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Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani in occasione della Giornata Mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, che si celebra ogni anno dal 2002, intende richiamare l’attenzione di tutti sulla piaga mai sanata del lavoro minorile.
Tale giornata è stata istituita il 12 giugno del 2002 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) con l’obiettivo di debellare qualsiasi forma di sfruttamento economico nei confronti dei minori. I quali rappresentano, nella maggior parte dei casi, una preziosissima risorsa economica.

Il lavoro minorile, infatti, nelle aree più povere del mondo rappresenta una sorta di compensazione del reddito familiare a cui le famiglie ricorrono spesso in situazioni difficili. Ma il lavoro minorile non può essere nella maniera più assoluta una compensazione alla fame e alla miseria. Quest’ultimo è sfruttamento che priva i bambini della loro infanzia, della loro dignità e influisce negativamente sul loro sviluppo psico-fisico.

È stato calcolato che in alcuni dei Paesi più poveri del mondo un bambino su quattro è intrappolato in una vita di totale privazione del Diritto: l’Africa subsahariana è al primo posto, ma l’Africa non è il solo continente ad essere coinvolto in quest’orrore che non si arresta, ma anzi peggiora. L’Asia, la regione del Pacifico, l’America latina e i Caraibi sono solo alcune delle aree dove il triste fenomeno dilaga. Qui i bambini vengono impiegati in varie forme di lavoro rischioso, a contatto con sostanze chimiche e pesticidi agricoli o con macchinari pericolosi. Tra le peggiori forme di lavoro minorile rientra anche il lavoro di strada. Nelle metropoli asiatiche, latino-americane e africane sempre più spesso i bambini vengono impiegati per raccogliere rifiuti da riciclare. Un’altra forma di schiavitù orribile è rappresentata dalla violenza sui bambini per fini commerciali e sessuali.

L’Unicef stima che oltre 150 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni siano coinvolti nel lavoro minorile, per tale ragione chiede un maggiore impegno per eliminare qualsiasi forma di sfruttamento del mondo dell’infanzia.
È necessario intervenire con urgenza soprattutto nelle aree colpite da conflitti e calamità, perché le guerre e i disastri naturali hanno una ricaduta catastrofica sui bambini i quali vengono immediatamente “reclutati” per ricucire l’economia al collasso e consentire alle comunità in ginocchio almeno di sopravvivere. Nei Paesi del Sud del mondo, l’istruzione, purtroppo, smette di essere una priorità per i minori, perché al di là della frase ad effetto secondo la quale i libri sono cibo per l’anima, bisogna considerare che un bambino ha bisogno di acqua potabile e di cibo per vivere! E così, tristemente, succede che per ogni miniera riempita d’infanzia, c’è una scuola vuota o lontana o peggio ancora distrutta. In altri termini, alla miseria materiale si affiancherà quella educativa.

Ricordiamo che tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 c’è proprio lo sradicamento del lavoro forzato per porre fine alla schiavitù moderna. Ecco, quindi, che il 12 giugno rappresenta un’occasione in più, un momento di riflessione importante per unire governi, organizzazione di imprenditori e lavoratori, la società civile e milioni di persone in tutto il mondo per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione drammatica in cui si trovano i bambini-lavoratori e per individuare le misure più adatte per poterli aiutare.
L’Italia non è del tutto immune da questo problema. E non lo è stato per niente nel nostro recente passato. Lo sapeva bene Giovanni Verga che attraverso Rosso Malpelo denunciò la povertà e lo sfruttamento minorile negli anni in cui il Regno d’Italia si era da poco formato. Lo sapeva bene lo scrittore verista che con le sue inchieste sui “carusi siciliani” diede voce ai bambini sfruttati nelle zolfare, costretti a lavorare nelle miniere per pochi picciuli. E non erano gli anni di quel Medioevo lontanissimo da noi, erano gli anni in cui si stava per tagliare il traguardo del Novecento. Appena ieri nel nostro Paese, era così.

E oggi? L’ossimoro bambini-lavoratori lo associamo solo alla novella e all’inchiesta verghiana o trova ancora riscontro nel reale? Purtroppo, attualmente, sarebbero circa 340 mila i minori sotto i sedici anni costretti a lavorare in Italia, spesso ai limiti dello sfruttamento. Inoltre, data la particolare fascia d’età ciò comporta l’allarmante fenomeno della dispersione scolastica. Secondo Save the Children l’Italia presenta un tasso di dispersione scolastica, 18,2%, che è tra i più elevati d’Europa.
Il CNDDU ci tiene a sottolineare con vigore che l’infanzia e l’adolescenza sono protette dalla Convenzione del 1989 nella quale, in ben 54 articoli, si affermano garanzie di tutela dell’infanzia. Pertanto, dalla giornata celebrativa del 12 giugno deve giungere a tutti l’urgenza di porre fine alla schiavitù minorile.

Il CNDDU invita il mondo della scuola e tutti i nostri lettori a dedicare un momento di attenzione e riflessione ai bambini e agli adolescenti schiavizzati, innocenti vittime di povertà materiale ed educativa. L’Hashtag della giornata celebrativa è #gliocchidimalpelo.
Forse per troppo tempo abbiamo guardato il problema dalla prospettiva sbagliata. Forse siamo stati troppo distanti dalle miniere dei tanti Rosso Malpelo, dalle favelas brasiliane, dalle metropoli asiatiche, latino-americane e africane. Forse dobbiamo fare un passo in più, solo uno, per andare oltre. Per non fermarsi ai capelli rossi, come scrive Sergio Campailla, scrittore, critico letterario e accademico italiano, ma perdersi negli occhi, negli occhi suoi: “gli occhi di Malpelo”.

Rosa Manco