno. Mi trovo su una faglia burocratica.

Causa sovraffollamento, il treno non parte. Ne stanno preparando un altro per Rimini per le persone in eccesso. Le persone scendono disciplinatamente. Anche quelle già sedute, talvolta, le quali temono che il treno non parta. Si diffondono strane storie, del tipo: il treno n. 1 fermerà solo da Rimini ad Ancona. L’altro, il n. 2, farà le fermate da Bologna a Rimini. Caos totale. Ma quanto potrà durare un sistema fatto così?

La falsa notizia delle fermate alternate tra i treni n. 1 e n. 2, diffusa da un viaggiatore che asseriva d’averla ascoltata dalla viva voce del capotreno, è stata smentita dai fatti: il convoglio ha fatto tappa a Castel S. Pietro, pur dopo qualche iniziale incertezza. La diffusione di elementi leggendari arricchisce il viaggio d’un imprevisto risvolto esotico. La facilità con cui corrono le voci ha qualcosa di magico e di favoloso. Per la prima volta l’altoparlante, afono per un’ora, scandisce il nome d’una stazione; l’ordine legale-razionale sembra ripristinato. Max Weber ha vinto ancora!

Roberto Balzani

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.