Ragni: «Per le quote degli stranieri stagionali si attinga solo dagli iscritti ai Centri per l’Impiego di FC»

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Si parla con sempre più insistenza della regolarizzazione da parte del governo Pd-M5S di 600 mila stranieri ad oggi irregolari sul territorio nazionale. Il ministro delle politiche agricole, Teresa Bellanova, ha paventato la possibilità di immettere queste persone subito al lavoro nei campi visto il repentino abbandono da parte di molti braccianti dopo l’esplosione dell’emergenza Coronavirus. Chiediamo che gli enti locali si attivino per fare in modo che in agricoltura, come nel settore del turismo, vengano soltanto impiegati – nel caso di manodopera straniera – soltanto coloro che possono vantare già un esperienza di contratto di lavoro con una precedente iscrizione ai Centri per l’impiego o ci si attenga alle quote ed alle liste che annualmente vengono concordate per l’ingresso in Italia di lavoratori stranieri stagionali”: così Fabrizio Ragni, esponente di Fratelli d’Italia in una nota.

Le quote dei flussi stagionali di lavoratori extracomunitari nel 2019 hanno previsto l’ingresso in Italia di 18mila stranieri e di questi 1.730 in Emilia-Romagna e 260 a Forlì-Cesena. “Si parla di maxi sanatoria di stranieri anche in Emilia-Romagna e lo stesso presidente della Regione, Stefano Bonaccini, s’è detto pronto, in base alle scelte del governo, a interloquire con le categorie economiche di riferimento, in agricoltura, commercio e turismo, per immaginare quali risorse mettere in campo. E noi, a proposito di “risorse”, in questo caso di risorse: umane, chiediamo che si privilegino coloro tra gli stranieri che hanno nel corso degli anni instaurato un rapporto di continuità con il datore di lavoro o che si assumono coloro che possano dimostrare di essere stati iscritti ai Centri per l’impiego. Posto che la questione lavoro nei campi e della reperibilità della manodopera italiana è impantanata nelle secche di una valutazione ideologica di una coalizione di governo che privilegia gli stranieri e danneggia gli autonomi (italiani)”: conclude l’esponente di Fratelli d’Italia, citando la casistica che già aveva sollevato in altri suoi interventi precedenti.

I lavoratori stagionali o chi senza ancora il contratto del turismo o dell’agricoltura era stato assunto a gennaio per vedersi fermare un mese dopo sono tra gli esclusi dai 600 euro di bonus per l’emergenza Coronavirus. C’è chi ha aperto la partita Iva pochi mesi prima del lockdown e quindi non può provare il calo del fatturato rispetto all’anno prima, quando era ancora dipendente, così come previsto nei requisiti adottati dal governo Conte. Parliamo di persone, italiani, lavoratori autonomi, oltre che stagionali, che non possono disporre di un sussidio, non hanno diritto allo slittamento della rata del mutuo prima casa, o accedere al prestito da 25mila euro con garanzia statale. Vi sembra giusto? Un’ingiustizia nell’ingiustizia che non bisogna ripetere”: conclude Fabrizio Ragni.