grotte di Castiglione

La data del 2 giugno si avvicina. Una bella iniziativa a livello nazionale è stata avviata in queste ore e prevede per i prossimi giorni il sorvolo di molte città italiane da parte delle Frecce Tricolori dell’Aeronautica Militare Italiana. È un modo davvero nuovo ed eclatante per richiamare l’attenzione su un importante anniversario che, come già detto, non sarà possibile celebrare con la solita ritualità. Nell’itinerario che sto proponendo dei luoghi più rappresentativi del territorio forlivese per far capire da dov’è nata la nostra Repubblica e quanti sacrifici sono stati fatti per costituirla un posto lo merita le grotte di Castiglione.

Nell’estate e autunno del 1944 i nostri cieli erano solcati da altri aerei che riversavano sul territorio sottostante quintali di bombe. Infatti quando i bombardamenti strategici sulle città cominciarono ad avere una frequenza quasi quotidiana si registrò un impulso per la realizzazione di rifugi antiaerei. Il numero maggiore di ricoveri protettivi fu creato nei sotterranei dei palazzi adeguando le cantine o spazi interrati e per indicarne la presenza all’esterno furono tracciate delle R. Ancora oggi è possibile trovare questa scritta sui muri di molte città italiane, compreso la nostra città, com’è stato ben descritto nel libro “I rifugi antiaerei della città di Forlì. Quando la morte venne dal cielo” di Elisa Gianardi e Fabio Blaco, Edit Sapim Editore, 2014, con saggi storici di Mario Proli e Gabriele Zelli. Oltre alle R, che segnalavano l’ingresso, è possibile individuare altri tipi di indicazioni sui muri come le uscite di sicurezza, le prese di aerazione, gli idranti. L’individuazione dei rifugi o la realizzazione, nonché la cura della segnaletica erano delegati all’Unione nazionale protezione antiaerea che localmente si occupava anche di gestire l’afflusso nei rifugi e le operazioni di soccorso.

I rifugi realizzati nei sotterranei dei palazzi erano più adatti a proteggere dai mitragliamenti e dagli spezzonamenti e non per proteggere da bombe che, nel caso avessero centrato direttamente l’edificio poteva capitare che facessero crollare il palazzo, seppellendo i rifugiati. I rifugi in galleria e gli altri tipi di rifugi, realizzati in spazi esterni, proteggevano maggiormente dal pericolo delle bombe.
Ovunque si cercarono altre soluzioni più o meno efficaci, come, ad esempio, nella zona di Castiglione, nella collina tra Forlì e Faenza. Quando verso la fine dell’estate del 1944, al sopraggiungere del fronte, l’esercito tedesco in ritirata requisiva tutti gli edifici pubblici e privati per allestirvi punti di osservazione, postazioni contraeree e di artiglieria e contrastare, così, l’avanzata alleata. A Castiglione gran parte degli abitanti abbandonarono le proprie case e tentarono di trovare rifugio lungo il rio Cosina, utilizzando i particolari affioramenti di roccia gialla di cui la zona era ricca. La caratteristica dell’arenaria, per lo più sabbiosa e poco cementata, permise di scavare in poco tempo decine di grotte, sostenute da robuste architravi anticrollo là dove la roccia presentava strati particolarmente compatti. Dallo scavo principale, costruito a staffa di cavallo e con due aperture verso l’esterno per garantire una via d’uscita, partivano delle cavità laterali a fondo cieco che ospitavano singole famiglie, mentre il corridoio centrale era costellato di piccole nicchie per le lucerne, mensole, fori e ganci per rendere confortevoli i rifugi. Decine di civili, provenienti anche dalle località vicine di Forlì e Faenza, utilizzarono queste grotte fin dopo il passaggio del fronte nel novembre del 1944: erano sinistrati che avevano avuto la propria casa distrutta dai bombardamenti o sfollati che vivevano nell’incertezza sulle sorti del conflitto, che si concluse definitivamente nel maggio 1945.

Abbandonate con la fine del conflitto e dimenticate per sessant’anni, nel 2004 in occasione di alcuni sopralluoghi per definire l’istruttoria di una pratica per l’avvio di un’attività estrattiva, presentata dalla proprietà del terreno, gli abitanti della zona hanno ricordato ai tecnici dell’Ufficio geologico del Comune di Forlì l’esistenza delle grotte e la necessità di non cancellare una traccia così suggestiva e importante per la memoria storica di quel territorio. Per scongiurare questo pericolo, nel febbraio del 2006 si è costituita l’Associazione culturale “Amici di Castiglione”, che fin da subito, per sensibilizzare adulti e ragazzi nei confronti della realtà storico-naturalistica delle grotte, ha indetto conferenze presso diverse circoscrizioni e tenuto lezioni in alcune scuole elementari e medie forlivesi, oltre a diverse altre iniziative pubbliche e la pubblicazione di alcuni libri (www.castiglione.biz). Nel 2007 si tenne un importante e partecipato convegno, oltre a una bella mostra, nel Salone Comunale dal titolo “Colline di sabbia. Un viaggio fra storia e natura alla scoperta delle alture forlivesi”, che ebbi l’onore di aprire con una relazione che poi è confluita nell’omonima pubblicazione a cura del Comune di Forlì e dell’Associazione Culturale “Amici di Castiglione”, Orazio Fabbri editore, 2009. Furono tutte iniziative che contribuirono a sostenere l’attività del neonato sodalizio e a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di acquisire al patrimonio pubblico la zona delle grotte e valorizzarla sia sul piano storico sia su quello naturalistico.

Purtroppo il generoso impegno dell’Associazione non è ancora riuscito nell’intento di base per difficoltà di diversa natura, inoltre perché l’area essendo di proprietà privata occorre confrontarsi con chi ne detiene l’utilizzo (nel corso degli ultimi tempi è fra l’altro subentrato un nuovo proprietario). Perché non ridare energia al progetto? Certo nei prossimi mesi saranno altri gli obiettivi prioritari, ma non va dimenticato che in quelle grotte hanno vissuto concittadini in una situazione primordiale prima di poter rientrare nelle proprie case per ricostruire praticamente da zero la propria vita.
La prossima tappa ci porterà a Biserno di Santa Sofia, non territorio del Comune di Forlì, ma strettamente legato ad esso e a tutta la Romagna per quanto avvenne dal settembre 1943 alla Liberazione.

Gabriele Zelli

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.